È sensato scegliere il tipo di dieta in base al proprio gruppo sanguigno?

No, non ci sono a oggi prove scientifiche che confermino benefici per la salute legati alla cosiddetta “dieta dei gruppi sanguigni”.

Ultimo aggiornamento: 9 giugno 2026

Tempo di lettura: 8 minuti

In breve

  • Secondo la cosiddetta “dieta dei gruppi sanguigni”, proposta per la prima volta ormai quasi 30 anni fa, ogni persona dovrebbe scegliere cosa portare in tavola in base al proprio gruppo sanguigno: A, B, 0 o AB.
  • Conoscere il proprio gruppo sanguigno è importante dal punto di vista medico, ma non è mai stato dimostrato un legame tra uno specifico gruppo e gli effetti di determinati alimenti sulla salute.
  • Nessun risultato di studi specifici, né di revisioni sistematiche della letteratura ha finora permesso di dimostrare che la dieta dei gruppi sanguigni comporti benefici per la salute.
  • In certi casi chi segue questo regime alimentare dichiara di sentirsi meglio, verosimilmente perché modifica la propria alimentazione quotidiana avvicinandola a quella che gli esperti considerano una dieta salutare (a prescindere dal tipo di gruppo sanguigno).
  • Limitare o escludere il consumo di alcuni alimenti in base al gruppo sanguigno potrebbe portare a carenze potenzialmente pericolose per la salute.

Una storia lunga quasi 30 anni

Ciascun gruppo sanguigno è determinato dalla presenza sulla superficie dei globuli rossi di specifici antigeni, ovvero particolari strutture molecolari riconosciute da altrettanto specifici anticorpi. Ogni individuo è in genere caratterizzato da uno dei 4 principali gruppi sanguigni:

  • Il gruppo A, che presenta l’antigene A sui globuli rossi.
  • Il gruppo B, che presenta l’antigene B sui globuli rossi.
  • Il gruppo AB, che presenta sia l’antigene A sia il B sui globuli rossi.
  • Il gruppo 0, il più comune al mondo, che non presenta nessuno dei due antigeni A e B sui globuli rossi.

L’idea di seguire una dieta specifica a seconda del gruppo sanguigno è stata esposta negli Stati Uniti nel 1996 dal naturopata statunitense Peter D’Adamo, nel libro dal titolo “Eat Right 4 Your Type”. Il libro, tradotto in più di 60 Paesi, ha venduto oltre 7 milioni di copie nel mondo ed è arrivato anche in Italia. Tuttavia, nel nostro Paese il regime alimentare dei gruppi sanguigni è noto soprattutto nella versione proposta da Piero Mozzi, medico e autore, a sua volta, di libri popolari. Nel 2015 il dottor Mozzi ha subito un provvedimento disciplinare di censura da parte dell'Ordine dei medici di Piacenza, per avere diffuso teorie infondate e pericolose per la salute.

Le premesse di tale dieta – in cui si prende in considerazione il sistema di classificazione del sangue chiamato AB0 – distorcono alcuni concetti biologici e della teoria dell’evoluzione, partendo dalla considerazione che i diversi gruppi sanguigni sono comparsi nel corso della storia della specie umana in momenti diversi. L’autore ha ipotizzato che tali comparse successive riflettano il tipo di alimentazione che i nostri antenati seguivano in quel periodo. Così per esempio il gruppo 0 è indicato da D’Adamo come il più antico, prevalente negli esseri umani che vivevano come cacciatori-raccoglitori e si sarebbero cibati soprattutto di carne e meno di vegetali. Il gruppo A sarebbe invece arrivato più tardi, quando l’alimentazione sarebbe stata soprattutto a base di frutta e verdura coltivate. Infine il gruppo B sarebbe stato diffuso nelle popolazioni di nomadi allevatori che avrebbero consumato in abbondanza latte e latticini. E il gruppo AB? Una mescolanza degli altri prima descritti. Tuttavia, l’ipotesi è avanzata dall’autore senza alcuna dimostrazione scientifica che le cose siano effettivamente andate in tal modo.

