La Venere di Botticelli aveva un tumore?

Ultimo aggiornamento: 28 settembre 2026

La Venere di Botticelli aveva un tumore?

Un gruppo di scienziati sostiene che la protagonista di alcuni quadri di Sandro Botticelli avesse segni compatibili con un adenoma pituitario e le sue complicanze.

Un gruppo di scienziati sostiene che la protagonista di alcuni quadri di Sandro Botticelli avesse segni compatibili con un adenoma pituitario e le sue complicanze.

Per cinque secoli, la causa della morte di Simonetta Cattaneo Vespucci, la donna che si ritiene abbia ispirato il volto della Venere nel celebre quadro “Nascita di Venere” di Sandro Botticelli, è stata data quasi per scontata. Molti esperti hanno parlato di tubercolosi, una malattia infettiva molto comune e al tempo incurabile, che colpiva e uccideva tanti giovani uomini e donne del Rinascimento. Di recente, però, un gruppo di ricercatori ha proposto una spiegazione diversa: un adenoma ipofisario, cioè un tumore poco frequente che nasce dall’ipofisi, sfociato in apoplessia pituitaria, una sindrome clinica rara ma potenzialmente letale.

Per cinque secoli, la causa della morte di Simonetta Cattaneo Vespucci, la donna che si ritiene abbia ispirato il volto della Venere nel celebre quadro “Nascita di Venere” di Sandro Botticelli, è stata data quasi per scontata. Molti esperti hanno parlato di tubercolosi, una malattia infettiva molto comune e al tempo incurabile, che colpiva e uccideva tanti giovani uomini e donne del Rinascimento. Di recente, però, un gruppo di ricercatori ha proposto una spiegazione diversa: un adenoma ipofisario, cioè un tumore poco frequente che nasce dall’ipofisi, sfociato in apoplessia pituitaria, una sindrome clinica rara ma potenzialmente letale.

L’adenoma ipofisario: cos’è, quali sono i sintomi e come si cura

L’adenoma ipofisario è un tumore generalmente benigno che origina dall’ipofisi, una piccola ghiandola situata alla base del cervello e responsabile della produzione di numerosi ormoni che regolano crescita, metabolismo, fertilità e altre funzioni dell’organismo. In alcuni casi, l’adenoma non causa sintomi. In altri, invece, può dare sintomi caratteristici, a seconda degli ormoni che produce in eccesso, come alterazioni del ciclo mestruale, infertilità, galattorrea (cioè produzione di latte) e acromegalia, una condizione che si manifesta con un progressivo ingrossamento delle estremità e dei tratti del volto. Se il tumore aumenta di dimensioni, può comprimere le strutture vicine, causando mal di testa, disturbi della vista e alterazioni della funzione ipofisaria.

Oggi la diagnosi si basa soprattutto sui risultati della risonanza magnetica e di esami ormonali, mentre il trattamento, a seconda dei casi, può comprendere terapie a base di farmaci, chirurgia e radioterapia. Grazie a queste possibilità terapeutiche, la maggior parte dei pazienti ha una prognosi favorevole e le complicanze più gravi sono rare.

L’adenoma ipofisario: cos’è, quali sono i sintomi e come si cura

L’adenoma ipofisario è un tumore generalmente benigno che origina dall’ipofisi, una piccola ghiandola situata alla base del cervello e responsabile della produzione di numerosi ormoni che regolano crescita, metabolismo, fertilità e altre funzioni dell’organismo. In alcuni casi, l’adenoma non causa sintomi. In altri, invece, può dare sintomi caratteristici, a seconda degli ormoni che produce in eccesso, come alterazioni del ciclo mestruale, infertilità, galattorrea (cioè produzione di latte) e acromegalia, una condizione che si manifesta con un progressivo ingrossamento delle estremità e dei tratti del volto. Se il tumore aumenta di dimensioni, può comprimere le strutture vicine, causando mal di testa, disturbi della vista e alterazioni della funzione ipofisaria.

