Tumore dell'ovaio

Per il tumore dell'ovaio le evidenze scientifiche identificano tre categorie di fattori di rischio: ormonali, ambientali ed eredo-familiari

Ultimo aggiornamento: 24 aprile 2017

Tempo di lettura: 7 minuti

Cos'è

Le ovaie sono due organi delle dimensioni di “una grossa mandorla” di circa tre centimetri di diametro (ma con variazioni rispetto all'età) situati una a destra e una a sinistra all'utero, cui sono connessi dalle tube.

Le loro funzioni sono due: produrre ormoni sessuali femminili e ovociti, cellule riproduttive femminili.

Ogni mese, quando la donna è fertile e non in stato di gravidanza, le ovaie producono un ovocita che si muove verso l'utero per essere fecondato.

Il cancro all'ovaio è dovuto alla proliferazione incontrollata delle cellule dell'organo, il più delle volte le cellule epiteliali (ovvero non quelle che producono gli ovuli). Anche le cellule germinali possono, però, essere all'origine di una forma tumorale.

La parola all'esperto

L'oncologo medico Sandro Pignata fa il punto sul tumore dell'ovaio e sui progressi della ricerca.

Quanto è diffuso

In Italia il tumore dell'ovaio colpisce circa 5.200 donne ogni anno, secondo le stime 2017 del Registro Tumori. È al nono posto tra le forme tumorali e costituisce il 3 per cento di tutte le diagnosi di tumore.

In Europa rappresenta il 5 per cento di tutti i tumori femminili. È più frequente nella popolazione caucasica, nei Paesi dell'Europa nord-occidentale e negli USA, mentre è assai meno frequente nei Paesi asiatici, africani, sudamericani.

Chi è a rischio

Tra i fattori di rischio per il cancro dell'ovaio c'è l'età: la maggior parte dei casi viene identificata dopo l'ingresso in menopausa, tra i 50 e i 69 anni.

Altri fattori di rischio sono la lunghezza del periodo ovulatorio, ossia un menarca (prima mestruazione) precoce e/o una menopausa tardiva e il non aver avuto figli. L'aver avuto più figli, l'allattamento al seno e l'uso a lungo termine di contraccettivi estroprogestinici diminuiscono il rischio d’insorgenza del tumore dell'ovaio e sono quindi fattori di protezione.

Esiste però un altro fattore di rischio: secondo una stima del National Cancer Institute, una percentuale tra il 7 e il 10 per cento di tutti i casi di tumore dell’ovaio è il risultato di una alterazione genetica ereditaria. In presenza di mutazioni dei geni BRCA1 e BRCA2 può verificarsi la presenza contemporanea, o in tempi diversi, di carcinoma dell'ovaio e carcinoma della mammella. In questi casi il cancro dell'ovaio può verificarsi in un'età più giovanile di quello sporadico, non legato a queste alterazioni genetiche.

In famiglie con molti casi di tumore dell'ovaio o di carcinoma della mammella (più precisamente, più casi dello stesso tipo di tumore o di due tumori associati alla stessa alterazione genetica, come quelli di ovaio e mammella, nello stesso ramo della famiglia) è utile rivolgersi a un centro specializzato in consulenza genetica presso un istituto oncologico di rilievo nazionale.

Qualora una persona fosse portatrice di una di queste mutazioni genetiche, è consigliabile seguire un programma di stretta sorveglianza con mammografie ed ecografie.

Va ricordato, comunque, che l'esistenza in famiglia di tumori dell'ovaio può essere un fattore di rischio rispetto alla popolazione generale; non vi è però alcuna certezza che il tumore si sviluppi in tutte le donne imparentate. Inoltre i casi ereditari vanno distinti da quelli in cui il ripetersi di neoplasie nella stessa famiglia è dovuto al ripetersi di esposizioni, comportamenti e stili di vita comuni a più familiari.

Tipologie

I tumori maligni dell'ovaio sono di tre tipi: tumori epiteliali, tumori germinali e tumori stromali.

  • I tumori epiteliali originano dalle cellule epiteliali che rivestono la superficie delle ovaie. Essi costituiscono più del 90 per cento delle neoplasie ovariche maligne.
  • I tumori germinali originano dalle cellule germinali (quelle che danno origine agli ovuli); essi rappresentano il 5 per cento circa delle neoplasie ovariche maligne, sono pressoché esclusivi dell'età giovanile (infanzia e adolescenza) e sono differenziabili dagli altri tumori maligni dell'ovaio perché producono marcatori tumorali riscontrabili nel sangue (come l'alfaproteina o la gonadotropina corionica) diversi da quelli prodotti dai tumori di origine epiteliale.
  • I tumori stromali originano dallo stroma gonadico (tessuto di sostegno dell'ovaio). In teoria costituiscono un gruppo facilmente diagnosticabile, dato che alla sintomatologia comune a tutti i tumori ovarici si uniscono effetti ormonali (ovvero legati a una eccessiva produzione di ormoni sia femminili sia maschili, perché parte delle cellule è in grado di produrre testosterone). La maggior parte di questi tumori sono caratterizzati da una bassa malignità. Essi rappresentano il 4 per cento circa delle neoplasie ovariche maligne.

Una recente classificazione, detta di Kurman, distingue il carcinoma ovarico in due gruppi, definiti tipo I e II.

I tumori di tipo I insorgono da cellule ben differenziate, come i tumori borderline (cioè di confine tra malignità e benignità); alcuni di questi possono essere a lenta crescita (carcinomi sierosi di basso grado). I tumori di tipo I sono correlati con un certo tipo di mutazioni a carico di specifici geni (tra cui KRAS, BRAF, PTEN e beta-catenina).

