- Il coinvolgimento dei linfonodi nelle patologie tumorali si manifesta con un aumento di volume che solo il medico può distinguere da quello che si può verificare in seguito a malattie infettive, infiammatorie o autoimmuni, casi che peraltro, come si è detto, sono molto più frequenti (vedi anche risposte 1, 2 e 4).
Il loro rigonfiamento può essere chiaramente visibile per quelli posti sotto la superficie della pelle, può invece manifestarsi con altri disturbi meno chiaramente identificabili quando a ingrossarsi sono i linfonodi situati in profondità, nell’addome o nel torace.
Per queste ragioni, spesso, per risalire alla diagnosi, occorre effettuare una serie di esami, anche se, quando ad aumentare di volume sono uno o più linfonodi superficiali già il medico, visitando il malato, può capire se c’è il rischio che siano spia di un cancro (vedi risposta 4).
Indizi utili sono:
- le dimensioni;
- la sede del rigonfiamento, che riflette la parte del corpo dove si trova il processo infiammatorio o il tumore;
- le caratteristiche al tatto.
Le dimensioni dei linfonodi interessati da un tumore possono essere maggiori di quelli che si ingrossano in risposta a un’infezione, ma quel che fa la differenza è soprattutto il fatto che il loro diametro non torni alla normalità nel giro di qualche settimana o anzi tenda ad aumentare con il tempo.
Di solito i linfonodi ingrossati sono in prossimità della parte del corpo interessata dalla malattia, ma a volte non è così. E’ il caso del linfonodo situato sopra la clavicola sinistra, anche detto linfonodo di Virchow, il quale raccoglie la linfa proveniente dall’addome.
Un suo ingrossamento spesso svela quindi la presenza di un tumore a livello addominale oppure di testicoli od ovaie.
Quando invece ad aumentare di volume è il linfonodo posto sopra la clavicola destra, è più facile che il cancro sia localizzato a livello del mediastino, dei polmoni e dell’esofago.
I tumori che più spesso si manifestano con il rigonfiamento di uno o più linfonodi sono però i linfomi, sia del tipo Hodgkin sia del tipo non-Hodgkin, proprio perché di solito hanno origine nei linfonodi stessi (vedi anche risposta 2). Anche le leucemie, soprattutto quelle croniche di tipo linfoide, possono esordire in questo modo.
In entrambi i casi il fenomeno può coinvolgere più stazioni linfonodali, anche in diverse parti del corpo (linfadenopatia generalizzata) e spesso si associa a un aumento di volume del fegato e soprattutto della milza.
Quando invece l’ingrossamento dei linfonodi non è visibile all’esterno, il medico può comunque sospettarlo sulla base di una serie di segni e sintomi dovuti alla compressione di altri organi adiacenti. Ciò accade per esempio nella sindrome mediastinica, una condizione provocata da qualunque massa che ingombri il mediastino, cioè lo spazio della cavità toracica situato tra i due polmoni. I linfonodi che si trovano in questa sede possono ingrossarsi per esempio perché sede di un linfoma o perché invasi dalle cellule provenienti da un tumore polmonare: in tal caso possono comprimere trachea e bronchi ostacolando il respiro e provocando tosse, in genere secca e stizzosa. La pressione su altri organi può però dare origine a svariati altri sintomi, da un cambiamento della voce a una difficoltà a deglutire, da un rigonfiamento del viso e del collo a cefalea e vertigini.