Oggi la diagnosi si basa soprattutto sui risultati della risonanza magnetica e di esami ormonali, mentre il trattamento, a seconda dei casi, può comprendere terapie a base di farmaci, chirurgia e radioterapia. Grazie a queste possibilità terapeutiche, la maggior parte dei pazienti ha una prognosi favorevole e le complicanze più gravi sono rare.

Una musa, un mistero

Simonetta Cattaneo nacque in Liguria nel 1453 e a 16 anni sposò Marco Vespucci, cugino del navigatore Amerigo, entrando così nell’alta società fiorentina. Secondo la tradizione, prestò il volto a diverse opere di Botticelli, compresa la celebre Venere che nasce dalle onde. Morì nel 1476, a soli 23 anni, lasciando una traccia nell’arte ben più duratura della sua breve vita.

L’idea che la tubercolosi non fosse stata la causa di morte di Simonetta Vespucci risale al 2019. sulla rivista Endocrine Practice, Paolo Pozzilli, del Campus biomedico di Roma, insieme ad alcuni colleghi ha proposto che la donna fosse stata colpita da adenoma ipofisario. Si sono basati sui diversi ritratti di Simonetta attraverso gli anni come una sorta di diario visivo dei cambiamenti del suo volto. Con un algoritmo di riconoscimento facciale hanno studiato i tratti di Simonetta in 5 dipinti attribuiti all’artista, rilevando variazioni progressive della mandibola, dell’arcata sopraccigliare e dei tessuti molli del viso, compatibili con un adenoma secernente ormone della crescita e prolattina.

Un dettaglio in particolare ha colpito gli autori: in “Ritratto allegorico di donna” la figura, identificata come Simonetta, ha un filo di latte che scende dal seno. È un’immagine sorprendente per una donna che, stando alle fonti, non ebbe mai figli. La galattorrea, cioè la secrezione di latte non legata all’allattamento, è un sintomo classico dell’eccesso di un ormone chiamato prolattina.

Anche lo strabismo di Simonetta, visibile in più ritratti, viene citato come possibile segno della malattia: una conseguenza della compressione dei nervi oculari da parte della massa in espansione. Tuttavia, non è chiaro se lo strabismo fosse davvero una caratteristica di Simonetta o piuttosto un tratto attribuito alla dea Venere (da cui il detto “strabismo di Venere”). Gli autori sono stati espliciti su questo e altri limiti di quel primo articolo.

Una musa, un mistero

Simonetta Cattaneo nacque in Liguria nel 1453 e a 16 anni sposò Marco Vespucci, cugino del navigatore Amerigo, entrando così nell’alta società fiorentina. Secondo la tradizione, prestò il volto a diverse opere di Botticelli, compresa la celebre Venere che nasce dalle onde. Morì nel 1476, a soli 23 anni, lasciando una traccia nell’arte ben più duratura della sua breve vita.

L’idea che la tubercolosi non fosse stata la causa di morte di Simonetta Vespucci risale al 2019. sulla rivista Endocrine Practice, Paolo Pozzilli, del Campus biomedico di Roma, insieme ad alcuni colleghi ha proposto che la donna fosse stata colpita da adenoma ipofisario. Si sono basati sui diversi ritratti di Simonetta attraverso gli anni come una sorta di diario visivo dei cambiamenti del suo volto. Con un algoritmo di riconoscimento facciale hanno studiato i tratti di Simonetta in 5 dipinti attribuiti all’artista, rilevando variazioni progressive della mandibola, dell’arcata sopraccigliare e dei tessuti molli del viso, compatibili con un adenoma secernente ormone della crescita e prolattina.

Un dettaglio in particolare ha colpito gli autori: in “Ritratto allegorico di donna” la figura, identificata come Simonetta, ha un filo di latte che scende dal seno. È un’immagine sorprendente per una donna che, stando alle fonti, non ebbe mai figli. La galattorrea, cioè la secrezione di latte non legata all’allattamento, è un sintomo classico dell’eccesso di un ormone chiamato prolattina.

