L’oracolo che predice l’esito della cura nel tumore della bocca

 

Un gruppo di ricerca milanese ha scoperto che valutare l'attività e la presenza di mutazioni della proteina p53 può aiutare a capire come alcuni tumori della bocca risponderanno alle terapie

La proteina p53 si propone nuovamente sul palcoscenico della lotta ai tumori, questa volta nel ruolo di molecola capace di indicare a medici e ricercatori se il tumore risponderà bene al trattamento disponibile.

I ricercatori dell'Istituto nazionale tumori di Milano, sotto la guida di Lisa Licitra, hanno pubblicato sulla rivista Journal of Clinical Oncology i risultati di uno studio interamente sostenuto da fondi AIRC nel quale emerge l'importanza del gene oncosoppressore p53 - già noto come difensore delle cellule dalla trasformazione tumorale - nella risposta ai farmaci utilizzati per la chemioterapia. In particolare, l'attenzione dei ricercatori milanesi si è concentrata sul carcinoma a cellule squamose della bocca trattato con la cosiddetta chemioterapia neoadiuvante, ovvero somministrata prima dell'intervento chirurgico, che resta il trattamento principale per questo tipo di tumori.

Prima di procedere con la chemio a base di cisplatino e fluorouracile, è stata studiata in dettaglio la proteina p53 nei diversi tumori e quasi la metà delle molecole analizzate è risultata mutata.

Non tutte le mutazioni, però, sono uguali: alcune rendono p53 completamente inattiva, altre invece permettono alla proteina di mantenere, anche se in forma ridotta, una certa attività e, come spiegano gli autori, se la mutazione è del primo tipo e p53 non funziona più, la terapia neoadiuvante ha davvero poche possibilità di successo.

Alla luce di simili risultati, utilizzare p53 per predire la risposta del tumore al farmaco potrebbe dunque aiutare i medici a scegliere la terapia più adatta evitando di sottoporre il malato a trattamenti inutili.

I ricercatori che seguono queste vie molecolari verso una terapia personalizzata del tumore hanno comunque ben chiaro che basarsi solo sulle mutazioni di p53 non è sufficiente: la proteina collabora con un numero molto elevato di altre molecole che in alcuni casi riescono a sostituirsi a lei almeno in parte e a portare a termine i compiti che p53 non riesce più a svolgere magari a causa di una mutazione.

L'obiettivo finale è conoscere al meglio la fitta rete di relazioni di p53 e gli effetti di queste collaborazioni molecolari sulla risposta alla terapia, per scegliere i farmaci giusti e per riuscire a ridurre o addirittura eliminare la necessità di intervenire con il bisturi nel caso di alcuni tumori della bocca.

Ricerca pubblicata su:
J Clin Oncol.

Titolo originale:
TP53 mutations and pathologic complete response to neoadjuvant cisplatin and fluorouracil chemotherapy in resected oral cavity squamous cell carcinoma

Data Pubblicazione:
02/2010

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