Ultimo aggiornamento: 13 gennaio 2026

Riccardo Di Deo, comunicatore scientifico di AIRC, analizza luci e ombre del nuovo modello alimentare statunitense e il confronto con le linee guida italiane.
Negli Stati Uniti è stata recentemente proposta una revisione delle linee guida alimentari: la celebre piramide nutrizionale, per decenni punto di riferimento per una dieta equilibrata, è stata “rovesciata”. Infatti, l’indicazione tradizionale prevede che alla base, da consumare più frequentemente, ci siano acqua, frutta, verdura e cereali integrali, poi latticini, frutta secca e legumi con frequenza variabile, e al vertice in alto, da consumare saltuariamente, carne rossa, salumi e dolci. La nuova versione statunitense, invece, ora pone nella parte più larga della piramide alimenti fonti di proteine e grassi, latticini, accanto a frutta e verdura, e al vertice i carboidrati.
Il messaggio chiave è: “eat real food”, privilegiare alimenti freschi e nutrienti, riducendo drasticamente i prodotti ultraprocessati. Questo modello vorrebbe contrastare la preoccupante situazione sanitaria statunitense: circa 2 adulti su 5 sono obesi e sono molto diffuse anche altre malattie croniche legate a un’alimentazione poco salutare. Tuttavia, questa rappresentazione grafica e le scelte nutrizionali sottostanti hanno sollevato dubbi tra gli esperti: è davvero un passo avanti o rischia di creare confusione?
Per approfondire, abbiamo intervistato Riccardo Di Deo, comunicatore scientifico di AIRC, che ci aiuta a capire punti di forza e criticità di questo nuovo approccio.
“Le differenze sono significative. Negli Stati Uniti il fabbisogno proteico proposto è più elevato (1,2-1,6 g/kg di peso corporeo contro almeno 0,9 g/kg in Italia), i carboidrati sono ridotti al 40-50% rispetto al 55-60% delle nostre linee guida, e i latticini hanno un ruolo centrale. Inoltre, in Europa si promuove un modello prevalentemente vegetale e c’è attenzione alla sostenibilità ambientale, un aspetto carente nelle linee guida statunitensi.”
“Il contesto statunitense è diverso dal nostro. Ci sono alti tassi di sovrappeso e obesità: complessivamente, ne sono colpite quasi 3 persone su 4. E sono diffusissimi altri disturbi associati a diete ricche di zuccheri e cibi ultraprocessati, come la sindrome metabolica e il diabete di tipo 2. Da qui il dito puntato contro cibi ultraprocessati e zuccheri, che si traduce nel messaggio ‘eat real food’. Quindi, è un’indicazione condivisibile. Invece, l’infografica a forma di ‘piramide rovesciata’ appare ambigua e fuorviante. Non trasmette chiaramente le priorità nutrizionali, e il rischio è che il consumatore interpreti male le porzioni e le frequenze di consumo.”
“Il modello statunitense mette tutte le fonti proteiche sullo stesso piano. Questo può generare confusione. Carne rossa, pesce e legumi hanno profili nutrizionali e impatti ambientali molto diversi. In Europa si raccomanda di variare, preferendo fonti vegetali e pesce, mentre si sottolinea che la carne rossa va consumata saltuariamente, anche perché è considerata un cancerogeno certo se non viene assunta con molta moderazione. Inoltre, la nuova piramide affianca olio extravergine d’oliva, una fonte di grassi insaturi, a burro e sego bovino, che consiste invece in grassi saturi e quindi meno salutari. Anche se le nuove linee guida statunitensi fissano un limite del 10% delle calorie giornaliere dai grassi saturi, la piramide alimentare europea è più chiara: privilegiare olio EVO e ridurre i grassi saturi.”
“I legumi non vengono valorizzati dal modello. Dal momento che assumerli favorisce la salute metabolica, la mancata distinzione tra fonti di proteine animali e vegetali indebolisce il messaggio di varietà e qualità nutrizionale. Invece, il ruolo centrale dato a latte, latticini e formaggi, questi ultimi spesso ricchi di grassi oltre che di proteine, può contribuire a portare a un eccesso di grassi saturi nella dieta quotidiana. In sintesi, la nuova piramide statunitense nasce dall’urgenza di affrontare una crisi sanitaria e l’invito a ‘mangiare cibo vero’, limitare cibi altamente lavorati e zuccheri è un segnale positivo. Tuttavia, la rappresentazione grafica e alcune scelte, come l’assenza di attenzione alla sostenibilità, rischiano di semplificare troppo un tema complesso. Le linee guida italiane, basate sul modello mediterraneo, continuano a puntare su varietà e equilibrio, integrando anche la dimensione ambientale.”
Redazione