Anche lo strabismo di Simonetta, visibile in più ritratti, viene citato come possibile segno della malattia: una conseguenza della compressione dei nervi oculari da parte della massa in espansione. Tuttavia, non è chiaro se lo strabismo fosse davvero una caratteristica di Simonetta o piuttosto un tratto attribuito alla dea Venere (da cui il detto “strabismo di Venere”). Gli autori sono stati espliciti su questo e altri limiti di quel primo articolo.

Il nuovo studio: come sarebbe morta davvero Simonetta Vespucci

A distanza di 7 anni, nel 2026, lo stesso gruppo ha pubblicato un nuovo articolo, sulla rivista Endocrinology, Diabetes & Metabolism, la cui prima autrice è Domiziana Nardelli. Nell’articolo i ricercatori sono andati oltre l’ipotesi diagnostica e hanno provato a ricostruire la possibile dinamica della morte della giovane donna. La tesi centrale è che Simonetta non sia morta per le conseguenze della tubercolosi, ma per un evento acuto associato al tumore: l’apoplessia ipofisaria, un’emergenza medica in cui l’adenoma sanguina o si espande rapidamente, comprimendo le strutture circostanti fino al collasso.

Sono tre gli elementi su cui si basa la possibile ricostruzione:

  • i cambiamenti progressivi del volto nei ritratti indicherebbero un tumore in crescita lenta nel corso di anni;
  • le lettere fra Piero Vespucci e Lorenzo de’ Medici raccontano che la donna, durante un ballo, ebbe una copiosa epistassi, una perdita di sangue dal naso, seguita da giorni a letto con rinorrea (la produzione eccessiva di liquidi dal naso), insieme a cefalee debilitanti, confusione, episodi allucinatori, vomito e febbre alta. Gli autori hanno giudicato questi sintomi coerenti con l’espansione dell’adenoma attraverso il seno sfenoidale e le cavità nasali. Significativa è anche la mancanza di un sintomo: le fonti non riportano disturbi della vista, il segno di una crescita orientata soprattutto verso il naso e il seno sfenoidale, nella parte posteriore delle cavità nasali;
  • nei mesi precedenti ci sarebbero stati due possibili fattori scatenanti: le vigorose “alte danze” rinascimentali, i cui salti ripetuti potrebbero aver sollecitato una massa già ingrossata, e un controverso incontro con Alfonso II d’Aragona, duca di Calabria, descritto come un uomo dai costumi brutali che l’avrebbe aggredita. Gli stessi autori riconoscono tuttavia l’incertezza storica di questo episodio, includendolo solo come possibile fattore di stress aggiuntivo.

Il nuovo studio: come sarebbe morta davvero Simonetta Vespucci

A distanza di 7 anni, nel 2026, lo stesso gruppo ha pubblicato un nuovo articolo, sulla rivista Endocrinology, Diabetes & Metabolism, la cui prima autrice è Domiziana Nardelli. Nell’articolo i ricercatori sono andati oltre l’ipotesi diagnostica e hanno provato a ricostruire la possibile dinamica della morte della giovane donna. La tesi centrale è che Simonetta non sia morta per le conseguenze della tubercolosi, ma per un evento acuto associato al tumore: l’apoplessia ipofisaria, un’emergenza medica in cui l’adenoma sanguina o si espande rapidamente, comprimendo le strutture circostanti fino al collasso.

