Alcol e cancro: oltre 9.000 tumori evitabili con politiche efficaci nell’UE

Ultimo aggiornamento: 24 agosto 2026

Alcol e cancro: oltre 9.000 tumori evitabili con politiche efficaci nell’UE

Studi recenti confermano che non esiste una soglia di alcol innocua per la salute e che misure di controllo dell’alcol, come tasse più alte e limiti alla pubblicità, potrebbero prevenire migliaia di diagnosi di cancro ogni anno associate al consumo di alcolici nell’Unione europea.

Soltanto nel 2022 sono state oltre 146.000 le diagnosi di tumore attribuibili al consumo di alcol in Europa. Si tratta di circa il 16% dei casi di cancro di colon-retto, fegato, cavità orale, faringe, laringe, esofago e seno, ovvero delle 7 sedi per cui il nesso causale con l’alcol è ormai consolidato. Ma si potrebbe evitare una parte rilevante di questi casi e delle relative morti con politiche pubbliche di controllo dell’alcol. È quanto emerge dai risultati del primo studio sul tema, svolto da Daniela Correia, epidemiologa dell’Università di Porto in Portogallo, e altri ricercatori europei. I risultati sono stati pubblicati ad agosto 2026 sulla rivista The Lancet Regional Health Europe.

L’impatto significativo delle politiche di controllo

A partire da dati di 27 Paesi dell’Unione europea, il gruppo di ricerca ha simulato l’impatto di 4 misure di controllo dell’alcol già sperimentate in alcuni Paesi europei e riconosciute come efficaci dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC). Si tratta dell’aumento delle accise sui prodotti alcolici, del divieto di vendita la domenica, del divieto nazionale di pubblicità degli alcolici e di una politica con un misto di questi provvedimenti. Per ciascuno scenario, i ricercatori hanno valutato le variazioni di consumo di alcol attese al 2012 e hanno ipotizzato un periodo di 10 anni per lo sviluppo di un tumore associato a tale consumo. Quindi, hanno stimato quanti casi di cancro sarebbero stati evitati entro il 2022.

 

Il risultato più netto riguarda la politica integrata, ispirata alle misure adottate in Lituania, corrispondenti all’insieme delle azioni citate. Secondo i dati dello studio, questa politica in Europa avrebbe potuto prevenire oltre 9.200 casi di cancro, ovvero circa il 6,5% di quelli attribuibili all’alcol. Il secondo intervento più efficace sarebbe stato l’aumento delle accise, capace da solo di evitare quasi 8.400 diagnosi (il 5,9% circa), mentre il divieto di pubblicità ne avrebbe scongiurate circa 6.400 (il 4,5%) e la chiusura domenicale dei punti vendita 5.491 (il 3,8%). In tutti gli scenari i benefici maggiori si concentrano su due sedi tumorali in particolare: il cancro al seno femminile e il cancro dell’esofago. Gli autori sono netti nelle conclusioni: le politiche sull’alcol a livello di popolazione restano uno strumento di prevenzione oncologica largamente sottoutilizzato, che andrebbe integrato in modo sistematico nei piani di controllo del cancro, sia a livello europeo sia nei singoli Paesi membri.

 

“Il consumo di alcol è notevolmente diminuito negli ultimi decenni in Italia, diversamente dagli aumenti osservati in Nord e Centro Europa” ha commentato Carlo La Vecchia, epidemiologo dell’Università degli studi di Milano. Ma ha aggiunto: “Ciononostante, il consumo di alcol resta la quarta causa di morte per tumore in Italia, dopo tabacco, infezioni e sovrappeso e obesità. Resta quindi ancora molto spazio per interventi di prevenzione a livello di popolazione”.

Nessuna soglia è davvero sicura

Rafforzano l’importanza di questi provvedimenti i dati emersi da uno studio canadese, pubblicati a giugno 2026 sul Journal of Studies on Alcohol and Drugs. I ricercatori, guidati da Kevin Shield dell’Università di Toronto e del Centre for Addiction and Mental Health della stessa città, hanno stimato il rischio di mortalità e morbilità legato al consumo di alcol. I ricercatori hanno in particolare utilizzato un metodo statistico costruito mettendo insieme dati statunitensi provenienti da indagini sanitarie nazionali, censimenti e registri di mortalità. Hanno così stimato il rischio di malattia e morte associato a diversi livelli di consumo di alcol lungo l’intero arco della vita, calcolato sul consumo medio settimanale.

 

Le conclusioni confermano che a bassi livelli di assunzione non si osserva alcun effetto protettivo netto sulla salute, neppure alle quantità minori. Il rischio di mortalità attribuibile all’alcol supera la soglia di 1 su 1.000 già per un consumo di circa 6,5 bicchieri a settimana negli uomini e 7 nelle donne. Oltre gli 8,5 bicchieri settimanali, per entrambi i sessi, il rischio sale sopra 1 su 100. E a 14 bicchieri a settimana, il limite superiore indicato dalle precedenti linee guida dietetiche statunitensi per gli uomini, il rischio di morte per cause legate all’alcol arriva a 1 su 25, cioè il 4%. Anche le modalità di consumo contano: superare un bicchiere per singola occasione è associato a un rischio crescente di cancro al seno, malattie cardiovascolari e altre lesioni.

Un esempio dalla Norvegia

Sulle pagine della rivista The Lancet il Direttore generale dell’Ufficio europeo dell’OMS, Hans Kluge, ha osservato che leader politici e sanitari dispongono già delle conoscenze e degli strumenti necessari per ridurre la morbilità e la mortalità legate alle malattie del fegato, notoriamente favorite dal consumo di alcol. La sfida, secondo Kluge, è tutta nell’attuazione, in un momento segnato da instabilità geopolitica, vincoli economici legati all’aumento della spesa per la sicurezza, cambiamenti climatici e trasformazioni demografiche. Il costo della vita elevato rende difficile per molti governi giustificare politiche di tassazione su alcol e alimenti non salutari, mentre gli interessi commerciali e i cicli politici brevi complicano ulteriormente la messa in pratica di misure efficaci.

Si tratta di un passo complicato, ma non impossibile: la Norvegia ne è un esempio, con la legge approvata nel 2025 che limita la pubblicità di alimenti non salutari rivolta ai bambini, inclusi bevande alcoliche, bevande zuccherate come i succhi di frutta, alimenti dolci come torte e biscotti, barrette energetiche ed energy drink.

Referenze

  • Cristina Da Rold

    Cristina Da Rold (Belluno, 1988) è data-journalist dal 2012. Si occupa di sanità con approccio data-driven, principalmente su Infodata – Il Sole 24 Ore Le Scienze. Scrive prevalentemente di disuguaglianze sociali, epidemiologia e nuove tecnologie in medicina. Consulente e formatrice nell’ambito della comunicazione sanitaria digitale, dal 2015 è consulente per la comunicazione/social media presso l’Ufficio italiano dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e dal 2021 anche presso la Fondazione Pezcoller per la ricerca sul cancro di Trento. Nel 2015 ha pubblicato il libro “Sotto controllo. La salute ai tempi dell’e-health”(Il Pensiero Scientifico Editore). È docente presso il Master in comunicazione della scienza e della salute dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano e presso il Master in comunicazione della scienza dell’Università di Parma.