Francesca, tumore al seno

"Facevo appello alla resistenza, quella della canna di bambù, che si piega ma non si spezza"

Francesca si ammala di tumore al seno, ma come il bambù, con resistenza e pazienza e grande fiducia nella medicina, ne viene fuori. Da questa esperienza nasce anche un libro, dal titolo "Storia di una ragazza fuori di seno".

francesca-seno

Mi chiamo Francesca e vivo a Parma, dove lavoro come insegnante di scuola primaria. Sono mamma di due bambini: Tommaso e Giovanni.

Dovrei, prima di raccontare la mia storia, dire che la parola cancro mi ha accompagnato fin da quando sono nata, come un fantasma che mi rincorreva e mi perseguitava. Quasi tutte le donne della mia famiglia, infatti, si sono ammalate e sono morte per cancro e fu questo il motivo per cui decisi, nel 2007, di sottopormi al test genetico per la ricerca del gene BRCA. Ci pensai un po' su e dopo aver ascoltato vari pareri presi la decisione che mi ha salvato la vita.

Ricordo che su un foglio scrissi i pro e i contro. Nel foglio c'erano molti pro e un solo contro: se avessi saputo di avere il gene avrei perso la serenità, ma questo contro fu subito scacciato via dal pensiero che comunque serena non potevo esserlo, per quanto avevo visto capitare nella mia famiglia. Sarei stata sicuramente più tranquilla nelle mani del medico. Il referto diceva BRCA1 positivo. Sono stata seguita dal centro di oncogenetica di Parma, nato dalla passione medica e dall'ascolto delle storie familiari come la mia.

Nei sette anni di controlli, non andavo solo a fare una visita o un'ecografia: mi sono sentita protetta, compresa, accompagnata. Con la prima gravidanza non ho potuto donare il sangue del cordone, che viene usato per trapianti di midollo. Così per la seconda gravidanza chiesi alle dottoresse del centro, che si prodigarono per capire se potevo farlo (o anzi, se non fosse, nel mio caso, utile una donazione destinata ai miei familiari). Fu così che ottenni di fare una donazione dedicata alla mia famiglia. Il 29 gennaio 2013, lo stesso giorno in cui ritirai le carte per poter donare il cordone, fu il giorno in cui i medici mi sottoposero a una biopsia con agoaspirato.

Nel momento per ogni donna più bello, all'ottavo mese di gravidanza, sentivo che qualcosa non andava, così chiamai la dottoressa, tanto per avere una rassicurazione telefonica: lei non sottovalutò la cosa, mi disse di andare a fare una visita e fu così che diventai una paziente oncologica.

Fu tutto molto veloce: il parto organizzato in neanche una settimana, la chemioterapia solo 11 giorni dopo. Una cura che è stata la mia salvezza. Non l'ho mai chiamata tossica e per me non lo è stata: è stata invece un'alleata preziosa. Ogni volta che facevo la terapia, recitavo una bellissima meditazione che mi è stata regalata. Ringraziavo tutte le generazioni di medici e farmacologi, risalendo indietro nei secoli, che con la loro esperienza e conoscenza hanno contribuito a rendere disponibili questi farmaci in grado di aiutarmi e curarmi.

Mi impegnavo perciò a onorare la cura in piena consapevolezza e gratitudine. Ringraziavo anche il mio corpo che, all'apparenza minuto, si stava rivelando forte e resistente. Facevo appello alla resistenza, quella della canna di bambù che si piega ma non si spezza. Ce n'è voluta tanta di resistenza. E molta pazienza e amore da parte delle persone che mi sono state vicine. Mio marito Alessio, prima di tutto e di tutti, che ha preso delle decisioni insieme a me, con razionalità e sensibilità; i miei suoceri, la mia famiglia, i medici che mi hanno curata e un gruppo di donne speciali, le "Ragazze fuori di seno", incontrate su un blog del dottor Salvo Catania, di Medicitalia, e condotto da medici altrettanto speciali che mi hanno insegnato che per affrontare le sfide della vita ci vuole non solo coraggio ma anche un pizzico di follia.

Continuo a recitare la mia meditazione, ringraziando i tanti medici che fanno ricerca: alcuni volti li conosco, perché ricevo Fondamentale, il giornale di AIRC, e nei loro occhi scorgo la passione e la voglia di non mollare nonostante le difficoltà.

Da questa esperienza è nato un libro intitolato Storia di una ragazza fuori di seno

Top

Resta in contatto