Come i tumori “rubano” per vivere

Ultimo aggiornamento: 10 agosto 2026

Come i tumori “rubano” per vivere

Sottrarre mitocondri dalle cellule immunitarie è uno dei meccanismi grazie ai quali i tumori proliferano e formano metastasi. Conoscere meglio il fenomeno potrebbe portare a nuove prospettive di cura.

Le cellule tumorali sono contraddistinte da una proliferazione rapida e intensa, per cui hanno bisogno di molte risorse. Per ottenerle, competono con il resto dell’organismo, e tra le strategie utilizzate, vi è anche la capacità di sottrarre alle cellule sane varie componenti e organelli, che permettono loro di crescere e modificare l’ambiente circostante più velocemente e a proprio vantaggio. Uno dei meccanismi utilizzati è il trasferimento dei mitocondri, tra i più studiati e conosciuti dalla comunità scientifica. Le cellule neoplastiche prendono dalle cellule circostanti alcuni mitocondri, che sono necessari per la respirazione e i bisogni energetici delle cellule, e in tal modo non solo modificano il proprio metabolismo, ma inibiscono anche l’attività del sistema immunitario. Grazie ai risultati di un recente studio, pubblicati a febbraio 2026 sulla rivista Cell Metabolism, ora sappiamo che tale fenomeno è molto comune, coinvolge diversi tipi di cellule immunitarie e favorisce persino la formazione di metastasi nei linfonodi.

Donare o rubare

Il trasferimento mitocondriale è un meccanismo fisiologico: permette alle cellule di comunicare tra loro. I mitocondri vengono spostati da una cellula all’altra in vari modi: vengono impacchettati e spediti all’interno di vescicole o trasportati all’interno di appositi canali. Il motivo per cui questo meccanismo è così comune è che è vantaggioso per molti tipi di cellule, e non soltanto per quelle tumorali.

Condividere i mitocondri può aiutare a rigenerare e recuperare tessuti danneggiati da una ferita o una patologia. Altrimenti, può aumentare la produzione di energia quando ce n’è particolare bisogno, come per i neuroni, che ne consumano molta, soprattutto durante la fase di crescita e di sviluppo del cervello. Più in generale, acquisire nuovi mitocondri permette a una cellula di attivare nuove vie di segnalazione e modificare il proprio metabolismo.

Il trasferimento dei mitocondri si può considerare come un “dono” quando migliora nel complesso le condizioni di salute delle cellule e dell’intero organismo e come un “furto” quando viene sfruttato dalle cellule tumorali per resistere alle terapie ed evitare l’azione antitumorale del sistema immunitario.

In realtà, in quest’ultimo caso i trasferimenti avvengono in modo bidirezionale: da un lato le cellule tumorali indeboliscono le cellule sane, tra cui linfociti T e altre cellule immuni, sottraendo loro i mitocondri. Ma dall’altro lato possono anche consegnare mitocondri danneggiati alle cellule del sistema immunitario, alterandone il funzionamento.

Bloccare una strategia doppia

Negli ultimi 20 anni circa abbiamo imparato a conoscere meglio questo fenomeno e le sue sfumature. Grazie, per esempio, all’uso di marcatori colorati e di tecniche di sequenziamento, i ricercatori sono riusciti a individuare tracce molecolari di tali trasferimenti e capire quali cellule consegnano e ricevono i mitocondri. Tuttavia, rimangono incertezze sull’entità della diffusione del fenomeno, su ciò che avviene in condizioni di vita reale (cioè al di fuori del laboratorio) e sui meccanismi di funzionamento. Queste informazioni sono importanti anche per poter sviluppare eventuali nuove terapie antitumorali.

Di recente, i risultati di un gruppo di ricerca guidato da Derick Okwan-Duodu, dell’Università di Standford, negli Stati Uniti, hanno permesso di fare un passo avanti in questa direzione. In animali di laboratorio, ricercatrici e ricercatori hanno cercato di comprendere meglio come le cellule tumorali usano il trasferimento dei mitocondri in modo da evitare la risposta antineoplastica del sistema immunitario. A tale scopo hanno studiato diversi sistemi sperimentali di tumore, compresi quelli del seno, del colon-retto e il melanoma.

In tutti i tipi di neoplasia considerate le cellule tumorali sono riuscite a sottrarre i mitocondri ai linfociti T citotossici, Natural Killer e altri tipi di cellule immunitarie, e così a cambiare il loro funzionamento. Dopo aver perso parte dei mitocondri, queste cellule sono state meno in grado di difendere l’organismo dai tumori. A seconda dei casi, le cellule del sistema immunitario producevano meno strumenti citotossici fondamentali per attaccare il tumore o attivavano meccanismi di autoregolazione che bloccavano la loro stessa attività, come PD-1 e PD-L1.

Allo stesso tempo, le cellule tumorali erano avvantaggiate nella loro crescita. Dopo aver acquisito i mitocondri, si attivava in loro la via molecolare cGAS/STING, che a sua volta favoriva la formazione di metastasi nei linfonodi circostanti. Con il trasferimento dei mitocondri, il tumore era dunque in grado sia di indebolire il sistema immunitario, sia di promuovere la propria diffusione.

La scoperta ha permesso anche di individuare una nuova vulnerabilità delle cellule tumorali. In esperimenti di laboratorio, il gruppo di ricerca ha bloccato la via di segnalazione di cGAS/STING, riducendo così la capacità delle cellule tumorali di formare metastasi, aprendo la strada a nuove prospettive terapeutiche da approfondire con ulteriori studi.

Verso nuove cure?

Sono diversi i gruppi di ricerca che stanno valutando nuovi modi per interferire con il trasferimento dei mitocondri a fini terapeutici. Tra i vari approcci in corso di sperimentazione, si è provato a prevenire il fenomeno inibendo la formazione delle vescicole o dei canali necessari per lo spostamento dei mitocondri. Altri gruppi stanno invece studiando i sistemi con cui le cellule tumorali “derubano” altri tipi di cellule. Per esempio, due recenti studi riportati sul sito del World Cancer Research Fund hanno permesso di stabilire che le cellule del tumore al seno riescono ad accaparrarsi gli adipociti presenti tra le cellule sane del polmone, e che bloccare questo meccanismo può contrastare la crescita della malattia.

Anche la “donazione” dei mitocondri può essere sfruttata a livello terapeutico, come ha mostrato una ricerca condotta da Michael A Teitell dell’Università della California a Los Angeles, negli Stati Uniti, pubblicati a luglio 2026 sulla rivista Stem Cells. Trasferire, o “donare”, i mitocondri alle cellule danneggiate può infatti aiutare a recuperare i tessuti e a ristabilire l’attività di un sistema immunitario compromesso, anche nel contesto dei tumori.

Gli approcci di cura che interferiscono con i “furti” dei mitocondri sono ancora in una fase iniziale di ricerca in laboratorio, mentre alcuni di quelli basati sul “dono” sono già entrati in sperimentazioni cliniche e il loro utilizzo sui pazienti potrebbe essere più vicino nel tempo.

Referenze

  • Camilla Fiz

    Scrive e svolge attività di ricerca nell’ambito della comunicazione della scienza. Proviene da una formazione in comunicazione della scienza alla SISSA di Trieste, in biotecnologie molecolari all’Università degli studi di Torino e in pianoforte al Conservatorio Giuseppe Verdi della stessa città. Oggi è PhD student in Science, Technology, Innovation and Media studies presso l’Università di Padova e collabora con diversi enti esterni. Il suo sito: https://camillafiz.wordpress.com/