Chemioterapia: le domande più frequenti

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Cura

 

  • Che cos’è la chemioterapia?
  • La chemioterapia è, letteralmente, qualsiasi cura con sostanze chimiche. In questo senso non si tratta di un termine utilizzato solo nella cura del cancro, ma comprende qualsiasi utilizzo di farmaci di natura chimica.
    Di fatto nell’uso comune si intende per chemioterapia la cura del cancro con sostanze in grado di bloccare la replicazione delle cellule maligne. Poiché vi sono oltre 200 diversi tipi di cancro e oltre 60 categorie di molecole chemioterapiche, le informazioni che seguono sono da considerarsi generali e vanno valutate con il proprio medico in relazione alla propria patologia.
  • Come viene stabilito lo schema di una chemioterapia?
  • I farmaci chemioterapici sono generalmente suddivisi in due gruppi: i citostatici, che impediscono la replicazione delle cellule ma non distruggono quelle maligne già presenti, e i citotossici, che invece inducono la morte cellulare. Generalmente le chemioterapie non utilizzano un solo farmaco, ma associano più sostanze nell’intento di aggredire le cellule maligne su più fronti in contemporanea, con diversi vantaggi, il principale dei quali è evitare che il tumore diventi resistente all’effetto della cura.
    La scelta dei farmaci dipenderà ovviamente dalla diagnosi, dall’organo colpito (ogni sostanza si distribuisce diversamente nei diversi tessuti) e dallo stato generale del paziente. Spesso la chemioterapia viene combinata alla chirurgia e alla radioterapia e oggi ai nuovi farmaci biotecnologici.
  • Come funzionano i farmaci chemioterapici?
  • I farmaci chemioterapici sono capaci di bloccare la replicazione delle cellule. Dal momento che le sostanze terapeutiche sono trasportate attraverso il circolo sanguigno, possono raggiungere qualsiasi distretto corporeo. I chemioterapici vengono assorbiti anche dalle cellule sane che sono in parte capaci di riparare ai danni che i farmaci inducono, mentre ciò non avviene nelle cellule cancerose. Nonostante ciò, alcuni tipi cellulari a rapida replicazione (come le cellule del sangue, delle mucose che rivestono bocca e sistema digestivo o i bulbi pilliferi) possono essere danneggiate dalla cura e ciò spiega la presenza frequente di effetti collaterali (disturbi gastrointestinali, immunodepressione, perdita di capelli eccetera).
    La chemioterapia viene in genere somministrata in sedute ospedaliere, per endovena. Esistono comunque anche chemioterapie basate su farmaci somministrati per via orale. In genere le sedute sono raggruppate in cicli (più sedute ravvicinate), al termine di ciascuno dei quali il medico procede a una rivalutazione del caso e della risposta del tumore ai farmaci.
  • Perché si fa la chemioterapia?
  • Le ragioni sono essenzialmente quattro, che dipendono dalle caratteristiche della malattia e dalla prognosi della stessa:
    1. In alcune forme di cancro, la chemio distrugge tutte le cellule maligne e può curare definitivamente.
    2. La chemio può essere somministrata dopo l’intervento chirurgico o la radioterapia con lo scopo di distruggere eventuali cellule maligne residue e quindi minimizzare il rischio di ricaduta (chemioterapia adiuvante).
    3. La chemio può essere data per ridurre la dimensione e l’aggressività di un tumore prima di procedere ad altri trattamenti come la chirurgia (chemioterapia neoadiuvante).
    4. I farmaci possono contribuire a ridurre i sintomi e migliorare la qualità della vita anche quando non c’è speranza di guarigione: si tratta della cosiddetta chemioterapia palliativa, che è comunque molto utile per aiutare i malati a stadi più avanzati della malattia.
  • Come viene somministrata la chemioterapia?
