Tumore stromale gastrointestinale - GIST

Cos'è

I tumori stromali gastrointestinali - indicati con la sigla GIST (dall'inglese GastroIntestinal Stromal Tumors) - sono neoplasie rare che si possono sviluppare in tutti gli organi del tratto gastrointestinale, dall'esofago fino al retto. Sono molti i tumori che possono insorgere in questi organi, ma i GIST hanno la particolarità di prendere il via da un tipo particolare di cellule, progenitrici delle cellule interstiziali di Cajal. Queste sono a volte chiamate "pacemaker del tratto gastrointestinale" perché sono presenti nelle pareti di tali organi e sono responsabili della motilità intestinale: in pratica segnalano all'intestino quando contrarsi per muovere il cibo e i fluidi che ingeriamo, coordinando le contrazioni automatiche delle pareti.

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Quanto è diffuso


I GIST sono considerati tumori rari. In Italia vi sono circa 1-1,5 casi ogni 100.000 persone, ovvero 700-900 nuovi tumori ogni anno, che in un caso su tre sono diagnosticati quando sono già diffusi in altri organi. La malattia è leggermente più frequente negli uomini che nelle donne e si presenta in genere nella fascia di età compresa tra i 55 e i 70 anni, anche se esistono rari casi in cui può colpire bambini e ragazzi (GIST infantile).

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Tipologie

I GIST sono parte dei cosiddetti sarcomi dei tessuti molli, un gruppo di tumori che si origina in tessuti come muscoli, tessuto connettivo, vasi sanguigni o linfatici, nervi, legamenti e tessuto adiposo. Fino agli anni Novanta del secolo scorso i GIST erano classificati come leiomiomi o leiomiosarcomi, mentre ora, grazie anche ai progressi della medicina e della biologia molecolare, hanno assunto una identità distinta da quella di altri tumori.
Anche se in linea teorica i tumori stromali gastrointestinali possono svilupparsi in tutto il tratto gastrointestinale, in circa 6 casi su 10 (60%) colpiscono lo stomaco, mentre sono meno comuni in altre aree come per esempio l'intestino tenue (poco più del 25%), il duodeno (5% circa), il colon e il retto (5% circa) e l'esofago (1% circa). Solo in rari casi i GIST si sviluppano all'esterno del tratto gastrointestinale, ma comunque sempre nell'addome (soprattutto a livello di peritoneo e omento).
Da ricordare infine che non tutti i GIST sono maligni: esistono infatti anche le forme benigne che non si diffondono in altre aree dell'organismo.

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Chi è a rischio

L'età è uno dei fattori di rischio riconosciuti per i GIST perché questi tumori si presentano più frequentemente dopo i 50 anni e solo raramente prima dei 40. Anche se nella maggior parte dei casi si tratta di tumori sporadici - che insorgono cioè senza alcuna trasmissione ereditaria all'interno delle famiglie - esistono alcune sindromi genetiche che possono aumentare il rischio di sviluppare un GIST. Per esempio le persone colpite da neurofibromatosi di tipo 1, una malattia che può anche essere trasmessa dai genitori ai figli ed è caratterizzata da un difetto nel gene NF1, sono più a rischio di GIST (e di altri tipi di tumore), così come quelle affette dalla sindrome di Carney-Stratakis.

Nella maggior parte dei GIST (oltre il 90%) è presente una mutazione nel gene c-kit, responsabile della crescita e della proliferazione delle cellule, sempre attivo in molti dei tumori stromali gastrointestinali, mentre nel 5-10% dei GIST non ereditari si osserva una mutazione nel gene che codifica per la proteina PDGFRA. Questi dati molecolari sono importanti per creare terapie mirate contro il particolare difetto genetico presente nel tumore.

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Prevenzione

Dal momento che per questo tumore raro non sono stati identificati fattori di rischio modificabili, legati a stile di vita o ambiente, non è possibile stabilire un'efficace strategia di prevenzione.

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Sintomi

Nelle sue fasi iniziali il tumore stromale gastrointestinale può essere completamente asintomatico e succede a volte che venga scoperto in modo del tutto casuale nel corso di esami eseguiti per altre ragioni. Nelle fasi più avanzate è invece possibile che si manifestino alcuni sintomi tipici, soprattutto il sanguinamento: può succedere quindi di vedere sangue che fuoriesce dalla bocca (nel vomito) o dall'ano, mentre in altri casi il sanguinamento è minimo e non visibile, ma può dare origine nel tempo ad anemia e di conseguenza a un senso di spossatezza piuttosto serio. Altri sintomi caratteristici dei GIST sono dolore o disturbi all'addome, presenza di una massa addominale, vomito e nausea, senso di sazietà precoce, perdita di appetito e di peso e spossatezza.

