Serve davvero il vaccino contro l’HPV?

SÌ, il vaccino è utile dato che il virus dell'HPV è responsabile della maggior parte dei tumori della cervice uterina e anche di altri tipi di tumore. Il vaccino attualmente disponibile previene circa il 70% di questi tumori.

vaccino hpv

In sintesi

  • Esistono circa 200 ceppi di virus HPV, ma due sono responsabili del 70% dei casi di cancro della cervice uterina.
  • L'HPV provoca anche altri tipi di cancro ed è responsabile del 5% dei tumori.
  • Diversi studi hanno valutato che le ragazze intorno ai 12 anni di età sono il gruppo in cui è più efficace offrire una vaccinazione nel contesto delle campagne di prevenzione e di salute pubblica.
  • Altre categorie di persone potrebbero ricevere un beneficio dalla vaccinazione, come i maschi e in particolare gli omosessuali.
  • Il vaccino antiHPV presenta un profilo di sicurezza molto elevato e sono rarissimi i casi di eventi collaterali gravi.
  • Il vaccino non è alternativo al Pap test, che deve essere effettuato nelle fasce d'età e nei tempi consigliati.
  • L'efficacia del vaccino è dimostrata per circa 20 anni, ma ulteriori studi sono in corso per verificare se e quando vi sia un calo della copertura.

Per approfondire

Esistono quasi 200 ceppi di virus del Papilloma umano (HPV), ma solo alcuni sono cancerogeni. Altri trasmettono una malattia venerea conosciuta col nome di condilomi acuminati, sostanzialmente benigna anche se altamente contagiosa. Alcuni ceppi, però, e in particolare il 16 e il 18, sono da soli responsabili del 70% circa dei casi di tumore della cervice. Contro di essi è stato messo a punto il primo vaccino antiHPV, disponibile dal 2006. In seguito è stato introdotto un vaccino quadrivalente (oggi il più usato in Italia) che protegge anche contro i ceppi 6 e 11, associati al 90% dei casi di condilomi.

Il virus HPV è responsabile della quasi totalità dei tumori della cervice uterina, del 95% dei tumori dell'ano (per lo più dovuti al virus 16), del 70% dei cancri dell'orofaringe (in cui la trasmissione virale avviene attraverso il sesso orale), del 65% dei cancri della vagina, del 50% dei cancri della vulva e del 35% dei cancri del pene (dati calcolati dai National Institutes of Health statunitensi).

Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che ha sostenuto fin dall'inizio l'introduzione della vaccinazione, il 5% di tutte le forme di cancro presenti al mondo è associata all'infezione da HPV.

Nei Paesi più sviluppati, grazie alla più diffusa disponibilità di preservativi, a una migliore conoscenza delle malattie sessualmente trasmissibili e alla disponibilità degli screening oncologici, l'HPV è responsabile del 3% di tutti i tumori femminili e del 2% di quelli maschili.

Chi deve vaccinarsi e a che età?

Alla luce dei dati disponibili, l'OMS ha consigliato inizialmente la vaccinazione di tutte le ragazze prima dell'inizio dell'attività sessuale. Il momento critico per il contagio, infatti, è nell'adolescenza e nella prima giovinezza, anche se l'effetto mutageno del virus è lento, per cui i tumori compaiono anche diversi decenni dopo. Dato che le statistiche dimostrano che una percentuale non bassa di ragazze ha il primo rapporto sessuale intorno ai 13 anni, l'Italia, come molti Paesi europei, ha stabilito che la vaccinazione debba essere fatta a 12 anni.

Ciò non significa che non si possa posticiparla, ma in quel caso si esce dal programma vaccinale pubblico e bisogna procedere privatamente. È bene sapere che l'HPV è un virus molto diffuso. Uno studio condotto negli Stati Uniti dimostra che il 42,5% delle donne tra i 19 e 59 anni di età è stato contagiato, anche se non tutte le infezioni si sviluppano clinicamente.

