Esistono alimenti da eliminare del tutto dalla dieta per prevenire il cancro?

Dipende. In presenza di determinate patologie, eliminare del tutto uno o più componenti della dieta è necessario, ma in linea generale le “diete senza…” non servono a prevenire il cancro e, anzi, possono provocare danni alla salute.

Ultimo aggiornamento: 19 luglio 2022

Tempo di lettura: 12 minuti

In breve

  • Attualmente non ci sono prove scientifiche certe di un legame diretto tra consumo di zucchero o grassi e aumento del rischio di tumori.
  • Zuccheri e grassi in eccesso però possono portare a un aumento di peso, noto fattore di rischio per diversi tipi di cancro.
  • Il glutine non ha un legame diretto con l’insorgenza dei tumori e non c’è ragione di eliminarlo dalla dieta per prevenire il cancro.
  • I dati scientifici oggi disponibili non mostrano, in generale, un legame tra consumo di latte e latticini e aumento del rischio di cancro. Di contro, questi alimenti sembrano avere un ruolo protettivo contro alcuni tipi di tumore.
  • Sono sempre più numerose le prove che anche un consumo minimo di alcol aumenta il rischio oncologico e che quindi la scelta più salutare è di eliminarlo dalla dieta.
  • In generale per la prevenzione delle malattie oncologiche è importante seguire un’alimentazione sana e bilanciata, che eviti gli eccessi e non escluda alcun tipo di alimento, se non in casi particolari e dietro raccomandazione medica.

Senza glutine, senza grassi, senza lattosio o senza zucchero. Non c’è che l’imbarazzo della scelta quando si tratta di regimi alimentari che bandiscono dalla tavola uno o più alimenti perché percepiti come potenzialmente pericolosi per la salute. Ma se in alcuni casi questa eliminazione è davvero importante e raccomandata dai medici, in molti altri casi si tratta di mode momentanee, basate su convinzioni personali più che su dati medico-scientifici dimostrati.

Senza zucchero è meglio?

Eliminare del tutto gli zuccheri dalla dieta è non solo un’impresa ardua, ma è soprattutto un’azione che può essere pericolosa per la salute ed è priva di senso per la prevenzione dei tumori. Lo zucchero è infatti il carburante principale delle nostre cellule, sia sane sia malate, e un nutriente fondamentale perché l’organismo funzioni al meglio. Al momento i dati scientifici disponibili non permettono di affermare che seguire una dieta senza zuccheri possa ridurre il rischio di sviluppare un tumore o possa migliorare la sopravvivenza in chi ha ricevuto diagnosi di cancro. I ricercatori sanno già da tempo che, sebbene lo zucchero sia fondamentale nel metabolismo cellulare, le cellule tumorali hanno un modo particolare di procurarsi la grande quantità di energia di cui necessitano. Fra questi vi è il cosiddetto Effetto Warburg, descritto circa 100 anni fa dal fisiologo tedesco Otto Heinrich Warburg, da cui il processo ha preso il nome. Le differenze di approvvigionamento energetico tra cellule sane e tumorali potrebbero essere uno dei talloni d’Achille del cancro, su cui sviluppare possibili future terapie. Al momento tuttavia si tratta di ipotesi sperimentali per possibili terapie di domani, e che in ogni caso non hanno nulla a che fare con quello che portiamo o porteremo ogni giorno in tavola.

Grassi sotto accusa

Secondo un recente sondaggio condotto dall’American Institute for Cancer Research (AICR), quattro persone su dieci sono convinte che una dieta ad alto contenuto di grassi possa aumentare il rischio di cancro. L’idea è stata suggerita dai risultati di alcune ricerche ormai classiche su nutrizione e tumori: nei Paesi con una dieta più povera di grassi (come il Giappone) i casi di cancro erano inferiori rispetto a Paesi come gli Stati Uniti, dove il consumo di grassi è più elevato. Gli studi condotti su un periodo più lungo e che tengono conto di altri fattori legati allo stile di vita hanno però portato a un cambio di rotta: il rischio di tumore non è così strettamente legato al consumo di grassi, almeno in modo diretto. Anche l’aumento del rischio di tumore del colon legato al consumo eccessivo di carni rosse e lavorate, segnalato nel 2015 dalla International Agency for Research on Cancer (IARC) in una monografia dedicata, non sembra legato alla presenza di grassi in questi alimenti, ma a quella di altre sostanze, come il ferro contenuto nei globuli rossi che ha un’azione ossidoriducente in grado di danneggiare il DNA.

