L’epigenetica contro la leucemia promielocitica

Con un approccio che coinvolge chimica, biologia molecolare e modelli cellulari, un gruppo di ricercatori italiani è riuscito a identificare una nuova promettente arma contro la leucemia promielocitica e la progressione dei tumori

Da qualche anno l'epigenetica è diventata protagonista delle ricerche di scienziati in tutto il mondo. In base ai risultati ottenuti anche con il sostegno di AIRC e recentemente pubblicati sul Journal of the American Chemical Society, la più autorevole rivista di ricerca chimica di base, questa nuova area di studi potrebbe avere un ruolo di primo piano nella lotta alla leucemia promielocitica.

Il termine epigenetica indica non tanto le modificazioni che cambiano la sequenza del DNA, quanto piuttosto le alterazioni che variano l'accessibilità dei singoli geni all'interno della struttura in tre dimensioni del lungo filamento di DNA. Su queste modificazioni si è visto che è possibile intervenire con farmaci capaci di riportare la situazione alla normalità. Dal momento che in alcuni casi lo sviluppo e la progressione dei tumori è anche legato a fenomeni epigenetici, gli scienziati che si occupano di cancro stanno dedicando grande energia a questa area di ricerca.

Anche i ricercatori dell'Università di Pavia, dell'Università La Sapienza di Roma, dell'Istituto Oncologico Europeo, guidati rispettivamente da Andrea Mattevi, Antonello Mai, e Saverio Minucci, hanno indirizzato la loro attenzione verso l'epigenetica e in particolare verso due enzimi noti con le sigle LSD1 e LSD2, coinvolti in molti processi patologici, dallo sviluppo dei tumori alle infezioni da herpes virus.

In seguito a complessi studi sulla struttura, le caratteristiche biochimiche e il loro ruolo all'interno della cellula, è risultato chiaro che queste due proteine possono essere molto importanti per lo sviluppo di nuove terapie epigenetiche. In particolare, molecole capaci di inibire l'azione di LSD1 e LSD2 influenzano la differenziazione delle cellule e sono in grado di migliorare l'attività di alcuni farmaci utilizzati nel trattamento della leucemia.

Viene dunque che dimostrata l'utilità dei farmaci che lavorano a livello epigenetico, come integrazione di farmaci già esistenti: "È possibile attaccare la cellula tumorale su più fronti, non solo uccidendola, ma anche riconducendola a uno stato normale e non canceroso, agendo sui processi epigenetici" chiarisce Mattevi.

Al momento i risultati sono stati ottenuti solo in modelli cellulari in laboratorio, ma, come sostengono gli autori della ricerca, "gli inibitori di LSD1 e LSD 2 potrebbero essere molto utili in particolare nel trattamento della leucemia promielocitica e in generale per bloccare la progressione del tumore".

È importante infine sottolineare che questi risultati sono il frutto della stretta collaborazione tra diversi ricercatori ognuno con competenze tecniche molto specifiche: il biologo molecolare, il chimico e il biologo cellulare, che, come loro stessi sostengono, insieme sono riusciti ad abbreviare notevolmente la distanza tra il bancone del laboratorio e il letto del paziente.

Ricerca pubblicata su:
J Am Chem Soc.

Titolo originale:
Biochemical, Structural, and Biological Evaluation of Tranylcypromine Derivatives as Inhibitors of Histone Demethylases LSD1 and LSD2

Data Pubblicazione:
04/2010

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