Uno scudo fatto di latte

scudo latteNutrire i neonati al seno rappresenta una strategia di prevenzione che porta benefici alla salute della mamma e del suo bambino. Anche contro il cancro e quando il cancro c'è già stato.

I benefici dell'allattamento al seno (quando questo è possibile e gradito) per il bambino, per la madre, per la famiglia, per il sistema sanitario e per la società sono tanti e così ben documentati che non dovrebbero esserci dubbi circa la necessità di proteggere, promuovere e sostenere questa pratica.

Così si legge nella Dichiarazione degli Innocenti (siglata nel 1990 dopo un convegno internazionale sull'allattamento al seno presso lo Spedale degli Innocenti di Firenze) e nella Dichiarazione congiunta dell'Organizzazione mondiale della sanità e dell'Unicef.

Secondo le indicazioni internazionali, fatte proprie anche dall'Italia, l'ideale sarebbe allattare in modo esclusivo al seno per i primi sei mesi di vita del bambino, già a partire dalle prime ore dopo la nascita, proseguire fino ai due anni o anche oltre, ovviamente integrando l'alimentazione con altri cibi diversi dal latte materno.

Un po' di fisiologia

Per produrre il latte materno intervengono diversi ormoni. I principali sono la prolattina e l'ossitocina. È la prima a indurre direttamente la produzione di latte, mentre l'ossitocina favorisce la contrazione dei dotti e l'emissione del liquido. Prima di produrre latte vero e proprio, il seno, durante la gravidanza, può produrre un liquido sieroso chiamato colostro, che costituisce anche il primo nutrimento del neonato. È molto ricco di anticorpi, principalmente di immunoglobuline capaci di agire da prima barriera contro le aggressioni del mondo esterno. È inoltre molto nutriente. È importante che il piccolo riesca ad assumere il colostro anche nei casi in cui la madre decide di non allattare al seno. Fino a una ventina di anni fa, dopo la nascita il bambino veniva separato dalla madre e affidato alla nursery. Oggi si sa che anche se la madre può essere molto stanca e avere bisogno di un momento di riposo senza il piccolo, la formula più adatta a favorire l'allattamento al seno (e il legame tra madre e figlio) è la nursery aperta. In pratica il piccolo può stare con la mamma ogni volta che questa lo desidera, e può essere affidato alle puericultrici se la mamma è troppo stanca.
Alcune puericultrici sono formate anche all'insegnamento dell'allattamento e possono dare utili consigli alle donne che non sanno come fare. Non è vero che l'allattamento è naturale: a volte bastano piccoli errori di posizione per indurre nella mamma dolorose lesioni che interferiscono col proseguimento della nutrizione al seno.
È bene anche ricordare che è normale non avere latte nei primi giorni dopo il parto e che i pediatri si dividono (anche a seconda del Paese) in due scuole: coloro che affermano che non si deve dare nulla al bambino per non compromettere la sua abilità di nutrirsi al seno e quelli che invece sostengono la cosiddetta "giunta", una piccola dose di latte artificiale che aiuta il piccolo a sentirsi sazio nell'attesa della montata lattea. Questa si presenta in genere due o tre giorni dopo il parto: non si tratta però del latte definitivo, poiché la qualità e i componenti di questo prezioso nutrimento cambieranno nel corso dei mesi per adattarsi ai bisogni del piccolo.

A sostegno dell'unicità dell'allattamento materno e della sua importanza per la salute si schierano oggi molti medici e ricercatori, con raccomandazioni basate sui risultati di numerosi studi clinici che dimostrano in modo chiaro quanto un gesto naturale come allattare il proprio bimbo sia ricco di benefici per la salute fisica e psicologica.

"In genere quando si parla dei benefici dell'allattamento al seno ci si riferisce a quelli che interessano il bimbo, ma anche la salute della mamma ci guadagna sotto molti punti di vista, incluso quello oncologico" afferma Fedro Peccatori, direttore dell'Unità di trapianto allogenico all'Istituto europeo di oncologia di Milano che da anni si dedica anche alle problematiche legate a fertilità, gravidanza e allattamento dopo il tumore.

Come spiega l'oncologo milanese, allattare al seno riduce il rischio di sanguinamento dopo il parto e stimola l'utero a tornare alle sue dimensioni originali, tiene sotto controllo i livelli di glucosio riducendo il rischio di diabete, facilita il ritorno al peso forma della mamma e, ultimo ma non certo meno importante, riduce il rischio di tumore.

"La protezione maggiore è riferita ai tumori di seno e ovaio - i più influenzati dagli equilibri ormonali - mentre per quanto riguarda altri tumori i dati disponibili sono ancora troppo pochi" afferma Peccatori. Per il tumore della mammella, però, la letteratura parla chiaro: il rischio diminuisce del 4,3 per cento per ogni anno di allattamento nelle donne che scelgono e possono allattare al seno rispetto a quelle che invece non allattano.

