Leucemia linfatica cronica

La parola all'esperto

Leucemia: la parola all'esperto

Alessandro Rambaldi, ematologo, parla delle leucemie.

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Cos'è

La leucemia linfatica cronica (LLC) è una neoplasia ematologica dovuta a un accumulo di linfociti nel sangue, nel midollo osseo e negli organi linfatici (linfonodi e milza).

I linfociti sono cellule del sistema immunitario che sorvegliano l'organismo e attivano le difese nei confronti di microorganismi o cellule tumorali e si distinguono in B o T in base al tipo di risposta che sono in grado di attivare.

Nella LLC uno di questi linfociti (per lo più un linfocita B) subisce una trasformazione maligna e produce un clone linfocitario, cioè un insieme di un gran numero di cellule uguali tra loro che non rispondono più agli stimoli fisiologici e diventano immortali. Continuano così a riprodursi e ad accumularsi nel sangue, nel midollo osseo, negli organi linfatici (linfonodi e milza) e, talvolta, anche in altri organi.

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Quanto è diffusa

È la leucemia più comune nel mondo occidentale ed è tipica nell'anziano. L'età media alla diagnosi è attorno ai 65 anni e meno del 15% dei casi viene diagnosticato prima dei 60 anni.

Colpisce ogni anno circa 5 persone su 100.000 e l'incidenza aumenta con l'aumentare dell'età. In Italia le stime parlano di circa 1.600 nuovi casi ogni anno tra gli uomini e 1.150 tra le donne.

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Chi è a rischio

Come molti tumori, anche la LLC può essere provocata da fattori ambientali che interagiscono con caratteristiche genetiche dell'individuo. Non sono stati identificati fattori di rischio modificabili dall'individuo, ma diversi studi hanno dimostrato che fattori genetici o familiari possono predisporre allo sviluppo della malattia.

Nei parenti di primo grado di pazienti affetti da LLC l'incidenza è maggiore rispetto a quella osservata in una popolazione normale di controllo.

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Tipologie

Sono stati identificati due diversi tipi di LLC: una che cresce e progredisce molto lentamente tanto che a volte trascorrono anni prima che il paziente abbia bisogno di un trattamento, e una che invece cresce più velocemente e rappresenta una forma più grave di malattia.

Per distinguere i due tipi di LLC sono necessari esami specifici che valutano il livello di alcune proteine come ZAP-70 e CD38, presenti in concentrazioni più elevate nella forma a crescita veloce.

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Sintomi

In più della metà dei pazienti, la LLC viene diagnosticata per caso, nel corso di un esame del sangue per altra ragione, oppure perché si nota un linfonodo ingrossato a livello del collo, delle ascelle o dell'inguine. Infatti in circa due casi su tre la diagnosi avviene in uno stadio ancora senza sintomi. Il sintomo più frequente è l'adenopatia generalizzata: i linfonodi appaiono di consistenza elastica e non sono dolorosi al tatto ed è frequente anche l'ingrossamento di milza (splenomegalia) e fegato (epatomegalia).

Con il progredire della malattia possono comparire altri sintomi comuni anche alle altre leucemie e sono provocati dall'invasione del midollo osseo da parte delle cellule maligne: stanchezza, pallore e palpitazioni per via dell'anemia; emorragie per la riduzione delle piastrine. L'aumento dei linfociti impedisce la produzione nel midollo osseo delle altre cellule di difesa: si parla quindi di immunodeficienza, che predispone all'insorgenza di infezioni.

Circa 5 pazienti su 100 presentano anche disturbi autoimmuni, cioè producono anticorpi contro il proprio organismo, in particolare contro le altre cellule del sangue, che vengono quindi distrutte (anemia emolitica e piastrinopenia).

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Prevenzione

Attualmente non è possibile determinare regole precise per la prevenzione della LLC, le cui cause non sono del tutto chiare.

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Diagnosi

In presenza di sintomi sospetti e di segni che fanno pensare a una possibile leucemia, il medico prescrive come primo esame un prelievo di sangue dal quale è possibile valutare numero e aspetto delle diverse cellule. Si sospetta la presenza di una malattia leucemica in presenza di una linfocitosi persistente, cioè un numero di linfociti nel sangue superiore a 4.000/mmc che non diminuisce nel tempo, ma sono comunque necessari ulteriori esami per la conferma finale. Si procede quindi nella diagnosi con l'esame morfologico, cioè osservando lo striscio di sangue al microscopio e si esegue inoltre un esame che serve per distinguere le forme tumorali dai linfociti che aumentano, invece, per reazione a infezioni (linfocitosi reattive benigne).