Gli spunti per nuove ipotesi sul ruolo dei grassi nello sviluppo dei tumori non mancano. In articolo pubblicato sulla rivista Cancer Discovery nel 2018, alcuni ricercatori del Memorial Sloan Kettering Center di New York hanno suggerito un nuovo potenziale legame tra grassi e cancro. Analizzando le cellule di melanoma in un animale di laboratorio, lo zebrafish, i ricercatori si sono infatti resi conto che queste si posizionano molto spesso vicino ai tessuti adiposi e utilizzano il grasso come “terreno fertile” da cui trarre energia per crescere e diffondersi in altre aree. “Si tratta di risultati preliminari che necessitano di molte altre conferme e valutazioni prima di poter essere applicati anche agli esseri umani”, hanno spiegato i ricercatori, precisando che al momento lo studio non ha prodotto dati sufficienti per poter dare raccomandazioni specifiche su come modificare l’assunzione di grassi con la dieta.

Anche gli esperti della Harvard T.H. Chan School of Medicine ribadiscono che al momento non sono state dimostrate associazioni certe tra consumo di grassi e rischio di tumore, e hanno riportato su una pagina dedicata del proprio sito internet alcuni esempi di dati contraddittori emersi da diversi studi.

Leggi anche

Il “giusto peso” per grassi e zuccheri

Una cosa è certa: dare un taglio netto agli zuccheri e i grassi in eccesso aiuta a prevenire l’aumento di peso, un noto fattore di rischio per i tumori. Lo dimostrano anche i risultati pubblicati sul New England Journal of Medicine di una recente ricerca: l’eccesso di grasso corporeo sembra essere associato all’aumento di rischio di ben 13 tumori solidi, tra i quali tumore del fegato, del seno in donne in post-menopausa, del colon-retto, dell’ovaio, del corpo dell’utero e del pancreas.

Ma cosa significa consumare zuccheri e grassi “in eccesso”? Nel rapporto dedicato ai livelli di assunzione di riferimento per la popolazione italiana (LARN), gli esperti della Società Italiana di Nutrizione Umana forniscono dati precisi sia sulle quantità di energia (kilocalorie) da assumere nelle diverse fasi della vita, sia su come queste quantità devono essere distribuite tra i principali macronutrienti (zuccheri, grassi e proteine). In persone adulte senza particolari problemi di salute, le calorie all’interno della dieta quotidiana dovrebbero derivare per il 45-60 per cento dagli zuccheri e per il 25-35 per cento dai grassi. Attenzione però: zuccheri e grassi non sono tutti uguali e anche per questa ragione eliminare del tutto una di queste categorie di nutrienti potrebbe portare a gravi problemi di salute. Tra gli zuccheri, i più pericolosi per la salute (e quindi da ridurre o abolire) sono quelli semplici, come lo zucchero aggiunto a cibi e bevande, mentre è importante consumare frutta e cereali integrali, fonte di zuccheri complessi oltre che di fibre, antiossidanti e vitamine. Il discorso è simile per i grassi: sono da evitare o comunque ridurre al minimo quelli saturi di origine animale (per esempio burro e grassi contenuti nelle carni), scegliendo invece grassi vegetali per dare sapore ai propri piatti (olio di oliva, olio di noci e simili).

In un articolo pubblicato sulla rivista International Journal of Molecular Science nel 2020, alcuni ricercatori hanno ribadito che non tutti i grassi sono uguali per la salute e che spesso l’aumento del rischio di sviluppare malattie come diabete e cancro, comune in chi segue una dieta ricca di grassi, è dovuto allo sviluppo di obesità, una condizione molto pericolosa per la salute. “Servono comunque altri studi per stabilire con certezza il ruolo dei diversi grassi nel controllo della crescita cellulare e per trovare strategie efficaci per la prevenzione e il trattamento dei tumori”, hanno scritto gli esperti.