Ma è nel caso delle donne geneticamente predisposte alla malattia (quelle con mutazioni del gene BRCA1) che si osserva il guadagno maggiore: il rischio si dimezza nelle donne con mutazioni del gene (meno 45 per cento di casi tra chi ha allattato), mentre in quelle con familiarità per la patologia, cioè con altri casi di malattia in parenti strette ma senza una mutazione dimostrata, la riduzione arriva al 59 per cento.

I ricercatori sono riusciti anche a capire le ragioni biologiche che rendono l'allattamento al seno così importante per la prevenzione dei tumori. "La mammella va incontro a trasformazioni durante la gravidanza e solo con l'allattamento la ghiandola mammaria completa la sua maturazione" spiega Peccatori. "E così la cellula del seno è più resistente alle mutazioni che possono portare al tumore". L'allattamento, inoltre, blocca del tutto o in parte la produzione degli ormoni ovarici: le ovaie a riposo portano a livelli di estrogeni più bassi, garanzia di protezione contro il carcinoma mammario e, con grande probabilità, anche ovarico.

Molte neomamme temono che sia pericoloso allattare dopo un cancro del seno e dopo i successivi interventi chirurgici o di chemio e radioterapia, ma in realtà non bisogna avere paura. "Allattare al seno dopo un tumore mammario non solo è possibile, ma è anche sicuro" spiega Peccatori "e mamma e bimbo possono trarne beneficio". Ovviamente bisogna che l'allattamento sia gradito e accettato dalla madre, e questo vale per chiunque: se una donna proprio non se la sente, non deve sentirsi colpevole.

È importante però sfatare ogni dubbio su eventuali rischi per il figlio di una ex paziente: "Non è mai stato descritto un passaggio di cellule tumorali al bambino attraverso il latte materno e i trattamenti oncologici effettuati dalla mamma non modificano la qualità del latte e i suoi benefici" rassicura Peccatori. Molte donne hanno però comunque dubbi sulla possibilità di allattare al seno dopo il cancro, magari per il timore di non riuscire a soddisfare il proprio piccolo allattando solo da una mammella se l'altra non c'è più o non funziona per via degli interventi.

"Anche in questo caso vorrei rassicurare le mamme" interviene l'oncologo milanese "una sola mammella è sufficiente: del resto esistono molti casi in cui il bimbo si nutre da un solo seno, come nel caso dei gemelli, dei bimbi allattati da balie o di alcune etnie, che per ragioni culturali allattano solo da una mammella". E anche la mammella sottoposta in passato a radioterapia produce latte, anche se in quantità un po' ridotta: la scelta di allattare al seno dipende in questo caso anche dal desiderio materno.

Per saperne di più

A questo indirizzo potete scaricare in formato pdf il libretto delle Linee guida internazionali per favorire l'allattamento prodotte negli Stati Uniti e tradotte dall'Associazione italiana consulenti professionali in allattamento materno. Si tratta di una guida utilissima con schede per la risoluzione dei problemi più comuni.

"Non dimentichiamo che l'allattamento al seno è una forma di comunicazione tra mamma e neonato" conclude Peccatori. "Per molte donne operate di tumore del seno, riuscire ad allattare ha portato benefici anche psicologici: è la paziente che si riappropria a pieno diritto del proprio ruolo di donna e di madre".

Le controindicazioni
A VOLTE È MEGLIO DIRE NO

Pur essendo molto limitati, ci sono dei casi in cui l'allattamento al seno non è consigliato o è addirittura controindicato. Non è opportuno, per esempio, che la mamma allatti al seno in caso di sieropositività o trattamento con farmaci contro l'AIDS, in caso di uso di droghe o di trattamento con chemio o radioterapia ancora in corso.

Esistono anche situazioni in cui una particolare conformazione fisica della mammella, magari dopo un intervento per rimuovere un tumore o per cause congenite, impedisce il corretto allattamento al seno: in questi casi è necessario dire no all'allattamento al seno, sapendo che dal punto di vista nutrizionale i latti in polvere prodotti oggi sono ottimi e sicuri.

Una consulente certificata
A SOSTEGNO DI CHI ALLATTA

Già dal 1981 l'Organizzazione mondiale per la sanità (OMS) ha posto l'accento sull'importanza dell'allattamento al seno e del sostegno da fornire alle donne che lo scelgono, anche per periodi brevi. "Per dare questo sostegno esistono figure specializzate che sono riconosciute a livello internazionale come le IBCLC: International Board Certified Lactation Consultants" spiega Giulia Bellettini, pediatra dell'ASL di Milano e consulente IBCLC.

Si tratta di consulenti dell'allattamento, persone che ricevono una formazione specifica (e che devono anche sostenere un esame) e sono in grado di gestire al meglio tutti gli aspetti di questa pratica anche in casi particolari come quelli di chi ha avuto un cancro. "In Italia" spiega la pediatra milanese "questa figura è ancora poco conosciuta, ma negli Stati Uniti e in Gran Bretagna le IBCLC hanno un ruolo riconosciuto in quasi tutti gli ospedali". Per saperne di più è possibile consultare il sito dell'associazione AICPAM (www.aicpam.org), che riunisce i consulenti professionali in allattamento materno che operano in Italia.

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