Caldo estremo: come proteggersi e quali sono i rischi per la salute

Ultimo aggiornamento: 4 agosto 2026

Tempo di lettura: 17 minuti

Le ondate di calore sono sempre più frequenti, ma, a differenza di altre emergenze sanitarie, possono essere previste e i loro danni possono essere in certe condizioni prevenuti. Alle precauzioni individuali devono aggiungersi allerte efficaci da parte di servizi sociali e sanitari in grado anche di raggiungere e proteggere chi rischia di più.

I cambiamenti climatici stanno rendendo le ondate di calore sempre più frequenti, lunghe e intense. Ne derivano molti possibili problemi per la salute, anche letali. Basti pensare che nell’estate 2024 il caldo è stato associato a 19.038 morti in eccesso in Italia, la quota più alta tra i 32 Paesi europei considerati in uno studio pubblicato sulla rivista Nature Medicine. L’Italia guidava questa graduatoria anche nel 2022 e nel 2023. Stime come queste mostrano che il caldo estremo non è più un’occasionale e sgradevole anomalia, ma un’emergenza sanitaria ormai ricorrente che è necessario affrontare. Per questo occorrono misure legislative e operative per la prevenzione e il contrasto dell’emergenza, e accorgimenti da assumere a livello individuale. Vediamo dunque i principali effetti del caldo eccessivo sulla salute e come è possibile affrontare il problema.

Perché il caldo estremo è pericoloso per la salute

Il corpo umano deve mantenere la propria temperatura interna intorno ai 37 °C. Quando l’ambiente si riscalda, l’organismo cerca di disperdere il calore aumentando il flusso di sangue verso la pelle e la sudorazione. Se però l’aria è molto calda, l’umidità è elevata o l’esposizione si prolunga, questi meccanismi possono non essere più adeguati né sufficienti, per cui l’organismo è sottoposto a uno stress crescente.

Malessere da caldo, esaurimento e colpo di calore

La dilatazione dei vasi sanguigni può abbassare la pressione; se il calo è rapido, al cervello arriva meno sangue e si può svenire. Inoltre, con il sudore si perdono acqua e sali minerali: la carenza di sali favorisce i crampi, mentre la disidratazione riduce il volume di sangue in circolo e il cuore può battere più velocemente per mantenere la circolazione.

Quando l’organismo non riesce più a compensare il calore e la perdita di liquidi, può comparire l’esaurimento da calore, con sudorazione intensa, estrema debolezza, pelle pallida e fredda e polso debole. Se non si interviene, si può arrivare al cosiddetto colpo di calore: la temperatura raggiunge o supera i 40 °C e possono comparire confusione, convulsioni o perdita di coscienza. È un’emergenza medica che può danneggiare rapidamente diversi organi e portare rapidamente alla morte.

Caldo e patologie preesistenti: quali sono i rischi

La maggior parte dei decessi associati al caldo non è però dovuta al colpo di calore, ma all’aggravamento di patologie già presenti. Il Ministero della salute segnala in particolare le malattie cardiovascolari e cerebrovascolari, le patologie respiratorie croniche, l’insufficienza renale, il diabete e alcune malattie neurologiche e psichiatriche.

Effetti indiretti del caldo estremo

A questi danni si aggiungono quelli indiretti. Il caldo può accompagnarsi a concentrazioni più elevate di ozono, peggiorando la qualità dell’aria e i problemi respiratori. Può inoltre mettere sotto pressione reti elettriche, acquedotti, trasporti e strutture sanitarie, con altre possibili conseguenze per la salute.

Dalla previsione alla prevenzione delle ondate di calore

Le ondate di calore si verificano quando temperature molto elevate persistono per più giorni consecutivi, con scarsa escursione termica tra il giorno e la notte, spesso insieme ad alta umidità, forte irraggiamento solare e limitata ventilazione. Le ondate di calore, però, non arrivano senza preavviso. I sistemi di previsione meteorologica permettono in genere di sapere quando arriveranno con alcuni giorni di anticipo. Le persone possono quindi prepararsi, mentre ospedali, servizi sociali, luoghi di lavoro e amministrazioni locali possono attivare misure previste in appositi piani preparatori.

