Al linfoma non piace la dieta mediterranea

Al linfoma non piace la dieta mediterranea

Secondo una ricerca condotta in tutta Europa, chi segue la classica dieta mediterranea adotta una strategia vincente per ridurre il rischio di linfoma

Cereali integrali, frutta, legumi e verdure conditi con olio di oliva, e inoltre pochi zuccheri semplici, grassi animali e carne. È questa, in sintesi, la dieta mediterranea, patrimonio dell’Unesco e regime alimentare più adeguato a chi vuole mantenersi in salute. In effetti molti studi ne hanno dimostrato l’efficacia nel tenere alla larga sovrappeso, obesità, malattie cardiovascolari e del metabolismo (come il diabete di tipo 2), oltre che numerosi tumori.

Ma per i sostenitori di questo tipo di alimentazione le buone notizie non finiscono qui. Uno studio importante, i cui risultati sono da poco pubblicati sull’International Journal of Cancer, ha dimostrato che esiste un’associazione inversa anche tra dieta mediterranea e rischio di sviluppare un linfoma. In altre parole, più ci si nutre secondo i dettami della buona tavola mediterranea e minore è il rischio di tale patologia.

“Sapevamo che questo tipo di alimentazione aveva un ruolo protettivo contro il tumore del colon-retto, del tratto gastrointestinale e della mammella, ma non avevamo ancora informazioni chiare sul possibile legame con il linfoma” spiegano gli autori, che hanno lavorato all’interno del progetto European Prospective Investigation into Nutrition and Cancer (EPIC), uno studio che da oltre 25 anni segue più di 500.000 persone in diverse nazioni europee per comprendere meglio come e quanto ciò che portiamo a tavola quotidianamente influenzi il rischio di ammalarsi. AIRC ha sostenuto a lungo le ricerche che nell’ambito di EPIC si sono svolte in Italia.

Per giungere a queste conclusioni, i ricercatori guidati da Marta Solans, dell’Università di Girona (Spagna), hanno assegnato ai partecipanti un punteggio che rifletteva l’aderenza alla dieta mediterranea (punteggio maggiore per chi seguiva meglio la dieta) e hanno visto che a ciascun aumento di una unità in questo punteggio si associava una riduzione del 2 per cento nel rischio di linfoma. “L’associazione è significativa, ma non abbiamo osservato differenze tra i diversi sottotipi di linfoma, molto probabilmente perché non avevamo a disposizione un numero sufficiente di casi” aggiungono gli autori, che poi concludono: “Resta però il fatto che per la prima volta in questo studio è emersa un’associazione tra il tipo di dieta seguita e un tumore ematologico, un dato che vale di certo la pena approfondire e confermare con ulteriori studi”.

 

  • Autori:

    Agenzia Zoe

  • Data di pubblicazione:

    11 febbraio 2019