IL NOTIZIARIO DELLA RICERCA

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Le nuove frontiere della diagnosi precoce

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Non solo radiografie e TC, ma nuovi strumenti come i marcatori circolanti che permettono di individuare precocemente i tumori con un prelievo di sangue.

In principio si usava molto la radiografia. Per tanti anni, fino all'introduzione dell'ecografia e della tomografia computerizzata (TC) sul finire degli anni settanta, la radiografia è stata l'unico strumento (piuttosto limitato) per vedere dentro il corpo e, quindi, per individuare eventuali tumori, il più delle volte in fase avanzata. TC ed ecografie hanno permesso di studiare con maggiore precisione i tumori, anticipando talvolta la diagnosi, ma non è ancora abbastanza.

Unica eccezione, nell'ambito dell'imaging, è la mammografia, che è una forma particolare di radiografia. Il primo apparecchio dedicato alla diagnosi precoce del tumore al seno nella donna è del 1965. Si chiamava Senographe ed era stato messo a punto dalla Compagnie Générale de Radiologie di Parigi. Oltre 50 anni dopo, malgrado alcuni correttivi e non poche discussioni sulla fascia di età più adatta a essere sottoposta all'esame, la mammografia conserva ancora il primato della più efficace tecnica di diagnosi precoce di un tumore attraverso l'uso di raggi X. Nemmeno la risonanza magnetica, arrivata negli ospedali sul finire degli anni ottanta, è riuscita a soppiantarla.

Tutte le tecniche di imaging, però, hanno un limite: sono legate alla visibilità del tumore e spesso, quando rilevano qualcosa di anomalo, non si tratta di diagnosi precoce ma di semplice diagnosi di una malattia che può essere già sintomatica. Ecco perché la ricerca scientifica, e in particolare alcuni progetti finanziati da AIRC, punta sui cosiddetti "marcatori circolanti": piccole molecole rilasciate nel sangue dalle cellule tumorali nelle fasi precocissime del loro sviluppo. Identificarle e monitorarle in modo efficace è la nuova frontiera della diagnosi precoce. 

 

Per l'ovaio nuove possibilità

In otto casi su dieci il tumore ovarico viene diagnosticato in una fase già avanzata e a poco sono serviti i tentativi di migliorare la diagnosi precoce con visite ed ecografie. La svolta non può che venire dalla diagnosi molecolare.

Maurizio D'Incalci, direttore del Dipartimento di oncologia dell'Istituto Mario Negri di Milano, ha condotto, grazie a fondi AIRC, un'analisi comparativa dei microRNA nel sangue di 168 donne colpite da cancro dell'ovaio di tipo sieroso e di 65 donne della stessa età, ma sane. "Abbiamo scoperto differenze significative nella presenza di tre microRNA specifici, che potrebbero essere le nostre spie per la diagnosi precoce" spiega.

I microRNA sono piccole molecole di RNA che regolano il funzionamento cellulare. "In anni recenti si è scoperto che vengono utilizzate dal tumore come messaggeri intracellulari" dice ancora D'Incalci. "Funzionano sia all'interno della cellula sia dopo essere stati rilasciati in circolo come messaggeri di un processo tumorale o infiammatorio. La possibilità di rintracciarli nel sangue di un paziente rappresenta un nuovo strumento per fare diagnosi e per seguire l'evoluzione della malattia".

 


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