Sono tre gli elementi su cui si basa la possibile ricostruzione:

  • i cambiamenti progressivi del volto nei ritratti indicherebbero un tumore in crescita lenta nel corso di anni;
  • le lettere fra Piero Vespucci e Lorenzo de’ Medici raccontano che la donna, durante un ballo, ebbe una copiosa epistassi, una perdita di sangue dal naso, seguita da giorni a letto con rinorrea (la produzione eccessiva di liquidi dal naso), insieme a cefalee debilitanti, confusione, episodi allucinatori, vomito e febbre alta. Gli autori hanno giudicato questi sintomi coerenti con l’espansione dell’adenoma attraverso il seno sfenoidale e le cavità nasali. Significativa è anche la mancanza di un sintomo: le fonti non riportano disturbi della vista, il segno di una crescita orientata soprattutto verso il naso e il seno sfenoidale, nella parte posteriore delle cavità nasali;
  • nei mesi precedenti ci sarebbero stati due possibili fattori scatenanti: le vigorose “alte danze” rinascimentali, i cui salti ripetuti potrebbero aver sollecitato una massa già ingrossata, e un controverso incontro con Alfonso II d’Aragona, duca di Calabria, descritto come un uomo dai costumi brutali che l’avrebbe aggredita. Gli stessi autori riconoscono tuttavia l’incertezza storica di questo episodio, includendolo solo come possibile fattore di stress aggiuntivo.

Solo un’ipotesi

Non esistono resti biologici di Simonetta, né la possibilità di un esame diretto o conferma istologica, ma solo dipinti, lettere d’epoca e un ragionamento clinico applicato a oltre cinque secoli di distanza. Non è dunque una diagnosi retrospettiva certa, ma una ricostruzione plausibile in cui sono state integrate fonti storiche, artistiche e medicina moderna.

La duplice natura dell’adenoma ipofisario, subdolo nella crescita e potenzialmente fulminante nella complicanza emorragica, fa di questi tumori un capitolo importante dell’endocrinologia contemporanea, per cui la vicenda di Simonetta Vespucci offre solo un antico e affascinante spunto. Per fortuna, i casi così eclatanti sono rari nella letteratura medica recente, grazie all’utilizzo di esami e tecniche di imaging, che consentono la diagnosi e il trattamento nelle fasi iniziali.

Solo un’ipotesi

Non esistono resti biologici di Simonetta, né la possibilità di un esame diretto o conferma istologica, ma solo dipinti, lettere d’epoca e un ragionamento clinico applicato a oltre cinque secoli di distanza. Non è dunque una diagnosi retrospettiva certa, ma una ricostruzione plausibile in cui sono state integrate fonti storiche, artistiche e medicina moderna.

La duplice natura dell’adenoma ipofisario, subdolo nella crescita e potenzialmente fulminante nella complicanza emorragica, fa di questi tumori un capitolo importante dell’endocrinologia contemporanea, per cui la vicenda di Simonetta Vespucci offre solo un antico e affascinante spunto. Per fortuna, i casi così eclatanti sono rari nella letteratura medica recente, grazie all’utilizzo di esami e tecniche di imaging, che consentono la diagnosi e il trattamento nelle fasi iniziali.

Referenze

Referenze

  • Rachele Mazzaracca

    Dopo la laurea in Biotecnologie presso l’Università degli Studi di Trieste, ha conseguito il Master in Comunicazione della Scienza presso la Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (SISSA). Giornalista iscritta all’Ordine dei Giornalisti del Friuli Venezia Giulia, si occupa di comunicazione scientifica dal 2018 come libera professionista. È specializzata in terapie avanzate, innovazione biomedica e ricerca clinica, con particolare attenzione a terapie geniche e cellulari, malattie rare, oncologia, digital health e aspetti etici e regolatori dell’innovazione in medicina. Collabora con Osservatorio Terapie Avanzate, dove cura la produzione e revisione di contenuti giornalistici e divulgativi, la gestione editoriale del sito e della newsletter. Collabora inoltre con Osservatorio Malattie Rare, Osservatorio Screening Neonatale e con enti, istituzioni e testate scientifiche nazionali, tra cui Epidemiologia&Prevenzione. Affianca all’attività editoriale la comunicazione istituzionale e l’organizzazione di eventi scientifici. È vicepresidente dell’Associazione culturale Kaleidoscienza, impegnata nella divulgazione scientifica rivolta a bambini e ragazzi.