Barbara, osteosarcoma

Una ragazza veramente in gamba

Per una bambina la paura di perdere una gamba può essere maggiore di quella di morire. Ed è questo timore che ha accompagnato a lungo Barbara, fin da quando le diagnosticarono, a soli nove anni, un osteosarcoma di IV grado. Ma ce l'ha fatta.

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barbara osteosarcoma

All'inizio sembrò un banale incidente sul campo di pallavolo: in seguito a una forte pallonata mi si gonfiò una gamba, tanto che dopo una decina di giorni era diventata il doppio dell'altra. I medici inizialmente ci rassicurarono, sospettando uno strappo muscolare, ma la gamba continuò a farmi molto male e non accennava a guarire. I miei genitori non erano convinti che l'incidente sportivo potesse giustificare i miei disturbi. Mi fecero allora sottoporre ad altri accertamenti fino a che la radiografia non svelò la lesione tumorale: un osteosarcoma. Subito ci indirizzarono al Rizzoli di Bologna, istituto all'avanguardia nell'ortopedia. Era il Natale del 1995.

Iniziai la chemioterapia. Il percorso fu lungo e difficile, tuttavia il mio fisico rispondeva bene al trattamento. Ad aprile fui operata: l'intervento durò circa 16 ore. Il mio terrore non era per l'intervento in sé, ma per la possibilità che la gamba fosse amputata, rischio che potevo correre vista la gravità della malattia. Per fortuna non andò così. Quando mi svegliai dopo l'anestesia fu la prima cosa che mi disse mio padre: la gamba era salva.

barbara osteosarcoma 1

Continuai la chemioterapia anche dopo l'intervento e negli anni seguenti mi sottoposi a continui controlli, che sono sempre risultati negativi. Le cure avevano avuto successo. Oggi vado spesso a trovare i pazienti del Rizzoli, perché credo che il racconto della mia esperienza, e soprattutto il suo lieto fine, possa dare forza e coraggio a chi sta combattendo il mio stesso male.

Sono stata ricoverata per circa un anno e mezzo. L'ospedale era diventato la mia seconda casa e la mia seconda scuola. Infatti, da ricoverata svolgevo regolarmente le lezioni e in questo modo non ho perso l'anno scolastico.
Anche se la mia vita è ancora segnata dalla riabilitazione e da controlli abbastanza frequenti, oggi posso guardare con gioia al futuro accanto a mio marito Andrea.

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