Questi temi si trovano descritti e discussi nella seconda edizione del rapporto Heat–health action plans, pubblicato a giugno 2026 dall’Ufficio regionale per l’Europa dell’OMS per aiutare governi, regioni e città a prepararsi alle ondate di calore attraverso i piani caldo-salute. Gli esperti hanno individuato 8 elementi necessari per un piano efficace: coordinamento, sistemi di allerta, individuazione delle persone più esposte, comunicazione, preparazione dei servizi sanitari, riduzione dell’esposizione, sorveglianza e valutazione dei risultati.

Tradotti in pratica, questi elementi portano a 3 domande: che cosa può fare ciascuno di noi quando il caldo è in arrivo? Che cosa deve accadere quando scatta l’allerta? Come possiamo rendere case e città meno esposte, in preparazione alle prossime estati?

Cosa fare contro il caldo: precauzioni individuali

Il caldo viene spesso considerato un disagio da sopportare, più che una minaccia per la salute, e troppo spesso le precauzioni vengono rimandate finché non compaiono i primi disturbi. Invece, seguire tali precauzioni è fondamentale per la salute.

Come proteggersi dal caldo quando si esce

Quando le previsioni annunciano temperature pericolose, il Ministero della salute ricorda di evitare l’esposizione diretta al sole tra le 11 e le 18 e di limitare l’esercizio fisico alle ore più fresche. Quando è necessario uscire, sono preferibili abiti leggeri di cotone, lino o altre fibre naturali, insieme a un cappello chiaro, occhiali da sole e una protezione solare adeguata. Neonati, bambini, persone non autosufficienti e animali non devono mai essere lasciati in un’automobile parcheggiata, neppure per pochi minuti.

Come rinfrescare la casa durante le ondate di calore

In casa, la prima difesa consiste nell’impedire al sole di riscaldare gli ambienti, schermando le finestre più esposte con persiane, tende o veneziane. L’aria condizionata è utile, ma in genere è sufficiente regolarla tra 25 e 27 °C, mantenendo contenuta l’umidità ed evitando bruschi sbalzi rispetto all’esterno. I ventilatori fanno circolare l’aria ma non raffreddano la stanza: quando la temperatura interna supera i 32 °C non sono considerati efficaci contro gli effetti del caldo.

Cosa mangiare e bere durante il caldo

È importante compensare le perdite di liquidi, per cui occorre bere regolarmente almeno un litro e mezzo al giorno d’acqua, anche quando non si avverte la sete. Utile anche consumare molta frutta e verdura fresche, anche se questo non diminuisce la quantità d’acqua da assumere. Vanno invece limitate le bevande con caffeina e quelle zuccherate, che hanno poco potere dissetante, ed evitate del tutto quelle alcoliche. Bisogna consumare pasti freschi, leggeri e digeribili, facendo attenzione a rispettare sia la catena del freddo, sia un’accurata conservazione degli alimenti, per evitare contaminazioni e cibi deteriorati, favoriti dalle alte temperature. Chi soffre di malattie del cuore, dei reni o del fegato, oppure segue una terapia che limita l’assunzione di liquidi o ne favorisce l’eliminazione, dovrebbe concordare con il medico le quantità d’acqua da bere nei periodi particolarmente caldi.

Attenzioni per anziani, bambini e persone fragili

Una particolare attenzione va riservata alle persone che per diverse ragioni non possono o non riescono a proteggersi dall’esposizione al sole. È inoltre importante contattare regolarmente chi è anziano, vive solo o non è autosufficiente e segnalare ai servizi sociali e sanitari le situazioni che richiedono assistenza. Nei lattanti e nei bambini piccoli bisogna controllare che non si surriscaldino e favorire il raffreddamento con una doccia tiepida, e lasciandoli, quando possibile, senza pannolino.

Cosa fare quando scatta l’allerta caldo

Un piano caldo-salute deve stabilire in anticipo chi fa che cosa e quando. Ogni livello di allerta dovrebbe attivare misure già concordate, evitando che Comuni, strutture sanitarie e servizi sociali debbano decidere se e come organizzarsi quando l’emergenza è già cominciata.

Il sistema di allerta caldo in Italia

In Italia il Sistema nazionale di previsione e allarme pubblica bollettini per 27 città a 24, 48 e 72 ore. Questo è basato su algoritmi che mettono in relazione le condizioni meteorologiche previste con gli effetti sulla mortalità osservati in passato. Così come la vulnerabilità varia da città a città, di conseguenza variano anche le soglie. I livelli vanno da 0, assenza di rischio, a 3, emergenza persistente (ovvero per almeno 3 giorni).

