Le staminali del melanoma diventano bersaglio

Per rendere più efficace la terapia bisogna agire sulle cellule di riserva del tumore

Le cellule staminali costituiscono una sorta di riserva per il nostro organismo. Sono cellule non ancora differenziate che hanno la capacità di attivarsi per riparare un danno o per i normali processi di rinnovamento dei tessuti.

Anche il tumore ha le proprie cellule staminali che contribuiscono ad alimentarlo e che sono coinvolte nei fenomeni di recidiva e metastasi. Le staminali tumorali si riproducono in continuo alimentando la crescita del tumore. In uno studio condotto da ricercatori italiani e statunitensi e finanziato anche da fondi AIRC, sono state esaminate in dettaglio le caratteristiche delle cellule staminali tumorali del melanoma.

Luca Sigalotti e colleghi hanno dimostrato che anche in queste cellule sono presenti le molecole chiamate CTA (antigeni del cancro testicolare), oggi molto studiate come bersaglio (target) per le immunoterapie, ovvero quei trattamenti che mirano ad indurre una risposta del sistema immunitario contro il tumore.

Ma perché cercare gli antigeni del cancro testicolare nelle cellule di melanoma?
"La scelta di focalizzare l'attenzione proprio sugli antigeni CTA - spiegano gli autori dello studio - è legata alle caratteristiche specifiche di queste molecole in grado di generare una forte risposta immunitaria e presenti in diversi tipi di tessuti tumorali, tra i quali appunto il melanoma, ma non in tessuti sani ad eccezione di testicolo e placenta".
Gli antigeni CTA possiedono dunque tutti i requisiti per essere dei buoni target terapeutici e aver dimostrato la loro presenza anche sulle staminali tumorali del melanoma apre la strada a nuove terapie mirate.

Dal punto di vista pratico, colpire le cellule staminali significa ridurre ai minimi termini le capacità del melanoma di rinnovarsi, rendendo la cura ancora più efficace.

La immunoterapia attiva specifica dei tumori, anche detta vaccinoterapia, si basa sulla stimolazione del sistema immunitario che viene "addestrato" a individuare una molecola target (antigene) espressa sulla cellula tumorale e non su quella sana. Il sistema immunitario può quindi riconoscere con maggiore efficacia la cellula tumorale come "nemica", attivando una risposta in grado di distruggerla.

Si sfrutta, in sintesi, lo stesso meccanismo utilizzato nel caso dei comuni vaccini, ma per i tumori si tratta, ad oggi, di una vaccinazione terapeutica, quindi messa in atto in soggetti cha già hanno diagnosi di cancro, e non preventiva.

Ricerca pubblicata su:
J Cell Physiol

Titolo originale:
Cancer testis antigens in human melanoma stem cells: expression, distribution and methylation status

Data Pubblicazione:
01/2008

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