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In forma dopo la cura

Durante le terapie antitumorali, l’appetito può essere compromesso. Ecco i consigli degli esperti per superare il momento critico.

Difficile aver voglia di un buon pasto quando ci si sottopone a una chemioterapia per curare un cancro. Eppure il cibo gioca un ruolo fondamentale nel recupero della salute proprio nei momenti in cui meno si desidera mangiare: ben lo sanno gli oncologi, che hanno studiato e valutato gli effetti della malnutrizione durante la cura di un tumore e che sono in grado di suggerire alcune strategie per ovviare alle difficoltà a cui i pazienti vanno incontro.

“Molti pazienti con un tumore già diagnosticato e che intraprendono una chemioterapia o una radioterapia sono affetti dalla cosiddetta malnutrizione proteico-calorica” spiega Roberta Buosi, oncologa presso l’ospedale Maggiore della Carità di Novara, dove si studia l’argomento da diversi anni e dove un gruppo di specialisti ha prodotto materiale informativo per i pazienti. “La ricerca scientifica non è ancora riuscita a spiegare del tutto le ragioni di questo disturbo, che peraltro si presenta in modo diverso a seconda dell’organo colpito dalla malattia. È possibile, però, che il tumore stesso metta in circolo sostanze ‘tossiche’ per l’organismo, come l’interleuchina 1 o il fattore di necrosi tumorale, che interferiscono con l’assorbimento delle sostanze nutritizie e con il senso dell’appetito”.

Le cure stesse possono peggiorare la situazione, alterando il senso del gusto o rendendo faticoso o doloroso l’alimentarsi. Si tratta in genere di disturbi transitori, che scompaiono rapidamente al termine della cura, ma è bene mettere in atto alcuni accorgimenti per non arrivare troppo provati e dimagriti al tanto sospirato momento della ripresa.

Dalla teoria alla pratica

“La chemioterapia agisce uccidendo le cellule a rapida replicazione” spiega Buosi “e purtroppo fanno parte di questa categoria anche quelle che compongono le mucose della bocca, dell’esofago, dello stomaco e dell’intestino. Anche le papille gustative sono ricoperte da un epitelio che cambia rapidamente. Per questo il senso del gusto viene alterato: in genere si sentono di più i sapori amari (come quello della carne, che molti pazienti non riescono proprio più a mangiare), di meno il salato e l’acido”. Tutto ciò, sommato alla stanchezza e al più che comprensibile stress, può portare a nutrirsi poco e male, mentre invece il corpo ha bisogno di sostegno.

La prima regola è però quella di non avere regole, o per lo meno di non avere regole troppo rigide: pensare ossessivamente al cibo non è una buona idea, perché non aiuta certo l’appetito. Inoltre bisogna trovare il giusto compromesso alimentare tra alterazioni del gusto, alle quali si potrebbe ovviare con un cibo più saporito e speziato, e i disturbi dovuti alle lesioni della mucosa del sistema digerente, che possono rendere doloroso o fastidioso mettere in bocca anche il semplice sugo al pomodoro.

Il National Cancer Institute di Bethesda, negli Stati Uniti, ha pubblicato un piccolo manuale per aiutare i pazienti con consigli pratici. Pubblicazioni analoghe, più o meno approfondite, si possono reperire presso tutti i maggiori ospedali oncologici italiani. Per aumentare l’apporto calorico, per esempio, tutti consigliano di frazionare i pasti e di non badare troppo all’orologio: tanti spuntini ben studiati possono portare quel surplus di calorie necessario a combattere la malnutrizione senza pesare troppo sullo stomaco e senza provocare nausee o disturbi intestinali. Poiché molti pazienti affermano di avere più appetito la mattina, è bene fare della colazione il pasto più importante della giornata, abbandonando la convenzione ‘brioche e cappuccino’ a favore di un pasto più sostanzioso. Fondamentale è l’apporto di liquidi: bisogna bere molto e privilegiare, se possibile, bevande sostanziose, come i succhi di frutta.

Non tutti, invece, tollerano il latte e i suoi derivati: le alterazioni della mucosa intestinale possono provocare una transitoria intolleranza al lattosio e talvolta persino al glutine, come accade nel morbo celiaco. Per favorire l’appetito, si possono anche privilegiare i cibi freddi, come gli yogurt o i gelati, che tra l’altro hanno un effetto anestetizzante sulla bocca, in caso di lesioni dolorose. Proprio le alterazioni delle bocca e le infezioni che ne possono conseguire (come le candidosi) interferiscono pesantemente sull’alimentazione. Un consiglio sempre utile è quello di fare frequenti risciacqui con acqua e bicarbonato di sodio (circa mezzo cucchiaino in un bicchiere): pulisce la bocca, ha una blanda azione disinfettante e mantiene umide le mucose. In caso di bocca secca sono utili anche le caramelle e le cicche, che aiutano a produrre saliva.

