Lo stress provoca il cancro?

No. I dati disponibili non mostrano che lo stress possa essere una causa diretta di cancro. Alcune ricerche di base suggeriscono possibili meccanismi per i quali alti livelli di stress cronico possono indirettamente favorirne insorgenza e diffusione.

Ultimo aggiornamento: 1 febbraio 2019

Tempo di lettura: 5 minuti

In sintesi

  • Gli studi epidemiologici sull’argomento sono pochi, non sempre di buona qualità e al momento non hanno riscontrato una relazione tra stress cronico e rischio di ammalarsi di tumore.
  • Studi in cellule in coltura e in animali di laboratorio dimostrano che lo stress cronico modifica la permeabilità dei vasi linfatici e favorisce l'angiogenesi, rendendo più facile la disseminazione di metastasi.
  • Alcuni studi hanno mostrato un possibile impatto dello stress sulla prognosi della malattia, ma non sul rischio di sviluppare il tumore.
  • Vi sono invece prove che dimostrano che lo stress favorisce comportamenti non salutari e può, in alcuni casi, incidere sulla qualità di vita del malato.

Per approfondire

Da tempo si sospetta che lo stress, soprattutto quando raggiunge livelli insolitamente alti per periodi molto prolungati, contribuisca ad aggravare il cancro e a peggiorare la prognosi, mentre appaiono tuttora infondate le ipotesi secondo cui esso avrebbe anche un ruolo nel causare la malattia.

Quali sono gli effetti dello stress?

Lo stress è un'esperienza tra le più comuni e quando non raggiunge il livello di guardia può avere un'importante valenza positiva sulla vita di ciascuno di noi, poiché accresce i livelli di attenzione e consente di migliorare le proprie performance, per esempio sul lavoro. L'effetto positivo delle "piccole dosi" di stress, tuttavia, può annullarsi e anzi diventare negativo quando questo cresce e permane a lungo. In questo caso, quando cioè lo stress diventa "cronico" e i livelli di adrenalina e noradrenalina rilasciati sono costantemente elevati, si possono alterare altri mediatori metabolici, come gli ormoni in circolazione, contribuendo a far salire la pressione arteriosa e portando alla comparsa di disturbi come ansia e depressione, disturbi gastrointestinali e persino infertilità. Anche il sistema immunitario può risentirne e inoltre il rilascio di ormoni dello stress può generare uno stato di infiammazione dannoso per l’organismo se protratto nel tempo. Proprio le alterazioni a livello immunitario e infiammatorio rappresentano due delle possibili ragioni molecolari alla base dell’idea che lo stress aumenti il rischio di sviluppare un tumore: un sistema immunitario debole e uno stato di infiammazione cronica possono infatti rendere l’organismo più debole nei confronti del tumore e favorire lo sviluppo della malattia.

Quale ruolo ha nell'insorgenza del tumore?

Per quanto riguarda il cancro, allo stato attuale non c'è alcuna ricerca che abbia dimostrato in maniera convincente un legame tra esposizione allo stress - per quanto intenso e prolungato - e l'insorgenza di una neoplasia. In passato alcuni studi, condotti prevalentemente in piccoli gruppi di donne, avevano suggerito una relazione, in particolare con il rischio di tumore mammario, che però non è stata confermata. Peraltro i metodi utilizzati non erano molto affidabili, dato che consistevano per esempio nel chiedere a posteriori, a persone già malate, se ricordavano di aver sofferto di stress prima della diagnosi: tipicamente in queste condizioni il ricordo può essere alterato, enfatizzato, “riscritto” come conseguenza dello stato psicologico associato alla malattia. Uno studio i cui risultati sono stati pubblicati nel 2016 ha valutato il legame tra stress e cancro in oltre 100.000 donne nel Regno Unito. Le conclusioni sono state che non esistono prove certe di un’associazione tra livelli di stress percepiti, eventi avversi nei 5 anni precedenti alla diagnosi, perdita dei genitori nell’infanzia o nell’adolescenza e rischio di tumore mammario.

Gli studi disponibili non riguardano solo il tumore al seno. Per esempio, nel 2013 un'ampia metanalisi ha verificato l'effetto dello stress legato al lavoro in più di 116.000 uomini e donne residenti in vari Paesi europei, che sono stati seguiti per oltre 12 anni. La metanalisi ha preso in esame la maggior parte delle ricerche di buona qualità pubblicate sull'argomento e ha rianalizzato i dati ottenendo una risposta verosimilmente più affidabile, perché basata su un numero molto grande di soggetti. Il risultato ha indicato che non c'è nesso tra questo tipo di stress e il rischio di tumore a intestino, polmone, seno o prostata.

Uno studio danese i cui risultati sono stati pubblicati nel 2015 sulla rivista European Journal of Epidemiology ha analizzato il legame tra disturbo post-traumatico da stress e sviluppo di diverse forme di tumore. Le conclusioni sono state molto simili: nessun legame tra stress e rischio di cancro.

