Quando si definisce “valida” una cura contro il cancro?

Una cura contro il cancro è valida se ha seguito un preciso percorso di sperimentazione che ha avuto esito positivo, ed è successivamente stata approvata dagli enti preposti, nazionali e sovranazionali, che ne consentono l'uso nei pazienti.

Ultimo aggiornamento: 10 giugno 2018

Tempo di lettura: 7 minuti

In sintesi

  • Come tutti i tipi di terapie, anche quelle antitumorali devono essere sperimentate in studi clinici rigorosi, progettati in modo da poter determinare l'efficacia e la sicurezza del trattamento;
  • Prima di essere immessi sul mercato e somministrati ai pazienti, i trattamenti devono essere approvati da agenzie nazionali o sovranazionali, come EMA e AIFA per l’Italia;
  • Le sperimentazioni sono necessarie non solo per testare nuovi farmaci, ma anche per verificare la validità di nuove combinazioni di farmaci già noti o di differenti regimi terapeutici (variazioni di dose e/o modalità di somministrazione);
  • Ogni tumore presenta precise caratteristiche molecolari: una terapia efficace per un tumore può non esserlo per un altro simile in apparenza (per esempio nello stesso organo o tessuto), ma che in realtà presenta caratteristiche molecolari diverse.

In che cosa consistono le sperimentazioni per le terapie oncologiche?

Ogni farmaco o regime terapeutico, dopo essere stato sperimentato con animali da laboratorio (per un obbligo di legge) in una fase definita preclinica, deve superare lo studio sperimentale negli esseri umani, chiamato studio clinico (o clinical trial dall'inglese) che comprende quattro fasi:

  • La fase 1, condotta con un piccolo gruppo di individui, serve a valutare le caratteristiche del farmaco e a determinarne la dose massima che può essere tollerata senza che insorgano effetti collaterali gravi;
  • La fase 2, che si svolge con gruppi di pazienti, determina se il farmaco oltre a essere tollerato è più efficace sia del placebo sia degli altri farmaci già approvati per il problema da trattare;
  • La fase 3 allarga lo studio a gruppi più ampi di pazienti, in più centri ospedalieri, valutando se i risultati ottenuti nella fase precedente si confermano, rafforzano o indeboliscono;
  • La fase 4, anche nota come fase di sorveglianza post-marketing, si effettua quando il medicinale (o la combinazione) è già stato approvato e immesso sul mercato. In questa fase si raccolgono informazioni riguardo a eventuali effetti collaterali rari o variazioni di efficacia che possono emergere con maggiore probabilità quando il farmaco è usato su un numero di pazienti più ampio rispetto a quello necessariamente limitato dei pazienti che sono stati inclusi nella sperimentazione.

Tutti i farmaci, compresi i chemioterapici e le procedure terapeutiche, come per esempio la radioterapia, devono superare le prime tre fasi prima di entrare nella pratica clinica. Se un trattamento non supera una certa fase della sperimentazione, non può accedere alla fase successiva.

Quali enti devono approvare il trattamento terapeutico e vigilare?

In Europa e in Italia le istituzioni pubbliche che autorizzano e controllano le cure disponibili sono rispettivamente l'EMA (European Medicines Agency) e l'AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco). Il corrispettivo statunitense, che spesso viene preso come riferimento internazionale, è la FDA (Food and Drug Administration). Queste agenzie hanno diversi compiti: autorizzare l'immissione in commercio dei nuovi farmaci; vigilare sulla produzione delle aziende farmaceutiche; monitorare costantemente la rete di farmacovigilanza, ossia le segnalazioni da parte di medici e pazienti di eventuali problemi o effetti collaterali. Obiettivo primario di questi organismi è tutelare la salute dei cittadini promuovendo un'informazione corretta e indipendente sui farmaci. Ciò significa che si tratta di enti del tutto autonomi dalle industrie farmaceutiche.

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Come si può partecipare a uno studio clinico?

Se il paziente ha caratteristiche adeguate per entrare in un certo protocollo sperimentale, il medico oncologo può proporgli l'ingresso nella sperimentazione. Nella sperimentazione di fase 3, che in genere si svolge in più ospedali, il paziente può essere trattato con il farmaco sperimentale o con la terapia convenzionale o con un placebo qualora non esista ancora alcun trattamento. Non si sa a priori se il farmaco sperimentale sia più o meno efficace della terapia convenzionale o di un placebo: chiarire queste differenze è proprio lo scopo della sperimentazione.

Che tipo di sperimentazioni sono state fatte finora?

Le cure usate negli ultimi 40 anni in campo oncologico hanno seguito passo per passo il percorso della sperimentazione clinica. Derivano cioè dalla valutazione meticolosa di regimi terapeutici tollerati ed efficaci (fase 1 e 2), seguita dal confronto su larga scala dei nuovi trattamenti con i protocolli terapeutici in uso o con sostanze placebo (fase 3). Lo standard delle cure anti-tumorali che si usano oggi è stato raggiunto grazie a sperimentazioni che hanno dimostrato, per esempio, il valore dell'associazione di più farmaci antitumorali o della chemioterapia combinata alla radioterapia.

Cosa c'è di nuovo?

A partire dall’inizio di questo secolo le conoscenze relative alle caratteristiche genetiche e molecolari dei vari tipi di tumore si sono ampliate anche grazie a progetti, come il Cancer Genome Atlas, che hanno l'obiettivo di identificare alterazioni a livello molecolare che possono essere usate come bersaglio specifico di una terapia. Di conseguenza, anche la struttura delle sperimentazioni cliniche in campo oncologico è cambiata: si sta passando sempre più da grossi studi che comprendevano molti pazienti, a studi più mirati con piccoli gruppi di persone che non solo condividono lo stesso tipo di tumore, ma anche le sue caratteristiche molecolari. Questo approccio, più preciso e personalizzato, consente di ottenere un farmaco efficace con minori effetti tossici, e verrà quindi adottato sempre più spesso. Già oggi il medico può orientare una donna con tumore al seno verso la terapia ormonale oppure consigliare altre terapie, a seconda delle caratteristiche molecolari del tumore stesso.

In conclusione

Una cura contro il cancro è seria quando la sua efficacia e la sua sicurezza sono state valutate positivamente attraverso le varie fasi di una sperimentazione clinica, ed è stata poi approvata dagli enti preposti. Inoltre un trattamento terapeutico valido deve contenere indicazioni sulla malattia che è in grado di curare, sulla dose, la via di somministrazione e i tempi di assunzione della terapia. Infine i protocolli di cura che ne risultano devono essere pubblicati su riviste scientifiche, in modo che altri medici e ricercatori possano verificarli riproducendo a loro volta i risultati ottenuti nelle sperimentazioni.

In linea di principio bisogna diffidare di tutte le terapie che non sono conformi a queste regole. Per evitare di incorrere in "bufale", è utile informarsi attraverso il proprio medico e consultare i siti ufficiali di AIFA, EMA e FDA, oppure quelli delle società di oncologia medica europea (ESMO) o americana (ASCO) che sono aggiornate su tutte le terapie registrate e approvate.

  • Autori:

    Agenzia Zoe