La guerra ingiustificata al glutine

Tra gli alimenti più spesso messi sotto accusa come nemici della salute non si possono dimenticare quelli che contengono glutine, una proteina presente in cereali di uso comune come frumento, orzo e segale. Ancora una volta, però, il rischio di fraintendimenti e di errori è alto e sugli scaffali dei supermercati sono sempre più numerosi i prodotti “gluten free” ricercati e consumati da milioni di persone, spesso senza una reale necessità medica. Ha davvero senso escludere il glutine dalla tavola ed esiste una relazione tra glutine e cancro? Gli esperti dell’Associazione Italiana Celiachia (AIC) spiegano che l’esclusione dalla dieta di prodotti che contengono glutine è necessaria solo per chi soffre di celiachia diagnosticata da uno specialista – circa l’1 per cento della popolazione in Italia e in Europa – e mettono a disposizione dei lettori un elenco di alimenti consentiti o da evitare per i pazienti. Dal punto di vista economico, il giro d’affari attorno ai prodotti senza glutine è enorme e in continua crescita: solo negli Stati Uniti, nel 2016 sono stati spesi circa 15,5 miliardi di dollari in cibi senza glutine, il doppio del 2011. La maggior parte degli studi scientifici negano che vi sia un beneficio nel seguire una dieta senza glutine se non si è davvero celiaci (la celiachia è una malattia autoimmune che può manifestarsi, in persone geneticamente predisposte, con danni all’intestino tenue in seguito all’ingestione di glutine. Nel mondo si stima che la celiachia colpisca circa una persona su 100). In un articolo pubblicato nel 2018 sulla rivista Gastroenterology & Hepatology, gli autori sostengono che il consumo di alimenti senza glutine da parte di persone non celiache ma con disturbi gastrointestinali di tipo infiammatorio (malattie croniche dell’intestino, coliti) potrebbe portare a una riduzione dei sintomi. Tuttavia, i risultati di un singolo studio non sono sufficienti a consigliare a una popolazione piuttosto numerosa di consumare solo cibi privi di glutine. Inoltre non è possibile escludere effetti collaterali di una dieta priva di glutine in persone non celiache: in primo luogo carenze nutrizionali (per esempio scarso consumo di fibre), ma anche ripercussioni di tipo economico e sociale. Inoltre non ci sono a oggi dati che dimostrino un legame tra assunzione di glutine e aumento del rischio di tumori nella popolazione generale. Il rischio può esistere per le persone celiache, perché in tal caso l’assunzione di glutine mantiene uno stato infiammatorio cronico della parete intestinale che può favorire i tumori, ma questo rischio non esiste nella popolazione non colpita dalla malattia.

Leggermente controcorrente vanno i risultati di uno studio, pubblicati nel 2020 sullo European Journal of Nutrition, che mostrano un’associazione tra consumo di glutine e aumento del rischio di un particolare tipo di tumore del colon (tumore prossimale). Gli autori hanno tuttavia precisato che “queste osservazioni richiedono ulteriori approfondimenti” e hanno peraltro confermato il ruolo del consumo di cereali integrali nella protezione contro il tumore del colon-retto.

Latte e derivati: nemici o amici?

Il latte e i suoi derivati vengono spesso additati come nemici della salute per diverse ragioni: la presenza di lattosio (lo zucchero naturalmente presente nel latte e costituito da glucosio più galattosio), che provoca sintomi intestinali in chi è intollerante a questo zucchero, ma anche la presenza di grassi e altre molecole che aiuterebbero la crescita delle cellule tumorali attraverso meccanismi differenti. Se per chi riceve una diagnosi certa di intolleranza al lattosio è necessario fare attenzione al consumo di latte e derivati, i risultati degli studi più recenti non hanno in genere mostrato legami significativi tra il rischio di sviluppare un tumore e il consumo di latticini. Anzi, in alcuni casi tale consumo sembra avere un effetto protettivo contro i tumori. Nel rapporto su Dieta, Nutrizione Attività Fisica e cancro, pubblicato nel 2018 da World Cancer Research Fund (WCRF) e dall’American Institute for Cancer Research (AICR) e basato sull’analisi congiunta e aggiornata dei dati disponibili sull’argomento, i ricercatori hanno identificato prove forti di un potenziale effetto protettivo del consumo di latticini contro il rischio di tumore del colon. Nello stesso rapporto i ricercatori hanno inoltre sottolineato le prove, seppur limitate, che sembrano associare il consumo di latte e derivati e la riduzione del rischio di tumore del seno in pre-menopausa e un incremento del rischio di tumore della prostata. Una dieta che escluda a priori latte e latticini potrebbe peraltro avere conseguenze sulla salute generale, a partire dalla carenza di nutrienti essenziali come il calcio, oltre a non portare vantaggi certi per la prevenzione oncologica.

