5 cose da sapere sugli attacchi di panico

Ultimo aggiornamento: 1 febbraio 2026

Tempo di lettura: 17 minuti

Che cosa sono gli attacchi di panico e cosa provocano nel corpo? Quanto sono diffusi? Che impatto hanno sulla vita delle persone? E quali strumenti abbiamo per affrontarli?

Gli attacchi di panico possono irrompere improvvisamente nella quotidianità con un’intensità inaspettata, lasciando sgomento e ansia per il timore di nuovi episodi. Non è un caso che il termine stesso abbia un’origine spaventosa. La parola “panico” proviene infatti da Pan, antico dio dei boschi e dei campi, metà uomo e metà capra che, secondo la mitologia greca, con le sue urla improvvise e terrificanti era in grado di atterrire mandrie, pastori e viandanti, scatenando un terrore incontrollato e paralizzante in chi si trovava in luoghi solitari.

Su queste manifestazioni improvvise non tutto è chiaro a medici e ricercatori. Nei limiti delle conoscenze disponibili, può essere utile approfondire l’origine di tali attacchi e farsi un’idea di cosa si può fare per affrontarli o per assistere adeguatamente chi ne soffre. Ecco una sintesi in 5 punti.

1. Che cosa sono gli attacchi di panico e come si manifestano

Un attacco di panico sopraggiunge sotto forma di un’ondata improvvisa di paura e apprensione che può presentarsi anche in assenza di un pericolo reale. Le sue manifestazioni fisiche sono tanto inaspettate quanto spiacevoli. Il cuore accelera, il respiro si fa corto, una fitta al petto o un senso di oppressione possono comparire senza avvisaglie e in modo travolgente. Altre sensazioni diffuse sono lo stordimento, il senso di irrealtà e la depersonalizzazione, cioè il non sentirsi connessi al proprio corpo. La sensazione di non essere più in controllo del proprio organismo e la paura di impazzire, spesso riferite dai pazienti, fanno degli attacchi di panico un’esperienza difficile da dimenticare.

Quando episodi come quello descritto diventano ricorrenti, si parla di disturbo da attacchi di panico, una condizione che rientra nella famiglia dei disturbi d’ansia. Per la diagnosi, il riferimento è il DSM-5, il Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, pubblicato e periodicamente aggiornato dall’American Psychiatric Association (APA), la più vasta associazione professionale di psichiatri al mondo. Nel testo sono indicati i criteri diagnostici con cui i medici possono classificare i disturbi, per esempio distinguendo un attacco di panico isolato da un disturbo invece ricorrente.

2. Che cosa succede nel corpo durante un attacco di panico

Gli attacchi di panico coinvolgono molte parti dell’organismo. Tra i sintomi riconosciuti come tipici degli attacchi di panico vi è la sensazione di nodo alla gola, di mancanza di respiro o persino l’impressione di stare per soffocare. Nei casi peggiori si può perfino svenire. Altri sintomi ricorrenti includono l’accelerazione del battito cardiaco, le palpitazioni, una sensazione di dolore o fastidio al petto, una sudorazione improvvisa e cospicua, brividi o vampate di calore, vertigini, nausea, sensazione di intorpidimento, formicolii e in alcuni casi tremore.

Il battito accelerato è legato al rilascio di un neurotrasmettitore, l’adrenalina. È una risposta dell’amigdala, l’area del cervello che, tra le altre cose, rileva i pericoli e prepara l’organismo ad affrontarli. Si tratta di un meccanismo che si è affermato nel corso dell’evoluzione permettendo agli individui della nostra specie di difendersi da rischi concreti e importanti, come fuggire da predatori e altre minacce. In genere, però, gli attacchi di panico si verificano in situazioni in cui non ci sono pericoli importanti, per cui si ha una reazione sproporzionata e fuori luogo. Normalmente, quando il cervello riconosce che non c’è alcun allarme reale, il meccanismo di allerta si inattiva e la frequenza cardiaca torna gradualmente al battito a riposo grazie a una diversa molecola, l’acetilcolina.

Gli attacchi di panico sono talmente intensi e allarmanti che a volte le persone e i loro soccorritori pensano a un infarto. Questi attacchi, però, non mettono le persone in pericolo di vita, né causano danni fisici a lungo termine. Nella fase acuta, in genere un attacco dura fino a 20 minuti, raggiungendo il picco nei primi 10. Di fatto non si tratta di un fenomeno particolarmente duraturo, ma l’intensità dei sintomi è tale che, per chi lo vive, anche pochi secondi possono sembrare interminabili.