Per questo si ritiene poco utile procedere alla vaccinazione di persone già sessualmente attive, anche se l'Advisory Committee on Immunization Practices della Food and Drug Administration ha stabilito che è comunque utile vaccinare le ragazze dai 12 ai 26 anni e i maschi dai 13 ai 21 anni, anche perché non disponiamo di un test in grado di verificare tutte le possibili infezioni pregresse ma solo test capaci di identificare il DNA virale presente nelle cellule durante un'infezione acuta.

Nella maggior parte dei casi di contagio, il sistema immunitario è in grado, dopo un po' di tempo, di eliminare il virus. Il problema è che non siamo in grado di identificare in anticipo chi riuscirà a guarire spontaneamente e chi no. Inoltre, finché il virus non viene eliminato, la persona può a sua volta contagiare i propri partner sessuali. Vaccinare le donne mette al riparo dalla trasmissione sessuale del virus anche i maschi eterosessuali, ma non gli omosessuali. Per questo secondo i National Institutes of Health e l'OMS è opportuno vaccinare anche gli adolescenti maschi. Alcuni esperti consigliano la vaccinazione dei maschi omosessuali adulti (non compresi, al momento attuale, in Italia tra i soggetti della campagna vaccinale del Sistema sanitario nazionale).

Il vaccino è efficace?

Uno studio condotto in Australia, dove il vaccino quadrivalente è stato introdotto molti anni fa a tappeto fra le ragazze, ha dimostrato che dopo soli 4 anni dalla sua somministrazione vi è stata una riduzione dell'85% dei casi di condilomi. Più difficile è stabilire l'impatto della vaccinazione sui casi di tumore: per avere dati certi bisognerà attendere qualche decennio, dato il lento sviluppo della malattia. L'efficacia sulle malattie sessualmente trasmissibili, che è rapidamente misurabile, è considerata però dagli esperti un indice indiretto di efficacia della profilassi antitumorale.

Il vaccino è rischioso?

Il vaccino contro l'HPV sembra, al momento, uno dei più sicuri. Nella maggior parte dei casi comporta solo lievi disturbi locali nel sito dell'iniezione e talvolta qualche linea di febbre. Recentemente sono state condotte due importanti revisioni sulla sua sicurezza. Nella prima, effettuata dai Centers for Disease Control and Prevention (CDC) di Atlanta, sono emersi alcuni casi di svenimento senza conseguenze (sempre che la persona sia tenuta sotto osservazione per una mezz'oretta dopo l'iniezione) e un lieve aumento dei casi di trombosi venosa in donne considerate già a rischio (per esempio perché assumono ormoni). Un'analoga revisione condotta in Danimarca e Svezia non ha mostrato differenze, nella sicurezza del vaccino, tra le donne vaccinate e quelle non vaccinate.

Perché bisogna continuare a fare il Pap test anche se si è vaccinate?

Uno dei timori espressi da alcuni esperti contrari al vaccino è che le ragazze si sentano protette e non facciano più il Pap test (l'esame minimamente invasivo che identifica le lesioni precancerose della cervice, consentendo di eliminarle prima che si sviluppi un tumore). Il vaccino tuttavia previene il 70% dei casi di tumore della cervice uterina, non la totalità: per questo il Pap test resta uno strumento necessario di diagnosi precoce. È possibile però che, grazie all'effficacia della vaccinazione, il tempo tra un Pap test e l'altro possa essere, in futuro, ampliato.

Si stima che attualmente in Italia il Pap test permetta di diagnosticare ogni anno circa 130.000 casi di lesioni precancerose che, con la diffusione del vaccino, dovrebbero ridursi drasticamente. I casi di tumore sono circa 3.000 l'anno, e circa 1.000 sono le donne che non riescono a salvarsi.

Quanto a lungo dura l'immunizzazione?

Il vaccino antiHPV ha circa 10 anni di vita sul mercato e circa 20 anni di osservazioni cliniche. Al momento sembra che la copertura duri almeno per 20 anni, ma ulteriori studi sono in corso per valutare la durata sul lungo periodo. Nel caso in cui, come accade per altri vaccini come quello contro il tetano, si dovesse notare un calo di copertura dopo un certo numero di anni, si potrà procedere con dei richiami vaccinali.

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Ultimo aggiornamento lunedì 15 febbraio 2016.

Agenzia Zoe

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