Screening per il tumore del collo dell'utero

Il cancro della cervice uterina è il quarto tumore più frequente nelle donne sotto i 50 anni. In Italia colpisce circa 2.200 donne ogni anno.

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Dagli anni Ottanta è dimostrato che questa neoplasia deriva da un'infezione persistente da Papillomavirus umano (HPV), quindi ha un'origine virale infettiva.

L'infezione da HPV - un evento molto frequente nella vita di una donna - regredisce spontaneamente nella grande maggioranza dei casi. Della piccola percentuale di donne in cui l'infezione diventa persistente, soltanto una parte sviluppa le lesioni che precedono il cancro invasivo.

Il processo tumorale è in genere lento: può impiegare fino a 20 anni. Un tempo sufficientemente lungo da consentire alle donne che si sottopongono regolarmente allo screening di interrompere lo sviluppo del tumore fin dagli stadi iniziali.

Il Pap test

Il Pap test è un programma di screening ormai consolidato e con una lunga storia alle spalle. I primi impieghi risalgono infatti agli anni Cinquanta del secolo scorso e, da quando il suo utilizzo si è affermato su larga scala, ha consentito di ottenere importanti risultati contro questo tumore. Basti pensare che la mortalità per tumore della cervice uterina è stabilmente in calo in Italia negli ultimi due decenni proprio grazie all'avvio di programmi di screening organizzato.

L'esame consente di verificare la presenza di cellule anomale sulla superficie del collo dell'utero (Per i consigli pratici consulta la voce Pap test nella Guida esami).

Chi lo deve fare e quando?

Lo screening del tumore del collo dell'utero in Italia, secondo le indicazioni dell'Osservatorio nazionale screening, prevede l'esecuzione di un Pap test ogni tre anni nelle donne con un'età compresa tra i 25 e i 65 anni.

Non è indicato eseguire il Pap test prima dei 25 anni. Le infezioni da Papillomavirus sono infatti più frequenti nelle fasce di età più giovani, ma nella quasi totalità dei casi regrediscono spontaneamente. Sottoporsi all'esame, dunque, esporrebbe inutilmente le ragazze a ulteriori esami non esenti da rischi. Allo stesso modo, per una donna che risulti negativa al Pap test a 65 anni, si può escludere questo tumore anche per gli anni futuri, visti i tempi di sviluppo molto lenti.

Che cosa succede se è positivo?

Se il Pap test risulta positivo, lo screening prevede l'esecuzione della colposcopia, un esame che permette la visione ingrandita del collo dell'utero attraverso una particolare lente. A questa si può far seguire una biopsia. Se l'esame istologico conferma la presenza di una lesione precancerosa, il trattamento consiste nella sua asportazione attraverso tecniche micro-chirurgiche eseguite ambulatorialmente e in anestesia locale.

Non tutte le lesioni pretumorali necessitano tuttavia del trattamento: a questo si ricorre soltanto per quelle in stadio più avanzato, dal momento che quelle più semplici potrebbero regredire spontaneamente.

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L’HPV test

I progressi della ricerca (che hanno associato il cancro del collo dell'utero all'infezione da Papillomavirus) e quelli delle tecniche diagnostiche (in particolare la messa a punto di test genetici) stanno rivoluzionando il consolidato Pap test.

Oggi sono disponibili, infatti, test in grado di rilevare il Dna del Papillomavirus sulla superficie del collo dell'utero (HPV test) (e quindi la presenza di un'infezione) e di anticipare così ulteriormente la diagnosi. (Per i consigli pratici consulta la voce HPV test nella Guida esami). Il test comincia quindi a essere impiegato in alcune aree del Paese al posto del Pap test, all'interno dei programmi di screening organizzati. Per la donna, le modalità di esame sono identiche: il campione però, invece di essere esaminato al microscopio, viene sottoposto a un test genetico.

Per le donne che risultino positive all'HPV test si esegue la lettura del campione al microscopio, come avviene con il tradizionale Pap test. Se anche questo esame conferma la positività allora si procede alla colposcopia. In caso contrario si può evitare questo accertamento, ma, a un anno di distanza, si ripete il test HPV. Se questo risulta nuovamente positivo, si procede con la colposcopia.

Lo screening con il test HPV al posto del Pap-test trova più lesioni del collo dell'utero di quelle che trova il Pap-test ed è quindi più protettivo, pur esponendo a un maggior rischi di falsi positivi, cioè di lesioni considerate sospette che a successivi accertamenti invece si rivelano innocue.

L'impiego dell'HPV test cambia tempi e modi dello screening del cancro del collo dell'utero: poiché l'esame trova lesioni più precocemente deve essere ripetuto ogni 5 anni invece che ogni 3 anni come il Pap-test.

Inoltre, poiché nelle donne più giovani le infezioni da HPV sono molto frequenti, ma nella maggior parte dei casi regrediscono spontaneamente, l'esame è raccomandato solo a partire dai 30-35 anni.

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Le informazioni presenti in questa pagina non sostituiscono il parere del medico

Ultimo aggiornamento venerdì 18 settembre 2015.

Agenzia Zadig

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