I tumori di tipo II, al contrario, sono tumori di alto grado, piuttosto aggressivi, che insorgono direttamente dal tessuto epiteliale dell'organo, senza passare da una fase precancerosa. Questi tumori sono molto instabili dal punto di vista genetico e mostrano mutazioni del gene P53. I tumori ereditari legati ai geni BRCA1 e BRCA2 sono di tipo II.

Sintomi

Il tumore dell'ovaio non dà sintomi nelle fasi iniziali. Per questo è difficile identificarlo precocemente.

Sono tre i sintomi che le donne dovrebbe tenere presente in quanto possibili indicatori precoci della presenza di un cancro delle ovaie: addome gonfio, aerofagia, bisogno frequente di urinare.

Lo affermano diversi studi apparsi negli ultimi anni sulle riviste mediche, che rimarcano anche quanto generici siano questi disturbi.

Secondo gli esperti si tratta di sintomi spesso sottovalutati in quanto comuni ad altre patologie minori.

Se questi sintomi si presentino insieme (o in rapida sequenza) all'improvviso, con in aggiunta una sensazione di sazietà anche a stomaco vuoto, allora occorre prestare particolare attenzione. In tal caso può essere consigliabile richiedere al ginecologo una semplice ecografia pelvica o transvaginale, che potrà dare una prima importante indicazione diagnostica.

Prevenzione

Non esistono, al momento, programmi di screening scientificamente affidabili per la prevenzione del tumore dell'ovaio.

Ciononostante alcuni studi hanno dimostrato che una visita annuale dal ginecologo che esegue la palpazione bimanuale dell'ovaio e l'ecografia transvaginale di controllo possono facilitare una diagnosi precoce.

Alcuni studi hanno tentato di utilizzare per un programma di screening sulla popolazione sana un marcatore presente nel sangue, il CA 125 che non risulta però affidabile perché troppo poco specifico. Questo marcatore è invece molto utile per monitorare l'eventuale ripresa della malattia in persone già curate per un tumore ovarico.

Diagnosi

La diagnosi si effettua mediante l'esame pelvico ossia la visita ginecologica e la palpazione dell'addome.

Nella valutazione clinica sono importanti l'età della paziente, le dimensioni e la consistenza delle ovaie.

In età fertile l'ovaio normale misura 3,5 cm. In menopausa l'ovaio va incontro ad atrofia e misura 2 cm; in menopausa tardiva misura meno di 2 cm. Se quindi l’ovaio palpabile in donna fertile è un ovaio normale, in una donna in post menopausa esso rappresenta il possibile segno di un tumore dell'ovaio, non necessariamente maligno, ma sempre meritevole di indagine. In età fertile è necessario un accertamento più fine per un ovaio di diametro superiore a 3,5 cm e di consistenza solida.

L'ecografia transaddominale o, ancor meglio, transvaginale è molto utile, talvolta combinata con il dosaggio del CA 125, un marcatore serico i cui valori possono però essere elevati sia in casi di tumori ginecologici e non, sia in patologie non neoplastiche come epatopatie croniche e pancreatite.

Oltre all'ecografia, vengono utilizzate la TC dell’addome e la risonanza magnetica con lo scopo di verificare la diffusione del tumore e la presenza di eventuali metastasi nel cavo addominale. In linea generale, come detto in precedenza, l'esame pelvico, la determinazione della concentrazione del CA 125 e l'ecografia transvaginale offrono qualche possibilità di una diagnosi precoce del carcinoma ovarico, che però non dà garanzie d’efficacia sufficienti per essere esteso come screening a tutta la popolazione femminile.

Un’indagine di screening (cioè, in assenza di sintomi) è consigliabile nel piccolo numero di soggetti con un cancro dell'ovaio in famiglia legato alla positività per i geni BRCA1 e 2; in tale caso gli esami vanno eseguiti ogni sei mesi a partire dall'età di 30-35 anni.

Evoluzione

Purtroppo il tumore dell'ovaio non dà segni di sé fino a quando non ha raggiunto dimensioni notevoli e questo influenza negativamente l'esito delle cure.

Negli stadi iniziali (stadio I, ossia quando la neoplasia è localizzata a un ovaio (o anche a tutti e due), il risultato di una terapia adeguata è soddisfacente.

Secondo i dati della la FIGO (Federazione Internazionale di Ginecologia e Ostetricia) la sopravvivenza a cinque anni è pari all'85 per cento. Negli stadi avanzati, invece, la sopravvivenza a cinque anni scende al 25 per cento.

Come si cura

Le donne colpite da un cancro dell'ovaio vengono sottoposte a intervento chirurgico la cui entità varia secondo lo stadio di malattia.

Tuttavia l'intervento chirurgico, pur demolitivo, non dà la certezza che il tumore non si ripresenti: per questo si consiglia, dopo l'intervento, una chemioterapia che è tanto più importante quanto più è avanzato il tumore asportato. Esistono molti schemi: uno dei più usati è a base di paclitaxel e di carboplatino con l’aggiunta del farmaco antiangiogenetico bevacizumab. Altri farmaci sono disponibili per le recidive.

La radioterapia non viene quasi mai impiegata nella terapia del carcinoma ovarico se non a scopo palliativo per alcune sedi metastatiche. Sono allo studio diversi farmaci biologici per la terapia del cancro dell'ovaio in fase avanzata: tra queste gli inibitori di PARP che agiscono sui sistemi di riparazione del DNA e gli immunoterapici.

Le informazioni presenti in questa pagina non sostituiscono il parere del medico.

  • Autori:

    Agenzia Zoe