Emanuela, linfoma di Hodgkin

"Mio figlio è il segno visibile della mia vittoria" 

Emanuela aspettava due gemelli quando ha cominciato la sua lotta contro il linfoma di Hodgkin. Ma alla fine si è ripresa la sua vita

Emanuela era felice, giovane e bella presto sarebbe diventata mamma. Era al quinto mese di gravidanza, aspettava 2 gemelli.

emanuela linfoma di Hodgkin

La parola tumore suonò subito nella mia mente come sinonimo di "morte". Solo dopo, una volta metabolizzata la brutta notizia, il termine assunse il significato di "guerra". Una sfida che dovevo per forza combattere, e vincere.

La diagnosi di linfoma di Hodgkin arrivò purtroppo nel periodo in cui ero in attesa, da ormai cinque mesi, di due gemelli. A causa della malattia non potei portare a termine la gravidanza.
"Perché proprio a me?", mi chiesi, e perché proprio nel momento in cui nel mio grembo battevano due cuoricini? 
Quando frequenti quotidianamente i reparti oncologici e vedi i bambini malati capisci che non ci sono possibili risposte. E anzi, il modo coraggioso con cui i più piccoli affrontano la malattia e le conseguenti terapie ti insegna molto.

Iniziai ad assumere anch'io un atteggiamento positivo e capii che il mio sorriso e il mio ottimismo sarebbero stati miei alleati in questa dura battaglia. Avevo un unico scopo: volevo vivere.
La chemioterapia durò in totale 12 mesi. Fu un anno molto difficile, anche perché in quel periodo rimasi nuovamente incinta e per la seconda volta fui costretta a interrompere la gravidanza.
Finita la chemioterapia mi ripresi pian piano la mia vita, e tornai al lavoro. Dopo cinque anni dalla fine delle terapie, nonostante la possibilità concreta che la chemioterapia mi avesse reso sterile, riuscii a realizzare il mio sogno di sempre: rimasi ancora incinta e poi nacque Alessandro, che oggi compie 16 anni.

So benissimo che purtroppo non tutte le storie vanno a finire come la mia: l'ho sperimentato sulla mia pelle, perché ho perso mia madre dopo anni di malattia. Durante questo periodo le sono sempre stata accanto: anche lei si è sempre ritenuta fortunata perché, grazie ai progressi delle cure ottenuti con l'impegno della ricerca ha potuto vivere per un lungo periodo dopo la diagnosi della sua malattia.

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