Cura

Terapie mirate: le domande più frequenti

 

  • Che cosa sono le terapie mirate?
  • Quando si parla di terapie mirate si intendono trattamenti che prendono di mira passaggi cruciali per lo sviluppo o l’evoluzione di una malattia infiammatoria o tumorale. In oncologia, in particolare, i nuovi farmaci vanno a colpire i meccanismi con cui le cellule normali si trasformano in cellule tumorali, crescono a dismisura e si diffondono ad altre parti del corpo.

    La conoscenza di questi bersagli specifici all’interno della cellula viene dalle più recenti conquiste della genetica e della biologia molecolare ed è in continuo divenire. Proprio perché interferiscono in maniera specifica con i processi responsabili della nascita del tumore, della sua crescita e della sua diffusione attraverso le metastasi, queste cure risparmiano in genere i tessuti sani (vedi risposta 4). Le terapie mirate rappresentano uno dei più importanti strumenti della cosiddetta medicina personalizzata, secondo cui per ogni malato occorre trovare la cura più appropriata, che produca i migliori risultati con il minor carico possibile di effetti collaterali indesiderati.

    Lo studio del genoma umano continua a fornire in questo senso nuove importanti informazioni e spunti per il lavoro degli scienziati.

    L’oncologia è stato il primo campo in cui questo approccio ha trovato un’ampia applicazione, grazie all’analisi molecolare e genetica dei singoli tumori. Da questo esame è talvolta possibile prevedere chi risponderà meglio o peggio a una determinata terapia: nel caso del tumore della mammella, per esempio, la presenza di determinati recettori per gli estrogeni sulle cellule tumorali individua le donne che potranno trarre beneficio dalla cura con terapia ormonale.
  • Quali sono i loro bersagli?

  • Le terapie mirate intervengono sui comportamenti anomali delle cellule che hanno dato origine al cancro. Di solito un tumore origina dalla somma di diverse mutazioni, soprattutto nei geni che in qualche modo regolano la crescita della cellula: quelli che la stimolano a moltiplicarsi (protooncogeni, che una volta mutati sono detti oncogeni) e quelli che al contrario rallentano questa attività (geni oncosoppressori). Nei tessuti normali esiste un delicato equilibrio tra queste due funzioni, anche in relazione alle diverse circostanze e fasi della vita. Nei tumori invece si assiste a uno sbilanciamento, col risultato che il numero delle cellule inizia ad aumentare in maniera incontrollata. I geni stimolano o rallentano la riproduzione delle cellule producendo proteine chiamate rispettivamente fattori di crescita e oncosoppressori, che a loro volta accendono e spengono gli interruttori responsabili del risultato finale, chiamati recettori.

    Con il processo di crescita del cancro si può quindi interferire teoricamente a uno qualunque di questi livelli: inibendo l’espressione di un oncogene o stimolando quella di un gene oncosoppressore; bloccando un fattore di crescita o impedendogli di legarsi al suo recettore; stimolando il recettore di un fattore soppressore.

    In un tessuto normale esiste poi un fenomeno di ricambio, per cui le nuove cellule sostituiscono quelle invecchiate, che vanno incontro a un programma di morte programmata, detto apoptosi.

    In molti tumori questo meccanismo viene meno, per cui le cellule diventano in un certo senso immortali. Anche su questo fenomeno gli scienziati hanno trovato il modo di intervenire.

    Infine, altri aspetti importanti per la crescita e la diffusione del tumore, su cui molti ricercatori hanno puntato la loro attenzione, sono la capacità del tumore di crearsi una rete di nuovi vasi sanguigni che lo alimenti (angiogenesi) e quella delle cellule maligne di staccarsi dalla massa originaria e raggiungere organi e tessuti lontani (metastasi).
  • Come funzionano?

  • Le terapie mirate sfruttano meccanismi molto diversi tra loro, basati sulle conoscenze dei fenomeni alla base della crescita tumorale (vedi risposta 2).
    • Ci sono piccole molecole regolatrici che entrano liberamente all’interno della cellula bloccando la catena di messaggi che la spinge a moltiplicarsi.
    • Altre sostanze stimolano l’apoptosi, cioè il suicidio programmato delle cellule.
    • Altri nuovi farmaci bloccano la crescita del tumore perché lo privano degli approvvigionamenti, impedendo la formazione di nuovi vasi sanguigni indispensabili al tumore per crescere. Si dice quindi che ostacolano l’angiogenesi.
    • Un’altra categoria è quella dei farmaci biologici, così detti perché prodotti in laboratorio sulla falsariga di sostanze normalmente presenti nell’organismo, come per esempio gli anticorpi. Quelli usati in terapia sono detti “monoclonali” perché selezionati contro un unico bersaglio, che nel caso dei tumori è una molecola importante per la loro crescita. Il più noto attacca in maniera mirata la proteina HER-2 (anche detta erb-2), che si trova in numero eccessivo sulla superficie delle cellule tumorali nel 20-30 per cento dei casi di carcinoma della mammella.
      Come pure sono già disponibili per la pratica clinica altri monoclonali per i tumori avanzati del colon.
      Lo stesso si cerca di ottenere legando a questi anticorpi, usati come cavalli di Troia, delle sostanze radioattive o tossiche per la cellula tumorale.
      Oltre agli anticorpi, anche altre componenti del sistema immunitario, normalmente presenti nell’organismo, sono utilizzate per potenziare le difese contro il cancro o ridurre gli effetti collaterali della chemioterapia. Vaccini che stimolino il sistema immunitario a riconoscere come estraneo il tumore e distruggerlo sono ancora allo studio.
  • Per quali tumori sono già utilizzate?
  • Alcuni di questi prodotti (vedi risposta 3) sono già molto usati, sebbene il loro costo elevato ne limiti la diffusione. La scelta del medico di ricorrere o meno al loro uso è dettata però anche dalle caratteristiche individuali del paziente e del tumore stesso, che solo quando ha caratteristiche molto precise risponde a queste cure. E’ ciò che si verifica per esempio quando il cancro al seno ha sulla superficie delle cellule un particolare tipo di recettori detti HER2 .