3. Quanto sono diffusi e quale origine possono avere

Gli attacchi di panico sono molto più comuni di quanto si pensi. Come emerso da una ricerca che ha considerato oltre 140.000 persone in 25 Paesi, circa il 13,2% degli adulti sperimenta almeno un attacco di panico nel corso della vita. A soffrire di attacchi di panico ricorrenti è invece circa il 4% della popolazione adulta nel mondo. L’esordio è più frequente nella tarda adolescenza o nella prima età adulta, con l’età media attorno ai 24 anni circa, anche se non è raro che si presenti anche oltre i trent’anni. Le donne sono colpite circa il doppio rispetto agli uomini, per ragioni ancora non comprese.

Per quanto riguarda le cause ci sono ancora molte incognite. Alcuni studi hanno suggerito che in circa il 40% dei casi i disturbi di panico avrebbero una componente ereditaria. Non è chiaro, tuttavia, perché soltanto alcuni membri delle famiglie colpite manifestino la condizione, né sono note, a oggi, le varianti geniche eventualmente coinvolte. Peraltro, il disturbo può comparire anche senza una storia familiare alle spalle, suggerendo che vi sia un’interazione complessa tra predisposizione e aspetti ambientali. Si tratta dunque di un fenomeno multifattoriale, alla cui origine non sembra esserci una singola causa scatenante, bensì una combinazione di elementi.

4. I fattori di rischio

Chi ha vissuto un attacco di panico può sviluppare la paura costante di nuovi episodi: la paura di avere paura, anche chiamata, in gergo medico, preoccupazione anticipatoria. È un meccanismo che alimenta l’ansia e può condizionare le abitudini portando, per esempio, a evitare luoghi e situazioni che in qualche modo sono associate a un attacco avuto in passato. Inoltre, specialmente se gli attacchi sono avvenuti in pubblico, possono generare imbarazzo e vergogna. Alcune persone hanno anche attacchi di panico notturni e, per paura di esserne colti, possono avere problemi ad addormentarsi, avere il sonno leggero e rimandare il momento di andare a letto, con il rischio di sviluppare disturbi del sonno.

Il rischio è che chi è soggetto a disturbi di panico incontri difficoltà a vivere e organizzare la propria esistenza quotidiana. Può inoltre provare profondo disagio in situazioni molto comuni, come frequentare spazi chiusi o salire sui mezzi di trasporto, con possibili ripercussioni anche sulla vita sociale. Se trascurato, il disturbo da attacchi di panico può inoltre favorire lo sviluppo di depressione e aumentare le probabilità di alcolismo e abuso di sostanze rispetto a chi non ne soffre.

5. Attacchi di panico: cosa fare

Le strategie per prevenire e affrontare gli attacchi di panico vanno elaborate in base alle caratteristiche di ogni persona. In generale includono strumenti psicologici e, quando necessario, farmacologici. La terapia cognitivo-comportamentale è considerata uno degli approcci più efficaci, perché aiuta a riconoscere i pensieri e i comportamenti che alimentano il ciclo della paura e a intervenire su di essi.

I farmaci più utilizzati sono invece gli antidepressivi, in particolare gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI) e le benzodiazepine (solitamente nella fase iniziale della cura e per brevi periodi). In entrambi i casi sono necessarie la prescrizione e la supervisione di uno specialista. Ai trattamenti è possibile affiancare metodi di rilassamento, tra cui esercizi specificamente ideati per rendere più consapevole e regolare la respirazione. Infatti, il controllo della respirazione è uno dei modi con cui è possibile attenuare un attacco di panico in corso.

Articolo originariamente scritto da Alice Pace e pubblicato il 1° febbraio 2022, rivisto da Alice Pace nel gennaio del 2026.

  • Alice Pace

    Giornalista scientifica freelance specializzata in salute e tecnologia, anche grazie a una laurea in Chimica e tecnologia farmaceutiche e un dottorato in nanotecnologie applicate alla medicina. Si è formata grazie a un master in giornalismo scientifico presso la Scuola superiore di studi avanzati di Trieste e una borsa di studio presso la Harvard Medical School di Boston. Su Instagram e su Twitter è @helixpis.