Il destino in un gene

Un regolatore dello smaltimento delle scorie cellulari è al cuore di una scoperta proveniente dall'Istituto Mario Negri Sud e dall'Università di Bari

Lo strato di cellule che riveste il lungo "tubo" dell'intestino è influenzato dalla presenza di una proteina, chiamata PGC1alfa, che a sua volta modifica la propria attività a seconda di ciò che mangiamo. Come spiegano gli autori di uno studio pubblicato su PNAS, la proteina, nota da tempo ai ricercatori per le funzioni di regolazione del metabolismo cellulare, promuove la crescita dei mitocondri, i piccoli organelli che fungono da centrali energetiche della cellula. Proprio come i grandi impianti che producono energia, anche i mitocondri, nel loro piccolo, emettono scorie nell'ambiente. Nel caso della cellula le scorie sono essenzialmente i radicali liberi, piccole molecole che reagiscono con l'ossigeno. Gli scienziati le hanno battezzate ROS, dall'inglese Reactive Oxygen Species. Quando i ROS diventano troppo abbondanti, spingono la cellula verso la morte programmata (apoptosi).

"Nei tessuti che hanno alte richieste energetiche, per esempio muscoli e cervello, la proteina PGC1alfa non solo fa aumentare il numero dei mitocondri, ma attiva una serie di sistemi che proteggono le cellule dal danno ossidativo causato dai ROS" spiega Antonio Moschetta, responsabile del Laboratorio del metabolismo lipidico e tumorale dell'Istituto abruzzese e coordinatore della ricerca.

I dati ottenuti dal gruppo di Moschetta dimostrano che, anche nelle cellule intestinali, PGC1alfa aumenta l'attività dei mitocondri, senza tuttavia attivare contemporaneamente i sistemi antiossidativi: una differenza importante rispetto a quanto accade nel resto dell'organismo, e che spiega come mai la cellula muoia, non essendo più in grado di "smaltire le scorie".

"Sfruttando questa proprietà di PGC1alfa" chiarisce Moschetta "è possibile indurre alla morte le cellule intestinali, aumentando artificialmente la concentrazione della proteina". Si tratta di una scoperta particolarmente importante se si pensa che il ruolo di PGC1alfa nelle cellule intestinali è simile sia nel tessuto sano sia in quello tumorale: aumentando PGC1alfa nelle cellule del tumore dell'intestino (incluso quello del colon-retto) si potrebbe ottenere un effetto antitumorale. "Il nostro lavoro apre la strada a nuove possibili terapie per i tumori intestinali" conclude Moschetta. "In base a quanto emerso da precedenti studi, l'aumento dei livelli di PGC1alfa sembrerebbe essere condizionato all'assunzione di alcuni cibi". Alcuni alimenti, come il resveratrolo, contenuto nella buccia dell'acino d'uva, possono, infatti, attivare PGC1alfa, aiutando a rallentare la crescita del tumore, a ridurne l'insorgenza e a potenziare l'effetto delle terapie antitumorali più tradizionali.

Ricerca pubblicata su:
PNAS

Titolo originale:
Peroxisome proliferator-activated receptor-{gamma} coactivator 1-{alpha} (PGC1{alpha}) is a metabolic regulator of intestinal epithelial cell fate

Data Pubblicazione:
04/2011

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