  • La maggior parte delle chemioterapie viene somministrata direttamente nel circolo sanguigno. Per fare ciò si può ricorrere a una semplice flebo, con un ago inserito nel braccio o nella mano. È una soluzione comoda, ma non sempre la migliore, perché le sostanze utilizzate sono fortemente irritanti per le pareti venose e, col tempo , la vena può chiudersi o infiammarsi. Per evitare ciò, soprattutto se sono previsti più cicli di chemioterapia, il medico può decidere di impiantare un catetere stabile, in genere nella vena succlavia sopra la clavicola. Una cannula viene posizionata nel corso di un semplice intervento ambulatoriale e viene lasciata in posizione fino alla fine delle cure. L’unica precauzione, in questo caso, è quella di evitare che la cannula si infetti: per questo deve essere maneggiata solo da personale esperto e mantenuta pulita secondo le indicazioni del medico curante.
    Un’alternativa alla chemioterapia classica è la pompa a infusione: il paziente trasporta un piccolo apparecchio che contiene la quantità di farmaco necessaria per più giorni. L’apparecchio è collegato a un catetere centrale e immette in circolo piccolissime quantità di chemioterapico a ciclo continuo. Quando è possibile ricorrere a questo sistema, i vantaggi sono molti, in primo luogo perché si riducono le visite in ospedale; in secondo luogo perché gli effetti collaterali sono ridotti, a causa del minore accumulo di farmaco nell’organismo.
    Oltre alla somministrazione per via orale, in alcuni casi rari e selezionati è possibile iniettare il farmaco direttamente nella cavità colpita dalla malattia, per esempio all’interno della scatola cranica o della cavità addominale.
  • Che cos’è la chemioterapia ad alte dosi?
  • È una forma di terapia che utilizza dosaggi molto elevati di chemioterapici. In genere questa strategia, utile per alcune forme di cancro come quelle del sangue, porta anche a una distruzione del midollo osseo (la centrale di produzione delle cellule del sangue e del sistema immunitario) per cui viene seguita da un trapianto di midollo o di cellule staminale del sangue. La strategia della chemioterapia ad alte dosi combinata al trapianto permette di curare molti casi di leucemie, linfomi e mielomi.
  • Quali effetti collaterali ha la chemio sul midollo osseo?
  • Il midollo osseo viene compromesso dalla chemioterapia e viene ridotto anche il numero delle cellule staminali del sangue. Ciò provoca una diminuzione delle tre componenti cellulari del sangue ovvero globuli rossi (quindi si manifesta anemia), globuli bianchi (quindi provoca riduzione delle difese immunitarie) e piastrine (quindi una riduzione delle capacità di coagulazione del sangue).
    I globuli bianchi scendono in genere in modo importante tra 7 e 14 giorni dopo la chemioterapia: questo è quindi il momento più critico in cui fare attenzione a eventuali infezioni. Inoltre è bene rivolgersi immediatamente al medico se la temperatura corporea supera i 38 °C: può darsi che decida di somministrare subito antibiotici per evitare sovrainfezioni più gravi.
    Quando le difese immunitarie sono basse, bisogna lavarsi spesso, specie le mani, evitare i luoghi molto affollati e il contatto con i bambini, portatori a volte di infezioni potenzialmente gravi per un individuo immunocompromesso.
    Tra i consigli pratici importanti, quello di non prendere i mezzi pubblici (o scegliere le ore meno affollate e portare una mascherina), evitare le piscine, far visitare regolarmente i propri animali domestici per verificare che siano sani. È importante anche evitare il rischio di contrarre infezioni polmonari da funghi (micosi), il più pericoloso dei quali è l’aspergillo, che si trova nelle foglie umide, nel terriccio, nei depositi di materiale edile e in generale nei vegetali in decomposizione. È utile anche, dopo averne parlato col proprio medico, procedere alla vaccinazione antinfluenzale.
    L’anemia si manifesta invece con estrema stanchezza e mancanza di respiro. Se i livelli di emoglobina nel sangue scendono oltre un certo limite, sarà il medico a prescrivere alcuni farmaci (come l’epoetina) in grado di favorire la replicazione dei globuli rossi. Talvolta possono essere necessarie anche le trasfusioni.
