Tumore delle ghiandole salivari

Il tumore delle ghiandole salivari è un tumore piuttosto raro di cui esistono numerosi sottotipi.

Ultimo aggiornamento: 12 febbraio 2024

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Cos'è

Le ghiandole salivari si distinguono in maggiori e minori. Le ghiandole salivari maggiori sono presenti in coppia, disposte in modo simmetrico, e comprendono parotidi (ai lati del volto), ghiandole sottomandibolari (sotto la mandibola) e ghiandole sottolinguali (sotto il pavimento boccale e la lingua). Le ghiandole salivari maggiori producono la saliva, un liquido ricco di enzimi e di anticorpi necessario ad avviare il processo di digestione dei cibi e a proteggere bocca e gola dalle infezioni.

Le ghiandole salivari minori, molto numerose (500-1.000), sono presenti in diverse regioni del volto, tra cui palato, lingua, guancia, ma anche naso, seni paranasali, laringe e prime vie aereo-digestive. Tutte le ghiandole al di fuori del cavo orale sono sieromucose e non salivari perché non contribuiscono alla produzione della saliva, ma sono definite ghiandole salivari per analogia con la struttura anatomica.

Le cellule che formano le ghiandole salivari possono andare incontro a trasformazione e dare origine a un tumore. I tumori che originano dalle piccole ghiandole sieromucose del tratto aereo-digestivo sono identici a quelli delle ghiandole salivari minori e, pertanto, sono tradizionalmente accorpati a questi ultimi.

La parola all'esperto

L'oncologa Laura Locati parla dei tumori delle ghiandole salivari e fa il punto sui progressi della ricerca su queste malattie.

Quanto è diffuso

Il tumore delle ghiandole salivari è piuttosto raro: rappresenta meno dell’1 per cento di tutti i tumori umani e il 5 per cento circa dei tumori della testa e del collo. Secondo le stime più recenti, ogni anno in Italia se ne diagnostica un nuovo caso ogni 100.000 maschi e meno di uno (0,7) ogni 100.000 femmine. In Europa si stimano 1,4 nuovi casi ogni 100.000, per un totale di circa 8.400 nuovi casi nel 2018.

Il tumore delle ghiandole salivari è più frequente tra i 60 e gli 80 anni, con una maggiore prevalenza per il genere maschile. Nel 2020, il 43 per cento circa delle diagnosi di tumore delle ghiandole salivari è stata registrata in pazienti di età superiore ai 65 anni e si stima che nei prossimi 20 anni questa percentuale arriverà all’80 per cento circa. È molto rara, invece, la comparsa di questo tumore nei bambini e negli adolescenti.

Chi è a rischio

Studiare i fattori di rischio per tumori così rari non è semplice, ma l’esposizione a radiazioni ionizzanti della zona di testa e collo soprattutto in giovane età può aumentare il rischio di sviluppare il tumore, per esempio a scopo terapeutico, in caso di pregressa radioterapia in età infantile; cobaltoterapia per tumori delle adenoidi nel passato; oppure a causa di incidenti atomici. Il fumo di sigaretta e l’esposizione professionale ad agenti chimici e derivati del nichel sono da considerare tra i fattori di rischio. Tra gli altri probabili fattori di rischio ci sono anche un precedente tumore benigno (adenoma pleomorfo) sempre nella stessa area.

Tipologie

Molti tumori delle ghiandole salivari sono benigni: non diventeranno mai maligni e nella maggior parte dei casi possono essere rimossi chirurgicamente.

Per quanto riguarda i tumori maligni, in più del 70 per cento dei casi interessano la ghiandola parotide e nel 10-20 per cento circa dei casi la ghiandola sottomandibolare, mentre sono rarissimi i tumori che originano nelle ghiandole sottolinguali e nelle salivari minori.

Esistono più di 20 differenti tipi di tumori salivari: tutti i tipi di cellule presenti nelle ghiandole salivari possono infatti dare origine a un tumore. In base al tipo di cellula dalla quale si sviluppano assumono nomi differenti. Il carcinoma mucoepidermoide è il più comune e colpisce spesso la parotide; il carcinoma adenoide cistico è tipico delle ghiandole salivari minori; esistono poi molti tipi di adenocarcinoma con caratteristiche specifiche (polimorfo di basso grado, a cellule basali, non specificato, mucinoso, eccetera). Nelle ghiandole salivari si possono generare anche altri tipi di tumore come, per esempio, carcinomi a cellule squamose, carcinomi indifferenziati, sarcomi e linfomi (molto rari).

