Angiografia

L’angiografia è un esame che consente di esaminare i vasi sanguigni. In ambito oncologico viene utilizzata prevalentemente per guidare interventi terapeutici, anziché come strumento diagnostico.

Ultimo aggiornamento: 31 luglio 2025

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L'angiografia (o arteriografia) è un esame radiologico che permette di esaminare i vasi sanguigni, in particolare le arterie, visualizzandone la morfologia e i rapporti con gli organi, tramite l'iniezione di un mezzo di contrasto, una sostanza a base di iodio che alla radiografia appare opaca (come le ossa). Questa sostanza raggiunge l’organo da analizzare attraverso un catetere inserito in un’arteria (iniezione endo-arteriosa), per esempio l’arteria femorale.

L’angiografia può essere utilizzata anche a scopo interventistico. In questo caso l’operatore, oltre a identificare l’eventuale problema, è in grado di intervenire per trattarlo. Per esempio può fermare emorragie, ridurre ostruzioni dei vasi e masse tumorali, e inoltre somministrare farmaci chemioterapici o altre sostanze terapeutiche direttamente nella zona da trattare. L’angiografia interventistica è un’affascinante branca della medicina in continua evoluzione, che necessita di personale altamente specializzato.

A seconda della sede e delle modalità di indagine l’esame può assumere nomi diversi, per esempio:

  • angiografia coronarica (o coronarografia), quando consente di studiare e contemporaneamente curare le arterie coronarie del cuore, per esempio in caso di infarto;
  • angiografia periferica, quando permette di studiare i vasi degli arti per trattare eventuali alterazioni, come una riduzione del calibro o un’occlusione;
  • angiografia renale, quando consente di studiare l'afflusso di sangue al rene e di valutare eventuali alterazioni alle arterie renali, eventualmente riparabili nella stessa seduta;
  • angiografia epatica, quando permette di analizzare l’anatomia vascolare di questo organo e di individuare le arterie che portano sangue a eventuali tumori epatici; nel corso della stessa seduta possono essere effettuati dei trattamenti;
  • angiografia cerebrale, utile per esempio in caso di emorragie o aneurismi, in quanto permette di chiudere il vaso sanguigno danneggiato e arrestare l'emorragia.

In oncologia l’angiografia ha lo scopo principale di guidare trattamenti eseguibili in alternativa alla chirurgia, mentre viene utilizzata sempre più raramente per studiare solo la vascolarizzazione dei tumori nei vari organi, in vista della preparazione di un intervento chirurgico. A causa dell’invasività dell’esame, oggi l’angiografia eseguita a scopo puramente diagnostico viene sostituita dalla tomografia computerizzata (TC) o dalla risonanza magnetica (RM): si parla in questi casi di angio-TC e angio-RM. La ricostruzione delle immagini può essere elaborata da sofisticati software grafici che permettono al medico di esaminare da più punti di vista la vascolarizzazione della regione anatomica interessata.

È un esame che possono fare tutti?

È necessario che il paziente faccia degli esami del sangue preventivi, soprattutto per verificare la funzionalità renale. Infatti, poiché il mezzo di contrasto è una sostanza eliminata prevalentemente dal rene, bisogna assicurarsi che la filtrazione di quest’ultimo sia nella norma, onde evitarne l’accumulo nel sangue.

Poiché le procedure di angiografia e angio-TC prevedono l'uso di radiazioni ionizzanti, è in genere controindicata nelle donne in gravidanza, per le quali si preferisce ricorrere all'angio-RM, che utilizza campi magnetici al posto delle radiazioni ionizzanti e mezzi di contrasto paramagnetici. Particolare attenzione va prestata anche per l’esecuzione della RM: nel caso in cui il paziente sia portatore di protesi, placche metalliche o pacemaker, è importante segnalarlo prontamente al medico. Le allergie sono altre importanti condizioni da segnalare, in particolare quelle ai mezzi di contrasto, qualora il paziente ne sia consapevole per essersi già sottoposto a esami simili. Le reazioni anafilattiche sono comunque molto rare: nella maggior parte dei casi di allergia compaiono lievi disturbi che i medici tengono sotto controllo con l'uso di medicinali.

Occorre qualche tipo di preparazione particolare all'esame?

È necessario digiunare per almeno 8 ore prima dell'esame, ma è permesso bere acqua. In genere non è necessario sospendere le terapie in essere, ma è consigliabile concordare con il medico quali farmaci assumere e quali eventualmente sospendere. Subito prima di sottoporsi all'indagine bisogna togliere gioielli e altri oggetti metallici e svuotare la vescica. Il personale infermieristico provvederà a fornire un camice da indossare durante l'angiografia e a depilare la zona dove verrà inserito il catetere.

È meglio che mi faccia accompagnare da qualcuno o posso venire da solo? Potrò guidare la macchina per tornare a casa?

È necessario farsi accompagnare per il ritorno a casa se l'esame viene fatto in giornata: dopo l’esame la guida è fortemente sconsigliata.

L'esame è doloroso o provoca altri tipi di disagio?

La procedura è eseguita in anestesia locale e non è dolorosa; al massimo si percepisce un leggero fastidio durante l'inserimento del catetere. L'anestesia generale è riservata a casi particolari, per esempio nei bambini, perché non riescono a stare adeguatamente immobili o nei casi in cui è già previsto un approccio terapeutico complesso. È possibile avvertire un senso di calore o bruciore mentre il mezzo di contrasto entra nel circolo sanguigno. Qualcuno segnala anche nausea o avverte un sapore amaro o salato in bocca. Al termine dell'esame viene praticata una medicazione compressiva sul punto di inserimento del catetere ed è necessaria l'immobilità per alcune ore.

L'esame comporta rischi immediati?

I rischi possono essere legati all'inserimento del catetere, che raramente può provocare sanguinamenti, infezioni o lesioni dei vasi sanguigni; oppure al mezzo di contrasto, che può danneggiare i reni o scatenare una reazione allergica più o meno grave. Per questo è importante segnalare al personale prima dell'esame la presenza di patologie renali e di allergie, soprattutto quelle già emerse, ai componenti del mezzo di contrasto.

L'esame comporta rischi a lungo termine?

L'angiografia, tranne nel caso in cui venga utilizzata la RM, espone a radiazioni ionizzanti (raggi X), ma a dosi basse, e l’esposizione è sempre ampiamente giustificata dalle indicazioni per cui l'esame viene richiesto.

Quanto dura?

La durata dell'esame può variare molto in base alla sede interessata e al tipo di procedura scelta: mediamente si va dai 30 minuti alle 2 ore.

Alla fine devo restare in osservazione? Per quanto?

Terminata la procedura, il paziente viene portato in reparto, dove viene tenuto sotto controllo per alcune ore. Talvolta può essere opportuno anche un pernottamento in ospedale.

Posso riprendere subito la mia vita normale o devo avere particolari accortezze?

In generale si richiedono almeno 24 ore di riposo, dopo di che è possibile riprendere le normali attività quotidiane.

Le informazioni di questa pagina non sostituiscono il parere del medico.

Autore originale: DNA Media Lab

Revisione di Sofia Corradin in data 31/07/2025

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