Se si deve cucinare da sé i pasti, è bene evitare odori che si percepiscono sgradevoli. Alcuni non riescono più a sopportare l’odore della carne grigliata o persino del pollo arrosto: in tal caso è bene evitare di cucinare queste pietanze per il resto della famiglia, o posticipare la cottura dopo il proprio pasto. In caso di nausea, sono efficaci i cibi secchi e salati (crackers, grissini), le patate bollite e la crema di riso. Se la nausea diventa vomito, è meglio astenersi dal cibo, assumere i farmaci consigliati dal medico e solo dopo che il vomito è tornato sotto controllo riprendere l’alimentazione con una bevanda come tè o brodo chiarificato. Infine, se i disturbi sono principalmente a carico dell’intestino, è utile evitare la carne rossa (che fermenta, aumentando il fastidio) e i latticini. Per non rischiare di mancare di proteine, è bene sostituirle con yogurt, uova, carni bianche bollite e soprattutto pesce. Il ricorso a integratori alimenari o a pasti iperproteici in busta è riservato a casi particolari che solo il medico curante può valutare.

uno studio per la mammella

Chi ha avuto un tumore della mammella può trovarsi a fronteggiare il problema opposto: in genere le donne che sono state operate per questo tipo di malattia tendono a ingrassare, benché, durante la chemioterapia, soffrano di tutti i disturbi comuni a chi si sottopone a questo trattamento. “Durante la terapia adiuvante le donne tendono ad aumentare di peso” spiega Anna Villarini, cooordinatrice del progetto StuDiA (Studio di dieta adiuvante) presso l’Unità di epidemiologia eziologica e prevenzione dell’Istituto nazionale tumori di Milano. “Diversi studi epidemiologici hanno dimostrato che questo incremento di peso si associa a una prognosi peggiore: per questo presso la nostra unità stiamo sperimentando una dieta particolare, che utilizza alcune preparazioni tipiche della dieta mediterranea e della dieta orientale per aiutare le pazienti a evitare i disturbi legati alla chemioterapia senza ingrassare”. Lo studio è ancora in corso, ma le premesse sono buone: “La dieta che suggeriamo mantiene basso il livello di insulina nell’organismo, utilizzando cibo a basso indice glicemico, ovvero contenente zuccheri che non facilitano la trasformazione delle calorie in grassi. Durante la cura monitoriamo alcuni parametri del sangue, perché siamo convinti che mangiare correttamente possa facilitare l’effetto dei farmaci e favorire una buona qualità di vita”.

Tra le indicazioni generali, quelle di evitare cibi integrali cotti al forno (che irritano le pareti intestinali), evitare le proteine animali, che favoriscono l’infiammazione e privilegiare il pesce che è naturalmente antinfiammatorio (in particolare quello azzurro); consumare cereali e legumi sotto forma di creme, per evitare le fibre contenute nelle bucce; in caso di intolleranza al glutine limitarsi al riso e al miglio, consumare proteine vegetali come quelle contenute in alcune preparazioni orientali come il miso, che si usa al posto del dado; evitare gli zuccheri raffinati, e utilizzare, per dolcificare, i derivati del malto (maltodestrine).



GLI EFFETTI DELLE CURE SULL’ALIMENTAZIONE

Tipo di cura Effetti sul sistema digerente Altre consugenze
Chirurgia Può rallentare la digestione o rendere faticosa la masticazione o la deglutizione; se viene toccato l’intestino, può esserci malassorbimento In alcuni casi è difficile alimentarsi per bocca, quindi può essere prescritto un periodo di alimentazione attraverso sondino o endovena
Radioterapia Distrugge i tessuti colpiti dai raggi, quindi anche quelli adiacenti al tumore Se si irradiano bocca, collo, torace o mammella si possono manifestare: bocca secca o dolorante, difficoltà di deglutizione, alterazioni del senso del gusto, problemi dentali. Se si irradiano l’addome o la pelvi può manifestarsi: nausea, vomito, diarrea o crampi
Chemioterapia Poiché interferisce con le cellule a rapida replicazione, danneggia anche le mucose del sistema digerente Nausea, vomito, perdita di appetito, diarrea o stipsi, bocca secca o dolorante, perdita o aumento di peso, alterazioni del senso del gusto
Terapie biologiche,
immunoterapie
Poiché stimolano il sistema immunitario a combattere le cellule tumorali, possono compromettere l’appetito Nausea e vomito (più rare che con la chemioterapia), diarrea, perdita di peso, dolori muscolari, febbre, alterazioni del senso del gusto
Terapie ormonali Alcuni ormoni possono stimolare l’appetito, altri ridurlo; altri causano ritenzione di liquidi Cambiamenti nell’appetito, ritenzione di liquidi e senso di gonfiore




I suggerimenti di StuDiA

Questi consigli sono stati pensati per le donne che si sottopongono a una chemioterapia adiuvante per un tumore della mammella, ma possono essere utili per tutti i pazienti:

 Per ridurre il senso di nausea dopo una chemio, si può fare un decotto di kuzu (un amido utilizzato nella cucina orientale) e umeboshi (prugne sotto sale, giapponesi): si scioglie un cucchiaino di kuzu in una tazzina da caffè di acqua fredda, si mette sul fuoco basso, si aggiunge la punta di un cucchiaino di umeboshi e si fa bollire qualche minuto. Si beve tiepido.

 Il giorno della chemio si può mangiare una crema di cereali. Va molto bene il riso integrale cotto molto a lungo fino a ottenere una crema di riso (si passa al setaccio). La dose per una porzione è una tazza di riso in sette tazze d’acqua, con un pizzico di sale. Se si preferisce dolce, si può aggiungere una mela cotta.

 Se la terapia dà stitichezza, si può utilizzare una bevanda a base di mela e agar agar (un’alga addensante che si acquista nei negozi biologici).

 Per favorire la digestione e aumentare l’apporto di proteine, si può far precedere tutti i pasti da una zuppa di miso. Il miso è una crema salata fatta con cereali fermentati, che si acquista nei negozi orientali e biologici. Va aggiunto alla zuppa, o come condimento ai cibi, dopo la cottura, altrimenti si uccidono i fermenti che contiene.

 Invece dell’acqua, è utile bere del tè bancha tiepido. È un tè verde a bassissimo contenuto di teina e ha un’azione depurativa.

Fonte: Franco Berrino, Anna Villarini – Progetto StuDiA





Ultimo aggiornamento dicembre 2006




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