Il rischio nel bicchiere

Secondo uno studio i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista Lancet Oncology nel 2021, il 4,1 per cento di tutti i tumori diagnosticati nel 2020 sono attribuibili al consumo di alcol, pari a circa 741.300 diagnosi. Si tratta di numeri che fanno riflettere.

Da anni gli esperti raccomandano di limitare il consumo di bevande alcoliche a chi vuole mantenersi in buona salute. Le linee guida della American Cancer Society Guideline su dieta e attività fisica per la prevenzione del cancro, aggiornate al 2020, sono categoriche e spiegano che è meglio evitare del tutto il consumo di bevande alcoliche. Chi sceglie comunque di consumare alcol dovrebbe limitarsi a due unità alcoliche al giorno per gli uomini e a una per le donne, secondo quanto si legge anche nelle linee guida italiane.

In questo contesto è importante ricordare che non ci sono differenze tra l’alcol (etanolo per essere precisi) contenuto nel vino e quello della birra o dei superalcolici: un’unità alcolica è pari a circa 12 grammi di alcol, che in pratica corrispondono a un bicchiere di vino di media gradazione (125 ml), una lattina di birra (330 ml) o una dose standard (40 ml) di superalcolico.

Per quanto riguarda in particolare il rapporto tra alcol e cancro, la International Agency for Research on Cancer (IARC) classifica questa sostanza come “sicuramente cancerogena per gli esseri umani”. In effetti numerosi studi hanno legato il consumo di alcol allo sviluppo di tumori di bocca, faringe, laringe, esofago, fegato, colon-retto e seno, mentre per altri tipi di tumore il rischio è meno definito.

Al momento restano ancora alcuni dubbi da chiarire in merito ai meccanismi alla base dell’aumento di rischio di sviluppare un cancro dovuto al consumo di alcol. Gli esperti della Organizzazione mondiale della Sanità, nel loro Rapporto su alcol e salute, indicano alcuni meccanismi plausibili: l’alcol può danneggiare il DNA delle cellule e interferire con i meccanismi che permettono di riparare tali danni; inoltre può portare a carenze nutrizionali e alterare i livelli di ormoni che a loro volta possono influenzare il rischio di ammalarsi di alcuni tumori. Da non dimenticare poi che l’alcol non è privo di calorie: contiene circa 7 kcal per grammo (per i carboidrati sono circa 4 per grammo) e può quindi aumentare l’apporto calorico totale della dieta e di conseguenza il rischio di sviluppare sovrappeso e obesità.

In conclusione

Ridurre il rischio di sviluppare le tipiche malattie dell’invecchiamento (compresi alcuni tumori) attraverso le scelte alimentari di tutti i giorni non è un’utopia, ma una possibilità ormai accertata dalla ricerca. Di solito però i risultati si ottengono non eliminando un singolo alimento, bensì adottando una dieta complessivamente varia ed equilibrata. Data la complessità del legame tra nutrizione e cancro, è importante compiere sempre scelte consapevoli: leggere sempre le etichette dei prodotti acquistati per sapere che cosa contengono è un buon inizio e, in caso di dubbio, è opportuno rivolgersi al proprio medico. Eliminare invece dalla dieta uno o più alimenti, o intere categorie di alimenti, anche se con le migliori intenzioni, può essere un grave errore e portare a serie carenze nutritive. L’aumento di prodotti che vantano sulla confezione di essere “senza qualcosa” possono aiutare la persona con una diagnosi di allergia o di celiachia, ma non la popolazione generale che non soffre di tali disturbi. Inoltre spesso l’ingrediente sostitutivo non è più salutare di quello eliminato (per esempio i prodotti senza zucchero sono spesso pieni di dolcificanti, che non sono una scelta più sana). L’organismo ha bisogno in realtà di una dieta varia ed equilibrata, che contenga nelle proporzioni adeguate tutti i nutrienti necessari al suo buon funzionamento. Diete sbilanciate, per eccesso o per difetto, rischiano di danneggiare gravemente la salute.