Coriocarcinoma

Malattia rara che può svilupparsi nell'utero, più frequentemente durante la gravidanza

Ultimo aggiornamento: 4 luglio 2018

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Cos'è

Il coriocarcinoma di origine gestazionale è un tumore maligno raro che può svilupparsi dopo qualsiasi gravidanza, anche a seguito di un parto normale o un aborto o una gravidanza extrauterina, anche se di solito si forma dopo una cosiddetta mola vescicolare.

La mola vescicolare è una forma benigna pre-tumorale di tumore del trofoblasto, il tessuto da cui il feto trae nutrimento. In generale i tumori del trofoblasto rappresentano un gruppo raro di malattie che originano dalla placenta a seguito di una gravidanza. La mola vescicolare può essere causata da una fecondazione anomala dove non vi è la formazione dell’embrione, ma solo della placenta che assume un aspetto a vescicole. Altre forme maligne di tumori del trofoblasto, oltre al coriocarcinoma, sono il tumore del sito placentare e il tumore epitelioide.

Il coriocarcinoma di origine gestazionale è stato il primo tumore solido a essere curato con la chemioterapia e oggi la maggior parte delle pazienti guarisce anche quando la malattia ha già dato delle metastasi. Una caratteristica importante di questa neoplasia è la produzione di un marcatore chiamato beta HCG, l’ormone che è prodotto dalla placenta.

Quanto è diffuso

Il coriocarcinoma di origine gestazionale, che insorge dalla gravidanza, è un tumore raro: le stime parlano di un caso ogni 25.000-45.000 gravidanze. La mola vescicolare invece è più frequente, circa un caso ogni 1.200-1.500 gravidanze in Italia.

Chi è a rischio

Tra i fattori che predispongono a una mola vescicolare, la condizione predisponente al coriocarcinoma, uno dei più significativi è l’età, dato che questo tipo di patologia è più comune prima dei 20 anni e dopo i 40. Altri fattori di rischio sono una precedente gravidanza molare e l’essere di origine asiatica.

Tipologie

Non bisogna confondere il coriocarcinoma di origine gestazionale con le forme di coriocarcinoma che nascono nelle ovaie: sono malattie diverse che richiedono trattamenti differenti.

Sintomi

La mola vescicolare è spesso asintomatica e viene diagnosticata solo grazie all'esame istologico di un aborto spontaneo nelle prime settimane di gravidanza. Qualora vi siano sintomi, il più frequente è la perdita ematica, manifestazione tipica della minaccia d’aborto. Altri sintomi, molto frequenti anni fa e rari oggi, sono nausea e vomito molto accentuati, la presenza di cisti ovariche e le dimensioni dell’utero più grandi rispetto alla settimana di gestazione.

Uno dei sintomi più comuni del coriocarcinoma gestazionale è rappresentato da perdite di sangue anomale a livello uterino, non legate al ciclo mestruale o che proseguono a lungo dopo una gravidanza.

In un terzo dei casi i sintomi di un coriocarcinoma che insorge dopo una gravidanza non molare sono determinati dalla sede delle metastasi: se la neoplasia si estende oltre l'utero e ha dato origine a metastasi, si possono osservare anche sintomi legati all'organo colpito: tosse, dolore al torace e difficoltà a respirare se la malattia ha raggiunto i polmoni; presenza di masse vaginali se l'organo colpito è la vagina; mal di testa, vomito e paralisi in alcune aree del corpo se la malattia ha interessato anche il cervello.

La caratteristica dei tumori del trofoblasto è la produzione di gonadotropina corionica (beta HCG), l’ormone della gravidanza che, in caso sia di mola vescicolare sia di coriocarcinoma, può raggiungere livelli molto alti.

Prevenzione

Non esistono strategie di prevenzione efficaci per questo tipo di tumore, particolarmente raro.

Diagnosi

Dopo la diagnosi di mola vescicolare e rimozione del materiale molare dall’utero è importante il monitoraggio delle pazienti attraverso dosaggi ripetuti di beta HCG. Se il livello, dopo la gravidanza molare, scende fino a rientrare nella norma, come accade in più dell’80 per cento dei casi, non sono necessari ulteriori trattamenti. Il monitoraggio della beta HCG permette di identificare le donne che necessitano di un trattamento chemioterapico per raggiungere la guarigione (valori in aumento o in plateau).

In caso di gravidanza non molare la diagnosi è spesso difficile e tardiva. Il coriocarcinoma, infatti, si diffonde rapidamente e dà sintomi tardivi.

Si può sviluppare anche dopo anni dall’evento gravidico. Le donne in età fertile con perdite ematiche dai genitali, spesso molto abbondanti, devono dosare la beta HCG. Se l’ormone è elevato in assenza di una gravidanza attiva, deve essere sospettato un coriocarcinoma di origine gestazionale. Bisogna sospettare questo tumore anche quando a una giovane donna sono diagnosticate metastasi in assenza di una evidente origine del tumore.

La presenza di concentrazioni elevate di beta HCG è sufficiente a fare la diagnosi e non è necessario eseguire una biopsia.

Per approfondire si eseguiranno esami di diagnostica per immagini, come per esempio l'ecografia transvaginale, la radiografia del torace e la TC (tomografia computerizzata), che indicano dove e quanto la malattia è diffusa nell'organismo.

 

Evoluzione

Dopo la diagnosi di coriocarcinoma dovrà essere deciso il trattamento che, nella maggioranza dei casi, sarà chemioterapico. La chemioterapia permette la guarigione della maggior parte delle pazienti anche quando sono diagnosticate molte metastasi. È stata creata una classificazione che permette di suddividere le pazienti in due gruppi, ad alto e a basso rischio, in base a specifici fattori che includono: età, tipo di gravidanza, tempo trascorso tra la fine della gravidanza e la diagnosi della malattia, livello di HCG nel sangue, metastasi, organi colpiti dal tumore, dimensione del tumore e precedente chemioterapia. Questo punteggio consente di stabilire il tipo di trattamento più appropriato.

 

Come si cura

Le possibilità di curare in modo definitivo il coriocarcinoma gestazionale sono molto alte, soprattutto se la malattia è a basso rischio. La chemioterapia è la scelta più comune di trattamento ed è in genere efficace anche quando il tumore ha già dato origine a metastasi. Se il rischio è basso si procede con l'uso di un singolo farmaco chemioterapico, con effetti collaterali ridotti, mentre se il rischio è elevato si utilizza la combinazione di più farmaci, il che comporta maggiori effetti collaterali. Le percentuali di guarigione con la chemioterapia sono molto elevate e consentono, nella maggioranza dei casi, di preservare la fertilità della donna, permettendole così di poter avere dei bambini dopo la guarigione.

Le informazioni di questa pagina non sostituiscono il parere del medico.

  • Autori:

    Agenzia Zoe