Serve davvero il vaccino contro l’HPV?

SÌ, il vaccino è utile dato che il virus dell'HPV è responsabile della maggior parte dei tumori della cervice uterina e anche di altri tipi di tumore. Il vaccino attualmente disponibile previene circa il 70% di questi tumori.

vaccino hpv

In sintesi

  • Esistono circa 200 ceppi di virus HPV, ma due sono responsabili del 70% dei casi di cancro della cervice uterina.
  • L'HPV provoca anche altri tipi di cancro ed è responsabile del 5% dei tumori.
  • Diversi studi hanno valutato che le ragazze intorno ai 12 anni di età sono il gruppo in cui è più efficace offrire una vaccinazione nel contesto delle campagne di prevenzione e di salute pubblica.
  • Altre categorie di persone potrebbero ricevere un beneficio dalla vaccinazione, come i maschi e in particolare gli omosessuali. Per questo motivo la vaccinazione per i maschi undicenni è stata inserita, nel gennaio 2017, nel documento ministeriale che elenca i Livelli essenziali di assistenza (LEA). 
  • Il vaccino antiHPV presenta un profilo di sicurezza molto elevato e sono rarissimi i casi di eventi collaterali gravi.
  • Il vaccino non è alternativo al Pap test, che deve essere effettuato nelle fasce d'età e nei tempi consigliati.
  • L'efficacia del vaccino è dimostrata per almeno 10 anni, ma ulteriori studi sono in corso per valutare la durata sul lungo periodo.

Per approfondire

Esistono quasi 200 ceppi di virus del Papilloma umano (HPV), ma solo alcuni sono cancerogeni. Altri trasmettono una malattia venerea conosciuta col nome di condilomi acuminati, sostanzialmente benigna anche se altamente contagiosa. Alcuni ceppi, però, e in particolare il 16 e il 18, sono da soli responsabili del 70 per cento circa dei casi di tumore della cervice. Contro di essi è stato messo a punto il primo vaccino antiHPV, disponibile dal 2006. In seguito è stato introdotto un vaccino quadrivalente (oggi il più usato in Italia) che protegge anche contro i ceppi 6 e 11, associati al 90 per cento dei casi di condilomi.

Il virus HPV è responsabile della quasi totalità dei tumori della cervice uterina, del 95 per cento dei tumori dell'ano (per lo più dovuti al virus 16), del 70 per cento dei cancri dell'orofaringe (in cui la trasmissione virale avviene attraverso il sesso orale), del 65% dei cancri della vagina, del 50 per cento dei cancri della vulva e del 35% dei cancri del pene (dati calcolati dai National Institutes of Health statunitensi).

Secondo i dati dell'Associazione italiana dei registri tumori (AIRTUM, dati pubblicati nel 2016), ogni anno in Italia si diagnosticano circa 1.200 casi di cancro della cervice uterina, mentre la mortalità assoluta si attesta attorno ai 450 casi l'anno. 

Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che ha sostenuto fin dall'inizio l'introduzione della vaccinazione, il 5 per cento di tutte le forme di cancro presenti al mondo è associata all'infezione da HPV.

Nei Paesi più sviluppati, grazie alla più diffusa disponibilità di preservativi, a una migliore conoscenza delle malattie sessualmente trasmissibili e alla disponibilità degli screening oncologici, l'HPV è responsabile del 3 per cento di tutti i tumori femminili e del 2 per cento di quelli maschili.

Chi deve vaccinarsi e a che età?

Alla luce dei dati disponibili, l'OMS ha consigliato inizialmente la vaccinazione di tutte le ragazze prima dell'inizio dell'attività sessuale. Il momento critico per il contagio, infatti, è nell'adolescenza e nella prima giovinezza, anche se l'effetto mutageno del virus è lento, per cui i tumori compaiono anche diversi decenni dopo. Dato che le statistiche dimostrano che una percentuale non bassa di ragazze ha il primo rapporto sessuale intorno ai 13 anni, l'Italia, come molti Paesi europei, ha stabilito che la vaccinazione debba essere fatta a 12 anni.

Ciò non significa che non si possa posticiparla, ma in quel caso si esce dal programma vaccinale pubblico e bisogna procedere privatamente. È bene sapere che l'HPV è un virus molto diffuso. Uno studio condotto negli Stati Uniti dimostra che il 42,5 per cento delle donne tra i 19 e 59 anni di età è stato contagiato, anche se non tutte le infezioni si sviluppano clinicamente.

Per questo si ritiene poco utile procedere alla vaccinazione di persone già sessualmente attive, anche se l'Advisory Committee on Immunization Practices della Food and Drug Administration ha stabilito che è comunque utile vaccinare le ragazze dai 12 ai 26 anni e i maschi dai 13 ai 21 anni.

Nella maggior parte dei casi di contagio, il sistema immunitario è in grado, dopo un po' di tempo, di eliminare il virus. Il problema è che non siamo in grado di identificare in anticipo chi riuscirà a guarire spontaneamente e chi no. Inoltre, finché il virus non viene eliminato, la persona può a sua volta contagiare i propri partner sessuali. Vaccinare le donne mette al riparo dalla trasmissione sessuale del virus anche i maschi eterosessuali, ma non gli omosessuali. Per questo secondo i National Institutes of Health e l'OMS è opportuno vaccinare anche gli adolescenti maschi. Alcuni esperti consigliano la vaccinazione anche ai maschi omosessuali adulti (non compresi, al momento attuale, in Italia tra i soggetti della campagna vaccinale del Sistema sanitario nazionale) per via di un rischio medio più elevato di contrarre il virus anche "da grandi" e quindi di sviluppare un carcinoma in età avanzata.

