Angiografia

Di che cosa si tratta?

L'angiografia è un esame radiologico che permette di esaminare i vasi sanguigni dei vari distretti corporei. Ciò è reso possibile mediante l'iniezione di un  mezzo di contrasto, cioè una sostanza a base di iodio che appare opaca (come le ossa) alla radiografia. Questa sostanza raggiunge l'organo da studiare attraverso un catetere che di solito viene inserito a livello dell'inguine. L'esame ha diversi scopi: studiare il decorso dei vasi sanguigni e scoprirne eventuali alterazioni, ad esempio riduzione di calibro od occlusioni delle coronarie del cuore (angiografia  coronarica) o degli arti (angiografia  periferica), oppure studiare l'afflusso di sangue in un organo per valutare la sua funzione, come ad esempio il rene (angiografia  renale). Infine, nei casi di emorragie, permette di individuare il vaso sanguigno responsabile del sanguinamento e nella maggior parte dei casi permette anche di chiuderlo e arrestare l'emorragia.

In oncologia l'angiografia ha due scopi, studiare la vascolarizzazione dei tumori nei vari organi per preparare un intervento chirurgico e come guida per trattamenti eseguiti su alcuni tumori, in alternativa alla chirurgia (radiologia interventistica).

In alcuni casi l'angiografia viene sostituita dalla  tomografia computerizzata (TC)  e dalla  risonanza magnetica: si parla in questi casi di  angioTC  e  angioRM.

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È un esame che possono fare tutti?

Poiché prevede l'uso di radiazioni ionizzanti, è in genere controindicato nelle donne in gravidanza, in cui si preferisce ricorrere all'angioRM.

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Occorre qualche tipo di preparazione particolare all'esame?

È necessario digiunare per almeno otto ore prima dell'esame, ma è permesso bere acqua. In genere non bisogna sospendere le medicine, ma è consigliabile concordare con il medico quali farmaci assumere e quali eventualmente sospendere.

Subito prima di sottoporsi all'indagine bisogna togliere gioielli e altri oggetti metallici e svuotare la vescica. Il personale infermieristico provvederà a fornire un camice da indossare durante l'angiografia e a depilare la zona dove verrà inserito il catetere.

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È meglio che mi faccia accompagnare da qualcuno o posso venire da solo? Potrò guidare la macchina per tornare a casa?

È necessario farsi accompagnare e organizzarsi per il ritorno a casa se l'esame viene fatto in giornata. La guida è fortemente sconsigliata.

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L'esame è doloroso o provoca altri tipi di disagio?

La procedura è eseguita in anestesia locale e non è dolorosa; al massimo si percepisce un leggero fastidio durante l'inserimento del catetere. L'anestesia generale è riservata a casi particolari, per esempio bambini che non riescono a stare fermi. È possibile avvertire un senso di calore o bruciore mentre il mezzo di contrasto entra nel circolo sanguigno. Qualcuno segnala anche nausea o avverte un sapore amaro o salato in bocca. Al termine dell'esame viene praticata una medicazione compressiva sul punto di inserimento del catetere ed è necessaria l'immobilità per alcune ore.

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L'esame comporta dei rischi immediati?

I rischi possono essere legati all'inserimento del catetere, che raramente può provocare sanguinamenti, infezioni, o lesioni dei vasi sanguigni; oppure al mezzo di contrasto, che può danneggiare i reni o scatenare una reazione allergica più o meno grave. Per questo è importante segnalare al personale prima dell'esame la presenza di patologie renali e di allergie, soprattutto quelle già emerse, ai componenti del mezzo di contrasto. Inoltre bisogna segnalare le allergie alimentari poiché alcune, ad esempio quella ai frutti di mare, sono spesso correlate all'allergia nei confronti del mezzo di contrasto. Le reazioni anafilattiche sono comunque molto rare: nella maggior parte dei casi si tratta di lievi disturbi che i medici tengono sotto controllo con l'uso di medicinali.

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L'esame comporta dei rischi a lungo termine?

L'angiografia espone a radiazioni ionizzanti, ma il rischio è minimo, e in genere ampiamente controbilanciato dalle motivazioni per cui l'esame viene richiesto.

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Quanto dura?

La durata dell'esame può variare molto: mediamente si va dai 30 minuti alle due ore.

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Alla fine devo restare in osservazione? Per quanto?

Terminata la procedura, il paziente viene portato in reparto, dove viene tenuto sotto controllo per alcune ore. Talvolta può essere opportuno anche un pernottamento in ospedale.

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Posso riprendere subito la mia vita normale o devo avere particolari accortezze?

In generale si richiedono almeno 24 ore di riposo, dopo di che è possibile riprendere le normali attività quotidiane.

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Le informazioni presenti in questa pagina non sostituiscono il parere del medico

Ultimo aggiornamento giovedì 17 dicembre 2015.

Agenzia Zadig

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