    Anche nel caso delle leucemie, che hanno tratto molto vantaggio da queste terapie, l’efficacia del trattamento mirato è riservata a forme particolari, soprattutto a quelle provocate dallo scambio reciproco di due pezzi di DNA tra due diversi cromosomi che dà origine al cosiddetto cromosoma Philadelphia.

    Farmaci mirati sono utilizzati anche per tumori in fase avanzata, soprattutto della mammella e del polmone e per i casi di mieloma multiplo che non rispondono ad altre terapie.

    L’approvazione di alcuni di questi medicinali per il carcinoma renale e quello del fegato ha offerto al medico nuove armi per combattere queste neoplasie.
  • In che cosa sono diverse dalla chemioterapia tradizionale?
  • Diversamente da quelli utilizzati per la chemioterapia tradizionale, i farmaci mirati sono messi a punto specificamente per colpire una molecola o un processo individuato dagli scienziati come fondamentale per lo sviluppo del cancro (vedi risposta 2), ma meno importante per i tessuti normali. Per questa stessa ragione non colpiscono indistintamente tutte le cellule che proliferano nell’organismo, ma prevalentemente quelle tumorali. Ciò si traduce in un minor carico di effetti collaterali rispetto a quelli provocati dalla chemioterapia tradizionale (vedi risposta 6).
  • Stanno già soppiantando la chemioterapia tradizionale?
  • Per il momento queste cure si sono dimostrate utili solo per alcuni tipi di tumore (vedi risposta 4) e spesso si utilizzano solo quando falliscono gli approcci terapeutici tradizionali. In molti casi, poi, non servono a sostituire altri tipi di cure, quanto piuttosto a potenziarne l’effetto.
  • Quali sono i loro effetti collaterali?
  • Per le ragioni descritte nella risposta 5, le terapie mirate non presentano di solito gli effetti collaterali tipici della chemioterapia tradizionale, anche se possono provocare talvolta nausea, diarrea, affaticamento o altri disturbi soprattutto alla pelle. I farmaci contro l’angiogenesi provocano spesso ipertensione arteriosa. Alcuni di questi farmaci posso provocare danni al cuore, che fortunatamente sono raramente seri. Gli anticorpi monoclonali, inoltre, possono determinare reazioni allergiche.
  • Quali sono le loro vie di somministrazione?
  • Alcuni di questi farmaci devono essere somministrati in vena ma la maggior parte delle piccole molecole viene assunta per bocca, con una comune compressa. Ciò consente di ridurre, oltre ai disagi, i tempi di ricovero e le giornate in day-hospital con evidenti vantaggi per i malati e per le loro famiglie. Occorre però prestare molta attenzione a seguire con scrupolo la terapia, senza trascurare o dimenticare di prendere le pastiglie, perché questo può compromettere l’efficacia della cura.
  • Le terapie mirate servono solo per il cancro?
  • Il principio delle terapie mirate a livello molecolare viene sfruttato anche per interferire con i processi infiammatori, quando questi si rivoltano contro l’organismo, come nelle malattie autoimmuni oppure diventano troppo violenti, alimentando un circolo vizioso dannoso per l’organismo.

    Cure di questo tipo vengono quindi usate per l’artrite reumatoide e altre malattie reumatiche, le malattie infiammatorie intestinali, l’asma o le gravi infezioni diffuse.
  • Quali sono le prospettive future?
  • Si stanno studiando vari approcci per agire direttamente sui geni responsabili della trasformazione iniziale della cellula tumorale con la terapia genica. Si pensa di poter un giorno riparare gli oncogeni difettosi, eliminarli quando sono in eccesso o aggiungere, a dosi controllate, la giusta quantità di oncosoppressori.

    Un importante campo di studio è poi quello delle nanotecnologie, che sfruttano materiali di dimensioni inferiori a 100 nanometri, unità di misura pari a un miliardesimo di metro.

    Oltre che per una diagnosi più precoce e precisa, si sta sperimentando l’utilizzo di tubuli e sfere di queste dimensioni, a livello molecolare, per trasportare agenti tossici all’interno delle sole cellule tumorali oppure per concentrare su queste l’azione letale di radiazioni o altri fattori esterni.




Ultimo aggiornamento settembre 2009




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