L'OMS ha pubblicato, nel 2014, una valutazione di efficacia della vaccinazione antiHPV estesa ai ragazzi, stabilendo che il guadagno per le donne è quantificabile in una ulteriore riduzione dei casi di cancro della cervice del 2-4 per cento. Successivamente, però, l'OMS stessa ha aggiornato la propria posizione includendo nei benefici anche quelli che interessano direttamente la popolazione maschile, ovvero la riduzione dei casi di cancro al pene, all'ano e a testa-collo direttamente correlati all'infezione da HPV.

Il vantaggio non è immediatamente calcolabile (come non lo era inizialmente quello per le ragazze, poiché per vedere gli effetti di una campagna vaccinale sui casi di cancro è necessario attendere almeno un decennio), ma è ipotizzabile sulla base degli attuali dati epidemiologici

Alla luce di queste prese di posizione, la vaccinazione antiHPV per i maschi undicenni è stata inserita, nel gennaio 2017, nel documento ministeriale che elenca i Livelli essenziali di assistenza (LEA), ovvero le prestazioni che tutte le Regioni d'Italia devono fornire gratuitamente alla popolazione.

 

Il vaccino è efficace?

Uno studio condotto in Australia, dove il vaccino quadrivalente è stato introdotto molti anni fa a tappeto fra le ragazze, ha dimostrato che dopo soli 4 anni dalla sua somministrazione vi è stata una riduzione dell'85 per cento dei casi di condilomi. Più difficile è stabilire l'impatto della vaccinazione sui casi di tumore: per avere dati certi bisognerà attendere qualche decennio, dato il lento sviluppo della malattia. L'efficacia sulle malattie sessualmente trasmissibili, che è rapidamente misurabile, è considerata però dagli esperti un indice indiretto di efficacia della profilassi antitumorale.

Nel 2016 è stata pubblicata su Clinical Infectious Diseases una revisione sistematica di tutti gli studi su 10 anni di utilizzo del vaccino quadrivalente che dimostra, nella popolazione vaccinata, una riduzione massima delle infezioni da HPV del 90 per cento, una riduzione dei condilomi del 90 per cento, una diminuzione del 45 per cento della comparsa di anomalie citologiche di basso grado (lesioni precancerose) e dell'85 per cento delle anomalie citologiche di alto grado (forme francamente tumorali).

Il vaccino è rischioso?

Il vaccino contro l'HPV sembra, al momento, uno dei più sicuri. Nella maggior parte dei casi comporta solo lievi disturbi locali nel sito dell'iniezione e talvolta qualche linea di febbre. Recentemente sono state condotte due importanti revisioni sulla sua sicurezza. Nella prima, effettuata dai Centers for Disease Control and Prevention (CDC) di Atlanta, sono emersi alcuni casi di svenimento senza conseguenze (sempre che la persona sia tenuta sotto osservazione per una mezz'oretta dopo l'iniezione) e un lieve aumento dei casi di trombosi venosa in donne considerate già a rischio (per esempio perché assumono ormoni). Un'analoga revisione condotta in Danimarca e Svezia non ha mostrato differenze, nella sicurezza del vaccino, tra le donne vaccinate e quelle non vaccinate.

L'Agenzia europea per i medicinali (EMA) ha pubblicato nel 2015 uno studio sul possibile collegamento tra il vaccino antiHPV e la comparsa di dolore cronico agli arti (nota con il nome di sindrome dolorosa regionale complessa) e di una sindrome con tachicardia posturale (accelerazione del battito quando la persona si alza in piedi) che conclude stabilendo che non esistono nessi dimostrabili tra tali disturbi e la vaccinazione.

Perché bisogna continuare a fare il Pap test anche se si è vaccinate?

Uno dei timori espressi da alcuni esperti contrari al vaccino è che le ragazze si sentano protette e non facciano più il Pap test (l'esame minimamente invasivo che identifica le lesioni precancerose della cervice, consentendo di eliminarle prima che si sviluppi un tumore). Il vaccino tuttavia previene il 70 per cento dei casi di tumore della cervice uterina, non la totalità: per questo il Pap test resta uno strumento necessario di diagnosi precoce. È possibile però che, grazie all'efficacia della vaccinazione, il tempo tra un Pap test e l'altro possa essere, in futuro, ampliato.

Si stima che attualmente in Italia il Pap test permetta di diagnosticare ogni anno circa 130.000 casi di lesioni precancerose che, con la diffusione del vaccino, dovrebbero ridursi drasticamente.

Quanto a lungo dura l'immunizzazione?

Il vaccino antiHPV ha circa 10 anni di vita sul mercato e circa 20 anni di osservazioni cliniche. Al momento sembra che la copertura duri dai 10 ai 20 anni (10 se si tengono in considerazione anche gli studi che hanno valutato la permanenza degli anticorpi nel modello animale, 10 se consideriamo solo gli studi sull'uomo), ma ulteriori studi sono in corso per valutare la durata sul lungo periodo. Nel caso in cui, come accade per altri vaccini come quello contro il tetano, si dovesse notare un calo di copertura dopo un certo numero di anni, si potrà procedere con dei richiami vaccinali.

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Ultimo aggiornamento venerdì 5 maggio 2017.

Agenzia Zoe

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