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Quale ruolo ha nella diffusione di metastasi e nelle ricadute?

Nella primavera del 2016 la rivista Nature Communications ha pubblicato un importante studio sulla relazione tra stress e cancro. In esperimenti che hanno coinvolto animali di laboratorio, un gruppo di ricercatori australiani ha scoperto un meccanismo biologico attraverso cui lo stress incide sul sistema linfatico dei topi colpiti da tumore, favorendo una più rapida diffusione delle cellule metastatiche. Si tratta però di uno studio di base, con animali di laboratorio, e non di uno studio clinico condotto con i malati. Un ampio studio epidemiologico con esseri umani, che ha sistematicamente analizzato gli studi sulla relazione tra stress e ricadute, ha concluso che il nesso non c'è, almeno se si vanno a guardare i grandi numeri. I risultati sono stati pubblicati nel 2014 su Cancer Nursing.

Esistono effetti indiretti da cui guardarsi?

Limitare e lo stress e imparare a gestirlo al meglio è importante per altri aspetti. E questo vale se si è sani, ma ancor più se si è malati di tumore. Lo stress è spesso corresponsabile di comportamenti poco salutari - come l'abuso di alcolici, il fumo di sigarette o gli eccessi alimentari - che sono a loro volta associati in modo più o meno diretto con il rischio di cancro. Inoltre gli studi di laboratorio, negli animali, segnalano un effetto negativo dello stress sulla prognosi, con un aumento del rischio di metastasi. Anche numerosi esperimenti condotti in cellule umane isolate hanno dimostrato che l'adrenalina - prodotta dall'organismo in situazioni di stress - promuove l'angiogenesi, ovvero lo sviluppo di nuovi vasi sanguigni che rendono possibile la crescita del tumore e la comparsa di metastasi. Ovviamente anche la malattia, con i problemi che comporta sul piano fisico, psicologico e sociale, è un fattore di stress in sé, sia per chi ne è colpito sia per chi assiste e condivide le giornate dei pazienti. Adottare le contromisure per limitare lo stress diventa quindi determinante.

Anche se le dimostrazioni di un eventuale effetto negativo dello stress nel peggiorare l'andamento della malattia non sono ancora del tutto convincenti, alcuni studi segnalano il rischio che i malati soggetti a stress eccessivo finiscano per perdere la speranza e si sentano abbandonati a se stessi. Questa situazione a sua volta appare associata a un aumento del rischio di morte, attraverso un meccanismo ancora poco compreso, che potrebbe dipendere dall'abbandono parziale o totale delle terapie. D'altra parte mancano anche sufficienti prove, soprattutto perché mancano gli studi, che nei malati di tumore una gestione efficace dello stress migliori anche la prognosi e la sopravvivenza, o abbia effetti sul rischio di ricadute a distanza di tempo.

Come gestire lo stress in pratica?

Se i dati sulla relazione biologica tra stress e tumore sono ancora poco chiari, sono invece molto chiari quelli degli studi sulla qualità di vita delle persone e soprattutto dei malati. Contrastare lo stress con gli strumenti psicologici e farmacologici, quando necessario, può migliorare il benessere generale. Tra gli interventi di tipo psicoterapeutico efficaci sullo stress ci sono le terapie cognitivo-comportamentali e alcune tecniche di rilassamento e di meditazione come il training autogeno e la cosiddetta “mindfulness”. Il medico può anche prescrivere, per brevi periodi e in presenza di stress intenso, farmaci ansiolitici come le benzodiazepine.

Infine, nei casi più lievi, lo stress può anche essere gestito con interventi non medici: lo yoga e il tai chi-chuan sono discipline che aiutano a controllare lo stress, ma anche attività come il canto e, in generale, la socializzazione, riducono i livelli di ormoni dello stress nell'organismo.

 

In conclusione

Oggi non esistono prove chiare e definitive di un legame tra livelli elevati di stress per periodi prolungati e aumento del rischio di tumore. Alcuni studi condotti in laboratorio hanno suggerito la possibilità che lo stress aumenti il rischio oncologico, identificando anche alcuni dei possibili meccanismi alla base dell’associazione (primi tra tutti l’infiammazione e l’indebolimento del sistema immunitario), ma la maggior parte delle scarse ricerche epidemiologiche condotte negli esseri umani non ha mostrato alcun rapporto tra stress e rischio di cancro. Non bisogna dimenticare che tali ricerche non sono semplici: esistono vincoli etici che non permettono di causare volontariamente stress alle persone per valutarne le conseguenze e inoltre il cancro è una malattia complessa, causata da un intreccio di numerosi fattori di rischio che è difficile isolare e valutare singolarmente in una ricerca. Si può comunque affermare che, come suggeriscono al MD Anderson Cancer Center, “lo stress crea un ambiente favorevole per lo sviluppo del tumore” e per questa ragione è importante cercare di evitarlo, rivolgendosi se necessario anche a esperti.

  • Autori:

    Agenzia Zoe