IL NOTIZIARIO DELLA RICERCA

I traguardi dei nostri ricercatori

I traguardi dei nostri ricercatori – parte seconda

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Ogni anno sono migliaia le pubblicazioni scientifiche date alle stampe dai ricercatori finanziati da AIRC. In occasione dei Giorni della Ricerca vi presentiamo alcuni dei risultati più importanti pubblicati nell'anno appena trascorso.


Dalla cura dell'osteoporosi a quella della leucemia?

Il trapianto di cellule staminali emopoietiche da un donatore non identico (indicato con il termine tecnico "HLA-parzialmente compatibile") si sta progressivamente affermando come un'efficace alternativa per quei pazienti che, pur avendo bisogno di un trapianto di midollo, non possono contare su un donatore compatibile all'interno del gruppo familiare o nei registri dei donatori volontari di cellule emopoietiche. Uno studio nato da una collaborazione fra i gruppi di ricerca coordinati da Franco Locatelli, dell'Opedale Bambin Gesù di Roma e da Lorenzo Moretta, dell'Istituto Gaslini di Genova ha dimostrato come, dopo il trapianto, la prima popolazione di linfociti che si ricostituisce è quella dei T linfociti gamma-delta. Questi linfociti si sono dimostrati in grado di svolgere un'azione sia anti-infettiva, sia anti-tumorale. La ricerca ha anche dimostrato che un farmaco già usato da molti anni contro l'osteoporosi, l'acido zoledronico, è in grado in vitro di moltiplicare il numero di queste cellule 'protettive' e di rendere le cellule leucemiche più suscettibili al loro attacco. Il prossimo passo sarà quello di portare i risultati sperimentali in studi clinici.

Fonte:  Blood, gennaio 2015

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Nuovo farmaco per la policitemia

La policitemia vera è un tumore ematologico ad andamento cronico caratterizzato da un aumento della massa dei globuli rossi nel sangue circolante e da episodi trombotici ed emorragici che influenzano negativamente la qualità della vita. Il 20% circa dei pazienti non riesce a tollerare la chemioterapia convenzionale, a base di idrossiurea, oppure non risponde alla cura, per cui non si riesce a controllare la massa di globuli rossi circolanti (ematocrito). Un gruppo di ricercatori italiani, coordinato da Alessandro Maria Vannucchi dell'Università di Firenze e finanziato da AIRC con uno dei Programmi speciali 5 per mille, ha contribuito a dimostrare, in uno studio pubblicato sulNew England Journal of Medicine, l'efficacia di una nuova molecola, il ruxolitinib. Il nuovo farmaco è in grado di controllare l'ematocrito e migliorare i sintomi della malattia in una quota significativamente maggiore di pazienti rispetto alla chemioterapia tradizionale.

Fonte:  New England Journal of Medicine, gennaio 2015

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Tumori del colon sempre più alle strette

Nella maggioranza dei pazienti con tumore al colon in fase avanzata la risposta della malattia alle terapie mirate con farmaci a bersaglio molecolare come il cetuximab, un anticorpo diretto contro il recettore per il fattore di crescita epiteliale (EGFR), non è completa. La malattia si stabilizza, ma non regredisce completamente. Un gruppo di ricerca dell'Istituto di ricerca e cura dei tumori di Candiolo, vicino a Torino ha cercato di trovare nuove soluzioni terapeutiche. In uno studio, finanziato nell'ambito di uno dei Progetti speciali finanziati da AIRC grazie al 5 per mille e condotto da Andrea Bertotti e Livio Trusolino, i tumori del colon che rispondono al cetuximab solo con la stabilizzazione della malattia sono stati divisi in due sottocategorie: in una l'attivazione di EGFR è molto potente, in un'altra un fattore di crescita che si chiama IGF2 è particolarmente elevato. Questi risultati hanno permesso di stabilire che i tumori della prima sottocategoria sono sensibili all'aggiunta di un altro farmaco rivolto contro lo stesso bersaglio: i due agenti insieme possano neutralizzarlo in maniera più efficace. I tumori della seconda sottocategoria sono invece sensibili all'aggiunta di un farmaco diverso, che blocca IGF2. Con queste combinazioni razionali si riesce non solo a stabilizzare la malattia, ma anche a farla regredire negli animali di laboratorio.

Fonte:  Science Translational Medicine, gennaio 2015

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Quattro tipi diversi

I tumori del pancreas non sono tutti uguali. Un gruppo di ricercatori italiani guidati da Aldo Scarpa, anatomopatologo responsabile di uno dei Programmi speciali di AIRC finanziati con i fondi del 5 per mille, ha contribuito insieme ad altri gruppi internazionali a identificarne quattro sottogruppi diversi in base alle caratteristiche molecolari. Il lavoro è stato realizzato nell'ambito del progetto di sequenziamento del genoma dei tumori del pancreas, come contributo italiano all'International Cancer Genome Consortium. La ricerca, pubblicata sulla prestigiosa rivistaNature, potrebbe avere un'importante ricaduta clinica, consentendo di personalizzare meglio la terapia.

Fonte:  Nature, febbraio 2015

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