Il bollettino deve informare la popolazione e attivare la rete locale. Comuni, aziende sanitarie, medici e servizi assistenziali possono contattare le persone più esposte e aiutarle a raggiungere luoghi freschi, mentre ospedali e strutture residenziali devono prepararsi a un aumento della domanda. In estate è attivo anche il numero gratuito 1500, che fornisce informazioni sulle allerte e sui servizi disponibili.

La guida OMS cita il programma Viva gli Anziani! della Comunità di Sant’Egidio. In alcuni quartieri di Roma, dove la Comunità è nata, le persone con più di 80 anni vengono contattate regolarmente e ricevono maggiore assistenza durante le ondate di calore. Com’è emerso in uno studio osservazionale, nelle aree toccate dal programma si è rilevato un eccesso di mortalità inferiore rispetto ad aree di confronto, con condizioni simili dove però tali servizi non erano disponibili.ù

Protezione dei lavoratori e delle persone più esposte

La stessa logica vale per i lavoratori a rischio: un’allerta deve tradursi in azioni, come pause più frequenti, disponibilità di acqua e ombra, riduzione dei carichi e modifica degli orari. Alcune Regioni hanno inoltre emanato ordinanze che vietano determinate attività nelle ore più calde, quando il rischio supera una soglia prestabilita. Per esempio, in Emilia-Romagna, fino al 15 settembre 2026, nei giorni classificati a rischio “alto” è vietata l’esposizione prolungata al sole dalle 12:30 alle 16:00 in settori come l’agricoltura, il florovivaismo, i cantieri, le cave, alcuni piazzali della logistica e nelle consegne effettuate dai rider. La classificazione è basata sulle mappe di Worklimate, una piattaforma sviluppata da INAIL e Consiglio nazionale delle ricerche (CNR) per prevedere lo stress da caldo in differenti condizioni di lavoro.

Come rendere più freschi case e quartieri

L’OMS Europa ha definito le ondate di calore del 2026 una “prova generale”: ci dobbiamo infatti, purtroppo, aspettare estati ancora peggiori. Le precauzioni personali e il coordinamento dei servizi riducono i danni durante un’ondata, ma dobbiamo anche pensare a come rinfrescare più a lungo termine le nostre città.

Gli edifici possono essere progettati o modificati per trattenere meno calore. Tetti e facciate chiari o riflettenti assorbono meno radiazione; alberi e altre schermature esterne proteggono finestre e pareti; una buona ventilazione sfrutta l’aria più fresca della notte. Anche l’isolamento termico può aiutare, purché sia accompagnato da ombreggiamento e ventilazione.

Questi interventi riducono il bisogno di climatizzazione, che però nelle condizioni più pericolose può salvare vite. Poiché non tutti possono permettersi l’aria condizionata e il suo uso aumenta la domanda elettrica e il calore disperso all’esterno, servono anche apparecchi efficienti e luoghi pubblici freschi e accessibili.

La temperatura delle abitazioni dipende anche da ciò che le circonda. Alberi e aree verdi forniscono ombra e attenuano l’isola di calore urbana. Fontane, corsi e specchi d’acqua possono a loro volta contribuire al raffrescamento e offrire sollievo durante le giornate più calde. Gli interventi sono più urgenti nei quartieri densamente costruiti, con poco verde e abitati da persone che difficilmente possono raffrescare autonomamente la propria abitazione.

Uno studio su 93 città europee ha stimato che, portando al 30% la copertura arborea di ciascuna città, le temperature urbane estive avrebbero potuto diminuire in media di circa 0,4 °C e nel 2015 si sarebbero potute evitare 2.644 morti premature associate all’isola di calore urbana.

Imparare da ogni estate per migliorare i piani caldo-salute

I piani caldo-salute prevedono un miglioramento continuo. Durante ciascuna ondata, i dati sugli accessi al pronto soccorso, sui ricoveri e sulla mortalità possono indicare se il caldo sta già producendo effetti in eccesso rispetto ai dati degli anni precedenti. E dopo ogni estate, il confronto tra previsioni, interventi e conseguenze sanitarie permette di capire quali persone non sono state raggiunte, dove la catena di comando si è interrotta e quali misure devono essere corrette.