In una piccola percentuale di pazienti, la diagnosi di LLC può derivare dal riscontro di un'anemia (carenza di globuli rossi) o di una piastrinopenia (carenza di piastrine). Gli esami necessari per la diagnosi sono:

  • esame emocromocitometrico (per valutare il numero delle cellule del sangue)
  • dosaggio delle immunoglobuline
  • test di Coombs e ricerca di anticorpi antipiastrine
  • caratterizzazione (anche a livello molecolare) dei linfociti partendo da sangue periferico
  • TAC collo, torace, addome superiore e inferiore
  • ago aspirato del midollo osseo e biopsia ossea

La biopsia dei linfonodi può essere utile nei casi dubbi in cui non si riesce a formulare una diagnosi con il solo esame del sangue. Inoltre viene eseguita di routine quando la malattia evolve e diventa più aggressiva.

Gli esami di diagnostica per immagini come TAC, risonanza magnetica, ecografia e raggi X possono essere utili per determinare quanto la malattia si è diffusa e se i trattamenti hanno avuto effetto.

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Evoluzione

Si tratta di una malattia dal decorso variabile. Alcuni pazienti possono mantenersi stabili per più di 10 anni, mentre altri possono andare incontro a una rapida crescita della leucemia.

Anche per la LLC esistono diversi sistemi di stadiazione, che assegnano cioè uno stadio alla malattia in base a parametri predefiniti. I più comuni sono:

  • la stadiazione secondo Ray: più utilizzata negli Stati Uniti, che divide la malattia in 5 stadi indicati come 0, I, II, III e IV.
  • la stadiazione secondo Binet: più comune in Europa, che divide la malattia in 3 stadi indicati come A, B e C.

Questi sistemi di classificazione sono molto diffusi e utili nella pratica clinica, ma hanno il limite di non tenere conto dei nuovi parametri biologici che oggi il medico utilizza per definire la prognosi e scegliere la terapia come, per esempio:

  • il tempo di raddoppiamento del numero dei linfociti (indice della rapidità di diffusione della malattia)
  • il dosaggio della beta2microglobulina, che indica l'evoluzione verso la malignità;
  • il dosaggio dell'enzima lattico deidrogenasi (LDH);
  • la presenza delle proteine ZAP-70 e CD38 sulle cellule leucemiche;
  • la presenza di delezioni (cioè la mancanza di una parte) dei cromosomi 11 e 17;
  • le mutazioni a carico dei geni di una porzione delle immunoglobuline delle cellule leucemiche;

Sulla base del quadro fornito da tutti questi parametri è possibile preparare per ogni paziente un preciso programma terapeutico.

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Come si cura

La leucemia linfatica cronica è una malattia a crescita lenta e di conseguenza, una volta effettuata la stadiazione, non è detto che tutti i pazienti debbano essere subito sottoposti alle terapie. In molti casi infatti il trattamento inizia solo quando la malattia diventa sintomatica altrimenti si adotta la tecnica del "wait and wacht" (cioè si aspetta e nel frattempo si effettuano controlli periodici dell'andamento della malattia).

Se si decide di iniziare il trattamento, in genere si procede con la chemioterapia che spesso utilizza farmaci analoghi delle purine, ma anche agenti alchilanti come ciclofosfamide oppure corticosteroidi o altri farmaci.

Determinate categorie di pazienti, come per esempio i più giovani e quelli che non rispondono alle altre terapie, possono essere sottoposte a trapianto di cellule staminali emopoietiche.

Il trapianto allogenico (da donatore) consente di ottenere la remissione molecolare della malattia, cioè la scomparsa totale del clone leucemico grazie alla sostituzione delle cellule del paziente con cellule da parte di un donatore sano. Nella LLC si preferisce in genere utilizzare il trapianto non mieloablativo (detto anche a intensità ridotta) vista anche l'età spesso avanzata dei pazienti.

Negli ultimi anni sono entrati a far parte dei trattamenti disponibili per la LLC diversi anticorpi monoclonali usati da soli o in combinazione con la chemioterapia.

Tra questi il più noto è alemtuzumab, una proteina somministrata per via endovenosa e diretta contro l'antigene CD52 che è presente ad alta densità sulle cellule della LLC e sui linfociti T. Un altro farmaco attualmente utilizzato in associazione alla chemioterapia è rituximab, un anticorpo monoclonale diretto contro l'antigene CD20 che si trova sulla superficie dei linfociti B. Ofatumumab è un altro anticorpo contro CD20 che può essere utilizzato in alcuni casi specifici e sono attualmente in fase di studio diversi altri farmaci da utilizzare da soli o in combinazione.

La chirurgia non viene utilizzata nel trattamento della LLC, mentre la radioterapia può rivelarsi utile a fini palliativi, cioè per ridurre il dolore in pazienti con malattia in fase avanzata che non risponde alle altre terapie, o come preparazione al trapianto di cellule staminali.

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Le informazioni presenti in questa pagina non sostituiscono il parere del medico

Ultimo aggiornamento martedì 26 novembre 2013.

Agenzia Zoe

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