I principi della dieta dei gruppi sanguigni

I diversi antigeni presenti sulla superficie dei globuli rossi del sangue sono stati successivamente evidenziati anche in diversi altri tipi cellulari e tessuti, inclusa la superficie della mucosa intestinale. Secondo quanto sostenuto dai fautori della dieta lanciata da D’Adamo, gli antigeni presenti sulla superficie dei globuli rossi sarebbero espressione di diverse tappe dell’evoluzione umana e di conseguenza responsabili della diversa capacità di digerire i vari alimenti da parte di ciascun individuo. Secondo tale teoria, ognuno di noi dovrebbe quindi scegliere cosa mangiare tenendo conto di queste presunte capacità del proprio gruppo sanguigno, per poter ottenere maggiori benefici dal cibo e vivere in salute e più a lungo. Ciò implicherebbe dunque tanta carne e pochissimi cereali per il gruppo 0, via libera ai vegetali per il gruppo A e a latte e derivati per il gruppo B, mentre le persone di gruppo AB potrebbero scegliere una dieta intermedia tra quelle degli altri gruppi.

Dal punto di vista scientifico, tuttavia, non vi è alcuna prova che i diversi gruppi sanguigni siano stati una conseguenza dei diversi regimi alimentari. Né vi è alcuna dimostrazione che i relativi antigeni possano influire sulle capacità dell’organismo di beneficiare maggiormente delle proprietà nutrizionali degli alimenti.

Inoltre, come hanno ricordato alcuni ricercatori della Harvard Medical School “ci sono prove che il primo gruppo sanguigno a presentarsi negli esseri umani nel corso dell’evoluzione sia stato il gruppo A e non il gruppo 0. Inoltre, non ci sono dati che confermino alcuna associazione tra il tipo di gruppo sanguigno e la digestione”.

L’importanza dei gruppi sanguigni per la salute

Sull’importanza dei gruppi sanguigni per la salute non ci sono dubbi, ma in un altro campo rispetto all’alimentazione. Le trasfusioni di sangue e i trapianti salvano tante vite, non solo umane, a patto che il sangue del donatore e quello del ricevente siano compatibili: in caso contrario l’organismo può avere reazioni gravi e anche fatali. Conoscere il proprio gruppo sanguigno è peraltro importante anche quando si sta per diventare genitori, per essere certi che il gruppo della madre e quello del bambino siano compatibili (in caso contrario i medici possono prendere le dovute precauzioni per evitare che insorgano problemi, dovuti all’incompatibilità, alla nascita e con le gravidanze successive). Ci sono anche studi i cui risultati hanno associato un particolare gruppo sanguigno a determinate caratteristiche fisiopatologiche o al rischio di sviluppare alcune malattie. Non vi sono invece studi sul ruolo del gruppo sanguigno nella dieta.

Peraltro, il sistema di classificazione del sangue AB0, che identifica appunto 4 gruppi sanguigni differenti in base a specifiche molecole presenti sulla superficie delle cellule del sangue, è il più conosciuto, ma non è l’unico. Esiste anche il fattore Rh, caratterizzato inizialmente in una scimmia del genere Rhesus (da cui la sigla Rh), che può essere espresso (Rh+) o non espresso (Rh-) sui globuli rossi e che può anch’esso dare problemi di compatibilità in caso di trasfusioni e trapianti.

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Il gruppo sanguigno è determinato da geni che si ereditano dai genitori e sono una caratteristica immutabile nel corso della vita di ciascun individuo. La sola eccezione nota a questa regola è un trapianto di midollo osseo da donatore con gruppo sanguigno differente. Dopo l’irraggiamento del midollo osseo del ricevente, questi dopo il trapianto avrà il gruppo sanguigno del donatore.

La nutrigenomica che studia la relazione fra il genoma e il tipo di dieta, mentre la nutrigenetica valuta come i geni di ognuno di noi reagiscono alle molecole presenti negli alimenti. Risultati di studi in queste 2 discipline hanno mostrato che il cibo che mangiamo può avere molteplici effetti sul DNA. Tuttavia, ridurre le moltissime variabili in gioco ai soli 4 gruppi sanguigni sarebbe limitato e fuorviante. Le caratteristiche individuali che possono influenzare la nostra relazione con gli alimenti sono infatti innumerevoli e sembrano non avere alcun collegamento noto e dimostrato con i gruppi sanguigni.