Sintomi

I sintomi dei tumori delle ghiandole salivari si manifestano soprattutto nella regione della testa e del collo. Possono presentarsi con la comparsa di una massa o dolore al volto, al collo o alla bocca, difficoltà a inghiottire o asimmetrie visibili e mai notate in precedenza in forma, dimensioni e forza muscolare tra i due lati di volto, collo o bocca. La paralisi del nervo facciale può essere il primo segno di un tumore maligno del lobo profondo della ghiandola parotide.

Va prestata attenzione anche alle ostruzioni o ai sanguinamenti del naso e al senso di intorpidimento a livello del volto. Sono segni e sintomi che non necessariamente indicano la presenza di un tumore, ma che meritano comunque attenzione e un parere medico.

Prevenzione

In base ai dati oggi disponibili non è possibile stabilire una strategia di prevenzione efficace contro i tumori delle ghiandole salivari a parte evitare l’esposizione a radiazioni ionizzanti in quantità elevate e particolari circostanze, a sostanze come i derivati del nichel e al fumo, come detto sopra.

Diagnosi

La palpazione delle ghiandole salivari da parte del medico permette di scoprire noduli o eventuali masse di nuova formazione che, in alcuni casi, possono far sospettare un problema di tipo oncologico. La presenza di un nodulo non è però sufficiente a formulare una diagnosi certa. Dopo aver valutato la storia clinica e familiare e i risultati della visita ambulatoriale, in caso di situazioni sospette, il medico di base può richiedere una visita specialistica da un otorinolaringoiatra.

Tra gli esami utilizzati per diagnosticare un tumore alle ghiandole salivari sono particolarmente importanti l’ecografia, la tomografia computerizzata (TC) e la risonanza magnetica (RM) nei casi più avanzati. Per determinare il tipo di tumore, si procede con un’agobiopsia, cioè il prelievo di un frammento del tumore e la sua analisi al microscopio. La biopsia incisionale non è in genere ritenuta necessaria per la diagnosi.

Evoluzione

Come per molti altri tumori, anche per quelli delle ghiandole salivari viene utilizzato il sistema di stadiazione TNM, che consente di stabilire quanto la malattia sia estesa, prendendo in considerazione la dimensione del tumore (T) e la presenza di cellule tumorali nei linfonodi (N) e in organi lontani (metastasi, M).

Come si cura

L’intervento chirurgico rappresenta il primo passo della cura. In base al tipo istologico del tumore, allo stadio TNM e alla presenza o meno di fattori di rischio patologici, alla chirurgia può seguire la radioterapia (RT). La radioterapia con particelle (protoni e ioni carbonio) può essere indicata in alcune situazioni particolari, come i trattamenti ripetuti o per alcuni tipi istologici radioresistenti, per esempio il carcinoma adenoide cistico.

In presenza di malattia metastatica, le cure possono essere differenti in relazione al tipo istologico. Per il carcinoma adenoide cistico il primo approccio può essere semplicemente un monitoraggio clinico radiologico senza necessità di avviare una terapia, soprattutto in pazienti asintomatici e con basso carico di malattia. Per i pazienti con sola malattia polmonare, la metastasectomia (asportazione delle metastasi) potrebbe essere un’opzione in casi selezionati. Qualora si dovesse avviare una terapia sistemica, si può pensare a un farmaco con attività anti-angiogenica come lenvatinib o, in alternativa, a una chemioterapia a base di platino e adriamicina.

Il carcinoma duttale e il 20-30 per cento circa dei casi di adenocarcinoma sono caratterizzati dalla presenza del recettore per gli androgeni, che costituisce un ottimo bersaglio terapeutico per la terapia ormonale deprivativa (analogamente a quanto viene fatto per il carcinoma della prostata). In circa il 40 per cento dei casi possiamo trovare anche il recettore HER2, che può essere un ottimo bersaglio terapeutico per farmaci mirati (ad esempio, il trastuzumab). Il carcinoma secretorio è caratterizzato dal riarrangiamento del gene TRK, per cui esistono trattamenti mirati.

Per tipi istologici più rari, dove non sono noti specifici bersagli terapeutici, è sempre consigliabile effettuare analisi molecolari più approfondite. Una chemioterapia a base di platino e taxolo può essere suggerita come trattamento di prima linea. La partecipazione a sperimentazioni cliniche è sempre incoraggiata perché potrebbe offrire opportunità terapeutiche altrimenti non disponibili.

Dal momento che i tumori delle ghiandole salivari sono tumori rari, è importante rivolgersi a centri specializzati dove verrà indicato il percorso di cura più appropriato.

Le informazioni di questa pagina non sostituiscono il parere del medico.

  • Agenzia Zoe

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