La ricerca non si ferma

È stato messo a punto un altro tipo di linfociti CAR-T, in cui è inserito un recettore che permette di attaccare le cellule di mieloma e leucemia mieloide: stanno per iniziare le prime sperimentazioni nei pazienti, volte a stabilire la sicurezza e l'iniziale efficacia antitumorale della terapia.

Altri laboratori hanno ottenuto poi buoni risultati con linfociti geneticamente modificati con TCR clonali specifici contro una molecola chiamata NY-eso1, espressa normalmente solo durante la fase embrionale, ma che ricompare in alcuni tumori, come melanoma e sarcoma.

Altre applicazioni del genere sono allo studio in tutto il mondo.

Quali altri approcci di terapia immunologica sono allo studio contro il cancro?

La ricerca sul sistema immunitario, così come quella che studia le caratteristiche biologiche dei tumori e del loro rapporto con l'ambiente circostante, aprono continuamente nuove strade da cui potrebbero emergere approcci innovativi all'immunoterapia del cancro.

Tra le diverse cellule del sistema immunitario, ci sono per esempio i macrofagi, che normalmente agiscono in prima linea, in maniera aspecifica, nella reazione infiammatoria, come protagonisti della cosiddetta "immunità innata". Alberto Mantovani, direttore scientifico della Fondazione Humanitas per la ricerca di Rozzano (MI), ha scoperto che all'interno dei tumori queste cellule, spesso paragonate a poliziotti corrotti, invece di frenarla, favoriscono la crescita e la progressione del tumore.

Nell'ambito del Programma di oncologia clinica molecolare 5 per mille di AIRC di cui è coordinatore, Mantovani ha dimostrato che una molecola da lui scoperta vent'anni fa, la pentraxina, in sigla PTX3, ha un ruolo fondamentale nell'impedire lo sviluppo dei tumori, proprio perché, come un meccanismo "anticorruzione", ostacola il reclutamento dei macrofagi, che nel cancro agiscono spesso come "poliziotti corrotti". Da questa scoperta è già cominciato il processo di sviluppo di nuovi farmaci, ma altri ne potranno venire a mano a mano che la ricerca mettere in luce nuovi possibili bersagli su cui agire.

Nel frattempo il gruppo afferente a Mantovani, coordinato da Paola Allavena, responsabile del Laboratorio di immunologia cellulare dell'Istituto clinico Humanitas, in collaborazione con l'Istituto nazionale tumori di Milano e l'Università degli Studi di Milano, ha scoperto che contro queste stesse cellule che agiscono come "poliziotti corrotti" dal cancro è efficace anche un farmaco già approvato in Europa per il trattamento dei sarcomi del tessuti molli e il tumore ovarico, la trabectedina, sviluppata nei laboratori dell'Istituto Mario Negri di Milano dal gruppo di Maurizio D'Incalci.

Molti altri approcci innovativi che puntano a stimolare le difese dell'organismo, invece che a uccidere le cellule tumorali, stanno emergendo dai laboratori di tutto il mondo. Si susseguono gli annunci di "vaccini anticancro", in cui la più comune parola "vaccino" è usata al posto di "immunoterapia". Alcuni di questi sono molto promettenti, ma tutti sono ancora in fase sperimentale. Ci vorrà ancora un po' di tempo perché i risultati siano confermati e possano eventualmente modificare la pratica clinica.

 

 

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Ultimo aggiornamento martedì 30 agosto 2016.

Agenzia Zadig

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