Pap test: un esame salvavita ancora poco praticato

Il Pap test è un esame "vecchio" - ha da poco compiuto 50 anni - ma continua a essere uno degli attori protagonisti della lotta contro il tumore del collo dell'utero, soprattutto nella diagnosi precoce

pap-testDura solo pochi minuti, non è assolutamente invasivo - si avverte al massimo un leggero fastidio - e, se eseguito con regolarità, permette di diagnosticare la presenza di un tumore del collo dell'utero (cervice uterina) in fase precoce, quando le possibilità di curarlo in modo efficace sono ancora molto alte. Sono probabilmente questi i principali segreti del grande successo del Pap test, l'esame ideato dal medico greco Georgios Papanicolaou, che vanta oltre mezzo secolo di onorata attività in clinica.

Sin dalla sua introduzione negli anni Cinquanta del secolo scorso, questo esame facile da eseguire e poco costoso ha permesso infatti di ridurre in maniera drastica la diffusione e la mortalità legate al cancro della cervice uterina, un tumore che per molti anni è stato tra le prime cause di morte per cancro nelle donne e che oggi detiene ancora questo triste primato nei Paesi in via di sviluppo. In Italia e negli altri Paesi occidentali, invece, la situazione è profondamente cambiata grazie ai programmi di screening oncologico e al Pap test: i dati AIRTUM (Associazione italiana registri tumori) relativi al nostro Paese parlano negli ultimi 20 anni di una discesa costante del numero di nuovi casi di tumore della cervice e di una diminuzione anche dei decessi legati alla malattia.

Rapido e semplice

Per saperne di più

Dal Pap-test a tutti gli screening, per aiutare le donne ad essere costanti nella cura di loro stesse, questa guida fornisce tutte le informazioni relative alla prevenzione di un certo tipo di tumore, gli appuntamenti indispensabili e la descrizione dei test raccomandati.

In termini pratici, il Pap test consiste nel prelievo di alcune cellule della cervice uterina che vengono poi analizzate al microscopio alla ricerca di eventuali anomalie. Il ginecologo esegue l'esame direttamente nel proprio studio, inserendo nella vagina un piccolo divaricatore e prelevando con una spatola le cellule dalla parte del collo dell'utero più vicina alla vagina (esocervice) e da quella più interna della cervice e vicina all'utero (endocervice). A questo punto entra in gioco il citologo, ovvero la persona esperta nel riconoscere forma, struttura e funzione delle cellule, che analizza al microscopio il materiale prelevato e fissato su un vetrino: si possono così riconoscere cellule modificate, che magari rappresentano le fasi che precedono il tumore, ma anche alterazioni benigne, infezioni (Candida, Trichomonas eccetera), infiammazioni e persino i segni della menopausa in arrivo.

In continuo rinnovamento

Il Pap test rappresenta il più grande successo a livello di screening oncologico, ma non è certo privo di difetti. Innanzitutto, il risultato è strettamente legato all'abilità di chi esegue l'esame: si possono infatti verificare problemi tecnici che costringono a ripetere il prelievo poiché il vetrino a disposizione non permette una lettura chiara. Questi problemi possono dipendere da diversi fattori come, per esempio, dal fatto che le cellule si posizionano sul vetrino in strati sovrapposti, una sopra l'altra, impedendo di analizzare quelle degli strati più bassi, oppure può succedere che il muco o altre cellule diverse da quelle epiteliali della cervice "confondano le idee". Per cercare di risolvere questi problemi, i ricercatori hanno messo a punto una nuova versione di Pap test chiamato Pap test in fase liquida o Pap test su strato sottile. Rispetto all'esame tradizionale, nel quale il medico che esegue il prelievo posiziona direttamente le cellule sul vetrino da microscopio, nella nuova versione del test le cellule appena prelevate vengono raccolte in un liquido e poi inviate al laboratorio, dove, grazie a uno speciale strumento, vengono disposte sul vetrino in un unico strato - su strato sottile - e libere da altre cellule o particelle che possono influenzare l'analisi. Recentemente, poi, è cambiato anche il modo di leggere i risultati del Pap test: dai vecchi criteri di classificazione basati sulle CIN (neoplasie cervicali intraepiteliali) di diverso grado si è passati alla classificazione di Bethesda, sviluppata nel 1988 e poi rivista nel 1991 e nel 2001 e basata su criteri più uniformi e precisi.

