Terapia ormonale per il tumore della prostata

Il testosterone prodotto dai testicoli maschili stimola la crescita del tumore della prostata. La terapia ormonale cerca di contrastare questa azione rallentando o bloccando la sintesi di questo ormone (deprivazione androgenica).

La maggior parte delle cellule tumorali risponde a questa privazione, tuttavia alcune proliferano indipendentemente dalla stimolazione ormonale e non rispondono alla cura. La quantità di queste cellule resistenti può aumentare con il passare del tempo rendendo la malattia "resistente alla castrazione".

Il trattamento ormonale è comunque un'arma preziosa per ridurre il rischio che la malattia in fase iniziale si ripresenti dopo il trattamento e per ridurre i sintomi di quella avanzata rallentando o fermando la crescita delle cellule. In questi casi gli ormoni riescono in genere a tenerla a bada per diversi anni prima che il tumore smetta di rispondere alla cura.

Quando si fa la terapia ormonale per il tumore della prostata?

La terapia ormonale si aggiunge all'intervento chirurgico e alla radioterapia per evitare che la malattia si ripresenti quando alcuni elementi indicano che questo rischio può essere elevato:

  • il tumore ha oltrepassato la capsula che riveste la prostata (lo stadio è quindi detto T3);
  • presenta all'esame istologico un alto punteggio di Gleason;
  • i valori di PSA erano molto elevati al momento della diagnosi.

Il trattamento può iniziare prima, durante o dopo la radioterapia e viene proseguito per un periodo variabile da sei mesi a tre anni.
In alcuni casi, per esempio quando la malattia è troppo estesa o diffusa per essere trattata efficacemente con l'intervento chirurgico o la radioterapia, i medici possono decidere di optare per la sola terapia ormonale.

La terapia androgeno soppressiva viene inoltre utilizzata laddove si presenti una recidiva della malattia dopo un trattamento loco regionale chirurgico o radioterapico.

Quali sono gli effetti collaterali della terapia ormonale per il tumore della prostata?

I più frequenti effetti collaterali della terapia ormonale per il tumore della prostata sono comuni, in varia misura, a tutti i tipi di trattamento perché sono una conseguenza diretta dell'effetto inibitore della cura stessa sull'azione degli androgeni (deprivazione androgenica):

  • riduzione del desiderio sessuale;
  • difficoltà erettili;
  • vampate di calore e sudorazioni;
  • rigonfiamento e dolore mammario.

I disturbi regrediscono in genere dopo alcuni mesi dalla sospensione della terapia.

Come si fa la terapia ormonale per il tumore della prostata?

La consistente riduzione dei livelli di testosterone in circolo, necessaria per contrastare la crescita delle cellule tumorali, si può ottenere in vari modi:

  • asportando chirurgicamente entrambi i testicoli (orchiectomia bilaterale): questo tipo di intervento è quello che permette di ottenere i risultati migliori nei tempi più brevi, ma ovviamente è più difficile da accettare psicologicamente. Per questo oggi, a meno che sia il paziente stesso a preferire questa soluzione drastica per non doversi sottoporre continuamente alle cure, l'intervento chirurgico è riservato a casi di urgenza, in cui occorre abbassare rapidamente i livelli di testosterone per ridurre la compressione di metastasi ossee sul midollo spinale (compressione spinale). Negli altri casi si usano i farmaci;
  • con diversi tipi di farmaci che riducono i livelli di testosterone nel sangue:

In base alle caratteristiche del paziente e della sua malattia, i medici possono prescrivere l'uno o l'altro di questi tipi di farmaci isolatamente o associarne due (per esempio gli agonisti dell'LHRH con gli antiandrogeni per prevenire il cosiddetto tumour flare. La cura può essere proseguita in maniera continua o essere interrotta (terapia intermittente) per brevi periodi, per ridurre l'impatto dei suoi effetti collaterali.

Agonisti dell'LHRH (o GnRH)

Vedi la scheda "terapia ormonale per il tumore al seno".

Antiandrogeni

Il testosterone stimola la replicazione delle cellule tumorali della prostata legandosi a specifici recettori che si trovano sulla superficie delle cellule stesse. Gli antiandrogeni sono farmaci che bloccano l'interazione tra l'ormone sessuale maschile e questi recettori, inibendo così la crescita del tumore. Provocano meno disturbi di erezione, ma più dolore a livello mammario rispetto agli agonisti dell'LHRH . Possono essere associati ad altri medicinali nelle prime fasi di trattamento per ridurre l'effetto provocato dal temporaneo aumento della produzione di androgeni (tumour flare) o per tutta la sua durata, per potenziarne l'effetto (blocco androgenico totale). In altri casi invece si possono utilizzare da soli (prima, ma più spesso dopo, l'eventuale intervento).

I più comuni sono:

Ciproterone acetato

È il farmaco di questa classe da più tempo sul mercato. Si assume sotto forma di compresse per bocca due o tre volte al giorno dopo i pasti, meglio se a intervalli regolari. Quando è usato in associazione agli agonisti dell'LHRH per prevenire la reazione di tumour flare, si deve cominciare a prendere alcuni giorni prima degli altri medicinali, continuando per quattro-sei settimane.

Oltre agli effetti collaterali tipici della terapia ormonale, il ciproterone acetato può provocare nausea che in genere si riesce a controllare con i comuni farmaci sintomatici quali la metoclopramide. In meno di un caso su 100 può indurre alcune di queste conseguenze:

  • interferire con la funzione del fegato, per cui si cerca di non utilizzarlo troppo a lungo;
  • provocare anemia;
  • favorire la coagulazione del sangue provocando trombosi;
  • nei pazienti in cura per molto tempo è stato segnalato un aumento del rischio di tumori benigni del cervello detti meningiomi, per cui la cura non è indicata in chi ha avuto una di queste formazioni.

I diabetici, infine, dovranno tenere sotto stretto controllo la loro glicemia perché il ciproterone acetato può influire sui livelli di zucchero nel sangue.

Bicalutamide

L'uso di questo farmaco, che si prende per bocca una sola volta al giorno, in aggiunta al trattamento chirurgico e radioterapico, sembra ridurre significativamente il rischio di progressione della malattia quando questa si è diffusa oltre la capsula che riveste la prostata o ha raggiunto i linfonodi più vicini. Provoca meno effetti collaterali del ciproterone acetato ma è quello che più di altri favorisce la comparsa di tensione e dolore a livello mammario: il disturbo può essere evitato associando al farmaco il tamoxifene o irradiando la zona mammaria prima dell'inizio del trattamento.

Flutamide

Si prende per bocca tre volte al giorno. Come la bicalutamide incide meno degli agonisti dell'LHRH sull'attività sessuale, ma può provocare una fastidiosa diarrea.

Antagonisti dell'LHRH

Gli antagonisti del GnRH bloccano a livello dell'ipotalamo lo stimolo iniziale da cui parte la cascata di messaggi che spinge testicoli e ovaie a produrre gli ormoni sessuali.
Di questa nuova classe di farmaci è stata introdotta sul mercato per ora una sola molecola, chiamata degarelix. Viene somministrata sotto forma di iniezioni sottocutanee nell'addome: due nel primo giorno di trattamento e poi una ogni mese.
Bloccando completamente la produzione di ormoni non provoca il fenomeno del tumour flare che si verifica con gli agonisti dell'LHRH e quindi non richiede la concomitante somministrazione di antiandrogeni.

 

 

Le informazioni presenti in questa pagina non sostituiscono il parere del medico

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Ultimo aggiornamento giovedì 17 dicembre 2015.

Agenzia Zadig

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