    Particolare attenzione va posta ai rischi emorragici: bisognerebbe evitare di praticare attività fisiche e sport a rischio di traumi, così come è necessario rivolgersi immediatamente al pronto soccorso se si comincia a sanguinare dal naso, dalla bocca o dall’ano.
  • Quali effetti ha la chemio su peli e capelli?
  • Non tutte le chemioterapie provocano la caduta completa di peli e capelli, ma questa resta comunque un’evenienza comune. È bene specificare subito che si tratta di una caduta temporanea e che i capelli ricrescono folti e belli come in precedenza appena si interrompe la cura.
    Il consiglio più comune è quello di tagliare corti i capelli appena si comincia la cura, perché il peso stesso della chioma ne accelera la caduta. Per conservarli il più a lungo possibile è anche necessario evitare shampoo e prodotti aggressivi o tecniche di messa in piega con spazzola o bigodini. Se possibile, sarebbe bene non usare nemmeno il phon.
    In alcune forme di chemioterapia è possibile usare il cosiddetto casco refrigerante: si tratta di un casco pieno di ghiaccio (o di gel refrigerante) da indossare durante la seduta che, riducendo l’afflusso di sangue ai follicoli, limita anche la quantità di farmaco che arriva ai capelli. Non sempre funziona, ma talvolta può essere sufficientemente efficace da evitare al paziente di dover ricorrere a cappelli o parrucche. È bene parlarne con il proprio medico o con l’infermiera del reparto di oncologia medica, che saprà dare i giusti consigli.
    Molti pazienti preferiscono non aspettare la caduta naturale dei capelli e procedere con un taglio drastico, quindi portare una parrucca fuori casa e un foulard o un capello in casa. Anche la pelle della testa va curata come si fa con i capelli, specie se si utilizza la parrucca per molte ore al giorno e in estate. Lo scalpo va nutrito con una crema idratante e lavato con shampoo delicato (come quello dei bambini).
    Non tutti i chemioterapici hanno lo stesso effetto sugli altri peli del corpo (barba, baffi, sopracciglia, peli pubici): tuttavia può essere che anche questi siano soggetti a caduta. Anche in tal caso la ricrescita è completa entro 3-6 mesi dal termine della cura.
    I nuovi capelli potrebbero essere leggermente più fini (o più mossi) di quelli precedenti la cura e anche il colore talvolta è leggermente diverso, ma in genere si tratta di alterazioni impercettibili.
    Se la perdita dei capelli ha un impatto psicologico molto forte, non bisogna esitare a chiedere aiuto a uno psicologo o a un gruppo di auto aiuto tra pazienti.
  • Quali effetti ha la chemio sul sistema digestivo?
  • Diversi chemioterapici provocano nausea e vomito, anche se questa non è una regola assoluta. Inoltre la sensibilità agli effetti collaterali è molto individuale. Le ragioni di questo effetto collaterale sono duplici: da un lato un effetto tossico diretto sui nervi che controllano la digestione e la motilità gastrointestinale, dall’altro un danno delle mucose di rivestimento del sistema digestivo.
    Il medico affiancherà alla chemioterapia una cura con farmaci antinausea, che va seguita secondo le sue prescrizioni. Anche alcuni accorgimenti legati all’alimentazione possono dare una mano a evitare questo fastidioso effetto: esistono guide stampate in tutti i reparti di oncologia medica.
    In generale, è bene evitare di mangiare e cucinare durante i momenti di nausea, frazionare i pasti assumendo più volte al giorno piccole porzioni di cibo ed evitare di bere grandi quantità di liquidi tutti in una volta.
    Oltre alla nausea, la chemio può dare diarrea o, viceversa, stipsi, e modificare il sapore dei cibi in modo anche fastidioso. Per tutti questi disturbi esistono rimedi che vanno discussi col proprio medico curante.