L'infezione da HPV

L'infezione da virus del papilloma, indicato con la sigla HPV (dall'inglese Human Papilloma Virus), è uno dei principali responsabili del cancro del collo dell'utero. In realtà, la maggior parte delle donne sessualmente attive (70 per cento circa) incontra il virus nel corso della propria vita, ma nella stragrande maggioranza dei casi l'infezione si risolve spontaneamente senza lasciare conseguenze. Ciò è dovuto al fatto che abbiamo un sistema immunitario attento e che molti virus della famiglia del papilloma - se ne contano più di 100, tutti trasmessi per via sessuale - non causano il cancro. Oggi, per prevenire l'infezione da HPV, esiste un vaccino creato contro alcuni ceppi di HPV cancerogeni (HPV 16 e 18) e fornito gratuitamente in molte Regioni d'Italia alle ragazze di 12 anni. Al momento però non è ancora chiara la sua efficacia in donne con una vita sessuale attiva e contro altri ceppi cancerogeni del virus; anche chi è vaccinato, quindi, deve continuare i controlli regolari con il Pap test. Esiste inoltre un esame che permette di scovare la presenza del DNA virale nelle cellule prelevate dalla cervice uterina: come dimostra uno studio pubblicato su Lancet Oncology da un gruppo di ricercatori italiani, questo test è più efficace del Pap test e riesce a identificare le lesioni dell'utero più precocemente. I risultati però sono validi dopo i 35 anni, mentre nelle donne più giovani si corre il rischio di trattare anche lesioni che scomparirebbero spontaneamente dopo qualche tempo.

TUTTO QUELLO CHE È BENE SAPERE

COME E QUANDO
Ogni donna sessualmente attiva, o comunque a partire dai 25 anni di età, può rivolgersi al proprio ginecologo, al consultorio o all'ospedale per sottoporsi al Pap test con regolarità ogni 2-3 anni fino a circa 70 anni. Una volta raggiunti i 70 e in assenza di altre indicazioni, è possibile ridurre la frequenza dei controlli, mentre in donne sopra i 30 anni o particolarmente a rischio il Pap test può essere associato al test per la ricerca di DNA del virus. In Italia, il programma nazionale di screening oncologico garantisce a tutte le donne tra i 25 e i 64 anni la possibilità di sottoporsi all'esame gratuitamente ogni 3 anni.

PRIMA DELL'ESAME
Il Pap test è un esame veloce e indolore che non richiede una preparazione specifica, come accade invece per molti altri esami clinici. Tuttavia, per ottimizzare il risultato del test è opportuno seguire alcune semplici regole:

  • non programmare l'esame nel corso del ciclo mestruale mensile;
  • evitare l'uso di lavande interne, ovuli, creme o gel vaginali nelle 48 ore che precedono l'esame;
  • evitare i rapporti sessuali almeno 24 ore prima del test.

I RISULTATI
Anche se dal punto di vista linguistico può creare qualche confusione, un risultato del Pap test definito "negativo" è in realtà una buona notizia. In questo caso, infatti, negativo significa che la situazione a livello cellulare è perfettamente normale e che non servono ulteriori controlli. Se, al contrario, il Pap test risulta "positivo", sarà il medico stesso a consigliare i passi successivi, che spesso consistono in esami di approfondimento come il test per la ricerca del papilloma virus, la colposcopia e la biopsia.

Top

Leggi anche

Traguardi dei nostri ricercatori

I traguardi dei nostri ricercatori

Sosteniamo la ricerca

Sosteniamo la ricerca

Fai prevenzione

Fai prevenzione

Resta in contatto

TIENITI INFORMATO

UNA CORRETTA INFORMAZIONE È IL PRIMO PASSO
PER PREVENIRE IL CANCRO.

X
Come da informativa sulla privacy acconsento al trattamento dei miei dati
Iscriviti alla newsletter