La presenza di questi sintomi può essere legata a molte altre cause diverse dal GIST - che è una malattia rara - e per questo motivo è sempre necessario rivolgersi al medico per chiarire ogni dubbio.

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Diagnosi

Se si notano sintomi sospetti, il primo passo è senza dubbio rivolgersi al proprio medico di base o allo specialista che valuteranno la storia medica personale e familiare attraverso una serie di domande e poi effettueranno una visita completa alla ricerca di eventuali segni della malattia (per esempio la presenza di una massa anomala a livello dell'addome). Dopo questo primo incontro il medico potrà decidere se prescrivere ulteriori esami di approfondimento che, nel caso di sospetto GIST, sono soprattutto esami di diagnostica per immagini. Si può procedere con tomografia computerizzata (TC), risonanza magnetica, tomografia a emissione di positroni (PET), endoscopia e raggi X con bario. Una volta individuata un'area sospetta si deve necessariamente procedere con la biopsia, cioè con l'asportazione di una piccola porzione di tessuto che viene poi analizzata al microscopio. Già la forma delle cellule osservate al microscopio è utile per arrivare alla diagnosi, ma si procede sempre anche con analisi più approfondite a livello molecolare, per verificare, per esempio, che sia espressa la proteina KIT, presente in quasi tutti i GIST ma non negli altri tumori del tratto gastrointestinale a parte qualche piccola eccezione. Anche gli esami del sangue possono essere utili per rivelare la presenza di anemia legata al sanguinamento causato dal tumore.

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Evoluzione

Assegnare uno stadio al tumore (stadiazione) è fondamentale per decidere quale strategia di trattamento scegliere e per determinare la prognosi. Per i GIST, come per molti altri tumori, si utilizza il sistema di stadiazione TNM che valuta la dimensione del tumore (T), la sua diffusione ai linfonodi (N) e la presenza di altre metastasi (M).

Molto spesso, però, i medici che si occupano di tumori stromali gastrointestinali valutano anche altri parametri che danno un'idea più precisa di quanto velocemente la malattia progredisca o quali siano le probabilità che il tumore ritorni dopo il trattamento. Oltre alla dimensione del tumore, i più importanti tra questi parametri sono la conta mitotica - che rappresenta il numero di divisioni cellulari in corso, più alto nella malattia più aggressiva - e la sede di origine della neoplasia. In genere un indice mitotico elevato e/o dimensioni maggiori di 10 cm aumentano il rischio di ricorrenza dopo il trattamento.

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Come si cura

La scelta del trattamento più adatto in caso di GIST dipende da diversi fattori legati alla malattia, come per esempio la dimensione del tumore e la sua sede di origine, ma anche dalle condizioni generali del paziente. La chemioterapia classica e la radioterapia non sono molto efficaci in questo tipo di tumore e non sono quindi utilizzate come trattamenti standard. La radioterapia può al limite essere utile nel caso di GIST localizzati al retto, ma non è comunque l'opzione di prima scelta. Nella maggior parte dei casi, il trattamento iniziale è rappresentato dalla chirurgia, che permette di asportare e curare definitivamente la malattia localizzata ed è utile per rimuovere masse che si sono diffuse in altri organi (metastasi). Se la malattia è già diffusa e non risulta asportabile con il bisturi, i medici hanno a disposizione un farmaco mirato molto efficace: si tratta di imatinib, una molecola che ha come bersaglio la proteina KIT e la proteina PDGFRA, entrambe appartenenti alla famiglia delle cosiddette tirosin-chinasi e presenti nella maggior parte dei GIST. Colpendo queste proteine, imatinib riesce a bloccare la crescita del tumore e permette di raggiungere una risposta nell'80% circa dei pazienti che lo assumono. Questa terapia causa inoltre effetti collaterali ridotti rispetto alle chemioterapie classiche e può essere assunta anche a casa, per via orale, senza bisogno di ricovero in ospedale. Imatinib può essere anche utilizzato nel caso in cui la malattia si ripresenti dopo la chirurgia e come trattamento adiuvante dopo l'asportazione chirurgica della massa principale nei pazienti ad alto rischio di ricaduta o infine come terapia neoadiuvante, prima dell'intervento, per ridurre la massa del tumore e facilitare il lavoro del chirurgo. Dal 2006 è stato approvato in Europa anche un altro farmaco - sunitinib - per il trattamento dei GIST nelle persone che non possono assumere o che sono diventate resistenti a imatinib. Come imatinib, anche sunitinib ha come bersaglio le tirosin-chinasi (per esempio KIT) e ha proprietà anti-angiogeniche, cioè è in grado di bloccare la formazione di nuovi vasi sanguigni (angiogenesi) che potrebbero alimentare il tumore.

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Le informazioni presenti in questa pagina non sostituiscono il parere del medico

Ultimo aggiornamento mercoledì 23 aprile 2014.

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