Oggi la dieta dei gruppi sanguigni è considerata inattendibile dalla medicina e i benefici per la salute che da essa deriverebbero non sono stati confermati in nessuno studio clinico. In particolare, gli esperti sottolineano che mancano in letteratura dimostrazioni scientifiche sia delle presunte basi sia degli effetti attesi di tale dieta. In altre parole, le teorie di Eat Right 4 Your Type non sono sostenute da solidi risultati sperimentali, sottoposti al vaglio della comunità scientifica tramite il cosiddetto metodo del “peer review”.

i risultati di uno studio condotto su quasi 1.500 persone, pubblicati sulla rivista Plos One, hanno evidenziato che, seguendo un regime alimentare in base a un determinato gruppo sanguigno, si possono avere benefici per la salute indipendenti dal gruppo sanguigno stesso. In altre parole, gli autori hanno osservato che, per esempio, seguire una dieta ricca di frutta e verdura (quella consigliata alle persone di gruppo A) riduce i fattori di rischio cardio-metabolici, ma il miglioramento si osserva anche se chi segue questa dieta appartiene al gruppo B o a qualsiasi altro gruppo sanguigno. In un ulteriore studio condotto dagli stessi autori negli anni successivi, sono state coinvolte persone in sovrappeso, quindi con maggior rischio cardiovascolare rispetto alla popolazione generale. Ancora una volta le analisi hanno evidenziato che in molti casi sono stati osservati miglioramenti in parametri importanti per cuore e vasi sanguigni, come la pressione diastolica e le dimensioni del girovita, ma tali progressi non avevano alcun legame con i gruppi sanguigni. I dati sono stati pubblicati nel 2018 sul Journal of Nutrition e suggeriscono che la teoria alla base di questa dieta non sia valida. Infine, ulteriori risultati pubblicati nel 2021 sul Journal of the Academy of Nutrition and Dietetics hanno dimostrato che i gruppi sanguigni non sono associati agli effetti di una dieta a base vegetale sul peso e il grasso corporeo, sui livelli di lipidi nel sangue o sul controllo glicemico, ovvero i livelli di zucchero nel sangue.

La sana alimentazione è universale

“Se davvero la dieta dei gruppi sanguigni è inattendibile, come mai molte persone che la seguono dichiarano di stare bene e anche i risultati di alcuni studi clinici sembrano dimostrare che seguire un regime progettato per un certo gruppo migliora in effetti molti parametri di salute?” La risposta è molto semplice. Chi decide di seguire la dieta dei gruppi sanguigni, a qualunque gruppo appartenga il proprio sangue, spesso modifica la propria alimentazione quotidiana dando un taglio netto a zuccheri e prodotti lavorati, cereali raffinati e cibi grassi e aumentando il consumo di frutta e verdura o la varietà degli alimenti portati in tavola. Queste, però, sono le indicazioni da seguire in ogni alimentazione varia ed equilibrata che gli esperti consigliano a tutta la popolazione per restare in salute e per tenere alla larga sovrappeso, obesità e molte altre patologie croniche che con l’alimentazione hanno un legame stretto, inclusi i tumori.

In conclusione

La dieta dei gruppi sanguigni è popolare ed è tuttora oggetto di dibattito, nonostante non ci siano studi che ne abbiano dimostrato la validità. Anzi, la letteratura scientifica sembra provare il contrario, ovvero che i benefici che si possono ottenere seguendo l’alimentazione consigliata in questa dieta non abbiano nulla a che vedere con il gruppo sanguigno. Una cosa è certa: seguire una dieta varia e bilanciata, ricca di frutta, verdura e cereali integrali e povera di carne, grassi animali, zuccheri semplici e prodotti raffinati è una buona strategia per rimanere in salute. Ma le ragioni dei benefici non vanno cercate nelle caratteristiche del sangue, e non serve nemmeno scomodare i nostri antenati cacciatori, allevatori o agricoltori.

Autore originale: Agenzia Zoe

Revisione di Amalia Forte in data 9/06/2026

  • Agenzia Zoe

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