Presentando la nuova guida, il direttore regionale dell’OMS per l’Europa, Hans Kluge, ha indicato un obiettivo volutamente ambizioso: zero morti legate al caldo.

Domande frequenti su caldo estremo e rischi per la salute

Quali sono i rischi del caldo estremo per la salute?

Il caldo estremo può portare a esaurimento da calore, colpo di calore, disidratazione e crampi. La maggior parte dei decessi associati al caldo è dovuta però all’aggravamento di malattie già presenti, in particolare quelle cardiovascolari e cerebrovascolari, le patologie respiratorie croniche, l’insufficienza renale, il diabete e alcune malattie neurologiche e psichiatriche.

Quali sono i sintomi del colpo di calore?

Il colpo di calore si manifesta quando la temperatura corporea raggiunge o supera i 40 °C. I sintomi possono includere confusione, convulsioni o perdita di coscienza. Si tratta di un’emergenza medica che può danneggiare rapidamente diversi organi e portare alla morte. Prima del colpo di calore può manifestarsi l’esaurimento da calore, con sudorazione intensa, estrema debolezza, pelle pallida e fredda e polso debole.

Il caldo può causare un abbassamento della pressione?

Sì. Con il caldo, l’organismo dilata i vasi sanguigni per disperdere calore e questo può abbassare la pressione. Se il calo è rapido, al cervello arriva meno sangue e si può svenire. Inoltre, con il sudore si perdono acqua e sali minerali: la disidratazione riduce il volume di sangue in circolo e il cuore può battere più velocemente per mantenere la circolazione. Chi soffre di malattie cardiovascolari è tra le persone più a rischio durante le ondate di calore.

Cosa fare per proteggersi dal caldo?

Il Ministero della salute raccomanda di evitare l’esposizione diretta al sole tra le 11 e le 18 e di limitare l’esercizio fisico alle ore più fresche. Quando si esce sono preferibili abiti leggeri di cotone, lino o fibre naturali, cappello chiaro, occhiali da sole e protezione solare. In casa è importante schermare le finestre esposte al sole con persiane, tende o veneziane, regolare l'aria condizionata tra 25 e 27 °C ed evitare bruschi sbalzi termici rispetto all’esterno.

Cosa mangiare e bere con il caldo?

Con il caldo è importante bere regolarmente almeno un litro e mezzo di acqua al giorno, anche in assenza di sete, e consumare molta frutta e verdura fresche. Vanno limitate le bevande con caffeina e quelle zuccherate ed evitate quelle alcoliche. I pasti devono essere freschi, leggeri e digeribili. Chi soffre di malattie del cuore, dei reni o del fegato, o segue terapie che limitano l’assunzione di liquidi, dovrebbe concordare con il medico le quantità d’acqua da bere.

I ventilatori sono efficaci contro il caldo?

Non sempre, perché fanno circolare l’aria, ma non raffreddano la stanza, per cui sono considerati inefficaci quando la temperatura supera i 32 °C. In queste condizioni per fronteggiare il caldo può essere utile ricorrere all’aria condizionata, regolata tra 25 e 27 °C e con umidità contenuta.

Cosa sono i piani caldo-salute e a cosa servono?

I piani caldo-salute sono strumenti strategici che aiutano governi e città a prepararsi alle ondate di calore, perché servono a coordinare le azioni di prevenzione e risposta, riducendo l’impatto sanitario del caldo estremo.

Come funziona il sistema di allerta caldo in Italia?

In Italia, il Sistema nazionale di previsione e allarme pubblica bollettini per 27 città. Questi bollettini prevedono il rischio su una scala da 0 a 3, basandosi su algoritmi che collegano le condizioni meteo alla mortalità storica locale, attivando così misure preventive specifiche per ogni livello di emergenza.

  • Stefano Dalla Casa

    Giornalista e comunicatore scientifico, si è formato all’Università di Bologna e alla Sissa di Trieste. Scrive o ha scritto per le seguenti testate o siti: Il Tascabile, Wonder Why, Aula di Scienze Zanichelli, Chiara.eco, Wired.it, OggiScienza, Le Scienze, Focus, SapereAmbiente, Rivista Micron, Treccani Scuola. Cura la collana di divulgazione scientifica Zanichelli Chiavi di Lettura. Collabora dalla fondazione con Pikaia, il portale dell’evoluzione diretto da Telmo Pievani, dal 2021 ne è il caporedattore.