    La sensazione di bocca secca e dolorante può essere attenuata con speciali gel acquistabili in farmacia, che aiutano anche la cicatrizzazione di ulcere e ferite. Anche succhiare piccoli cubetti di ghiaccio può essere di aiuto. È bene lavarsi regolarmente i denti usando spazzolini morbidi.
  • Quali effetti ha chemioterapia sulla pelle e sulle unghie?
  • Anche la pelle, come tutti i tessuti a rapido ricambio, tende a fragilizzarsi durante la terapia. È bene quindi mantenerla molto nutrita, utilizzando creme con fattore di protezione solare almeno pari a 15, anche in inverno. Anche le unghie possono diventare più fragili o cambiare colore. In tal caso è bene fissarle con uno smalto indurente per evitare che si spezzino.
  • È possibile combinare la chemioterapia con una serena vita sessuale?
  • Il periodo in cui ci si sottopone a chemioterapia è sicuramente uno dei più faticosi per un paziente con cancro: una ragione in più per non privarsi dei contatti fisici ed emotivi che danno gioia e sostegno.
    Poiché la chemio danneggia le mucose, è possibile che i rapporti sessuali risultino dolorosi per le donne.
    In tal caso una visita dal ginecologo e l’uso di gel lubrificanti dovrebbe bastare a risolvere il problema.
    Più complesso l’aspetto psicologico: per fare sesso bisogna avere un buon rapporto col proprio corpo e non essere troppo stanchi. Durante la terapia è anche possibile che le preoccupazioni siano altre e quindi che il sesso venga temporaneamente accantonato: non bisogna sentirsi in colpa per questo, dal momento che si tratta di cambiamenti momentanei, ma parlarne con il proprio partner e, se necessario, con uno psicologo, può essere utile.
    Se si è ancora in età fertile è fondamentale ricorrere a un sistema contraccettivo, in quanto i farmaci chemioterapici possono indurre, in alcuni casi, malformazioni nel feto. La maggior parte dei farmaci chemioterapici non passa attraverso le secrezioni vaginali e lo sperma; tuttavia, per maggior sicurezza, alcuni medici potrebbero consigliare l’uso di un preservativo per evitare di passare al partner anche dosi infinitesime di sostanze farmacologicamente attive.
  • Si sente sempre parlare di farmaci intelligenti o farmaci biologici. Sono diversi dalla chemioterapia?
  • Quelli che vengono chiamati farmaci intelligenti o farmaci biologici (il termine più corretto è biotecnologici) sono sostanze create in laboratorio per colpire un preciso bersaglio molecolare all’interno della cellula cancerosa. In genere si tratta di terapie ancora sperimentali, sebbene alcuni siano già comunemente usate con successo nel trattamento di diversi tipi di tumore. La maggior parte dei farmaci biotecnologici è fatta di anticorpi monoclonali, speciali proteine simili a quelle che l’organismo umano produce per conto proprio, in grado di interferire con un meccanismo chiave della proliferazione cellulare.
    I farmaci biotecnologici, pur essendo mirati contro un preciso bersaglio, non sono del tutto privi di effetti collaterali, benché in genere siano meglio tollerati dei chemioterapici classici. Non sono però un’alternativa a questi, ma un complemento. Non vi sono ancora sufficienti terapie intelligenti da mandare in soffitta le “vecchie” chemioterapie.
  • È vero che non si fa più ricerca sulla chemioterapia classica?
  • No, non è affatto vero. Diversi gruppi di ricerca in Italia e nel mondo studiano nuove combinazioni e nuovi protocolli che sfruttano sostanze farmacologiche “vecchie” (nel senso che si basano ancora sul principio dell’eliminazione delle cellule a rapida replicazione) ma le utilizzano alla luce delle nuove conoscenze acquisite grazie ai progressi dell’oncologia molecolare. Man mano che si comprendono meglio i meccanismi che inducono la trasformazione maligna di una cellula, è possibile scegliere con più attenzione i farmaci da inserire in un protocollo di chemioterapia.




Ultimo aggiornamento settembre 2009




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