Fare uso di talco aumenta il rischio di ammalarsi di cancro dell’ovaio?

NO. Anche se al momento gli studi disponibili non sono completamente risolutivi, la maggioranza delle prove scientifiche più rigorose non dimostra un aumento di rischio tra le utilizzatrici di talco.

talco e tumore ovaie

In sintesi

  • Una sentenza statunitense ha condannato una nota azienda produttrice di talco a risarcire i parenti di una donna morta di cancro dell'ovaio per non aver dichiarato sulle confezioni che il talco è "potenzialmente carcinogeno".
  • Le prove scientifiche non vanno però nella stessa direzione della sentenza: nella maggior parte dei casi non si nota alcuna relazione tra uso di talco e aumento del rischio. Quando emerge un piccolo aumento del rischio, si tratta di studi retrospettivi, basati sui ricordi delle persone intervistate e quindi meno affidabili di studi sperimentali.
  • A "discolpa" del talco vi sono anche due importanti fattori: in nessuno studio è stata notata una relazione tra uso di talco a livello inguinale (o addirittura all'interno della vagina) e aumento del rischio; né è stata individuata una relazione tra durata del consumo di talco e frequenza della malattia (una relazione invece quasi sempre esistente nel caso dei carcinogeni).
  • Per ragioni di precauzione, gli esperti consigliano comunque di evitare l'uso del talco a livello inguinale o genitale, ma non rilevano rischi per altre parti del corpo.

 

Per approfondire

La notizia della sentenza con cui un tribunale americano ha condannato una delle più note aziende di prodotti di igiene a pagare un risarcimento di ben 72 milioni di dollari alla famiglia di Jackie Fox, morta di tumore ovarico, ha suscitato preoccupazione in tutto il mondo. Secondo la giuria, l'azienda è responsabile di non aver adeguatamente informato i consumatori sul fatto che l'uso prolungato di prodotti per l'igiene a base di talco (in particolare se usato a livello inguinale o, come si faceva fino a qualche anno fa, per mantenere asciutti i diaframmi contraccettivi in lattice di gomma) comporterebbe un aumento del rischio di tumore dell'ovaio. Ma è vero?
Innanzitutto è bene sgomberare il campo da un equivoco comune: negli Stati Uniti, come anche in Italia, una sentenza può non essere determinata da ciò che la scienza ha o non ha dimostrato. Il giudice (e, nel caso degli Stati Uniti, anche la giuria popolare) possono basare il giudizio su altri tipi di valutazione. Nello scontro tra le posizioni degli avvocati delle due parti, in questo caso specifico, la giuria popolare ha dato maggiore peso alla tesi dell'accusa, per cui sarebbe stato necessario quantomeno riportare un avvertimento cautelativo in etichetta, rispetto alla tesi della difesa, per cui non esistono solide dimostrazioni scientifiche della tossicità del talco.

Nessuna associazione negli studi più rigorosi

Gli esperti sono concordi sul fatto che l'eventuale aumento del rischio di tumore dell'ovaio, in caso di esposizione prolungata al talco vicino alla vagina o al suo interno, è certamente molto modesto in valore assoluto. Il tumore ovarico è, infatti, una malattia poco frequente: rappresenta infatti meno del 3% di tutti i casi di tumore. Gli studi condotti negli ultimi anni sull'argomento che hanno impiegato campioni più grandi e metodi più rigorosi non hanno indicato il talco tra i possibili fattori di rischio per il tumore dell'ovaio. La maggioranza degli studi condotti finora è invece considerato non rigoroso, poiché per verificare la relazione tra talco e rischio di tumore dell'ovaio le partecipanti sono state invitate a ricordare che cosa hanno fatto nel passato. Si tratta dei cosiddetti studi "caso-controllo", che provano a capire quali eventi o comportamenti del passato sono comuni tra chi si è ammalata (i "casi") e non tra le donne sane (i "controlli"), basandosi sui ricordi. Tuttavia la memoria è spesso labile: per questo i ricercatori sanno che i risultati di questi studi sono poco attendibili.
Più affidabili sono gli studi detti di coorte, che reclutano un ampio gruppo di donne sane e le seguono nel tempo raccogliendo numerosi dati (tra cui per esempio il consumo di prodotti per l'igiene intima con talco) per cercare di capire che cosa differenzia le donne che a un certo punto vengono colpite dal tumore. L'unico studio di questo tipo che ha indagato la relazione tra talco e tumore dell'ovaio non ha rilevato alcun legame. D'altra parte, nessuno scienziato ha finora identificato né ipotizzato un meccanismo biologico per cui il talco potrebbe causare lo sviluppo del tumore (almeno da quando negli anni Settanta sono state eliminate tutte le contaminazioni da asbesto - lo stesso minerale contenuto nell'amianto - che fino ad allora erano comuni in tali prodotti).

Gli studi

Più in dettaglio, i risultati di 16 studi che avevano coinvolto complessivamente 12.000 donne segnalavano (in una metanalisi pubblicata nel 2003) un aumento del rischio di cancro ovarico di circa un terzo associato all'uso del talco. Una revisione del 2013 sugli studi americani (con circa 18.000 donne coinvolte tra casi e controlli) ha rilevato un aumento analogo associato all'uso del talco per l'igiene intima, ma non all'uso su altre parti del corpo. Entrambi questi studi sono di tipo caso-controllo, basati su ciò che le donne ricordano delle loro abitudini degli anni precedenti, e per questo, come detto, non sempre sono sufficienti a chiarire i fatti. Un altro ampio studio americano pubblicato nel 2000 - che coinvolgeva circa 80.000 donne e costituiva un ramo di un notissimo studio epidemiologico sulle infermiere americane - non ha rilevato alcuna correlazione, se non un debole legame con un tumore molto particolare, il tumore ovarico sieroso, che potrebbe anche essere frutto del caso o della contaminazione da asbesto, un problema non più presente al giorno d'oggi. Anche uno studio australiano del 2008 ha osservato un debole legame con questo specifico tipo di tumore. Nel 2007 una metanalisi di nove studi osservazionali che hanno studiato donne che hanno usato i diaframmi contraccettivi tradizionalmente conservati nel talco non ha osservato alcun legame: questo dato è considerato particolarmente rassicurante, dato che un'esposizione così ravvicinata alla sede di sviluppo della malattia dovrebbe avere un effetto più significativo e visibile.
Nel complesso gli esperti sottolineano che anche un eventuale aumento di rischio di un terzo - il valore massimo osservato da alcuni studi - rimane di entità modesta in assoluto, perché il tumore dell'ovaio è già di per sé poco frequente.

Nessun "effetto accumulo"

Un altro elemento che gli esperti ritengono importante è la mancata relazione tra l'entità dell'esposizione al talco e l'entità dell'aumento di rischio, negli studi caso-controllo che hanno osservato un aumento di rischio. In pratica chi ha usato più spesso prodotti per l'igiene intima a base di talco, o chi usava a scopo contraccettivo un diaframma ricoperto di talco, non ha avuto un rischio maggiore rispetto a chi ha avuto un'esposizione minore, o meno diretta. Anche questo viene interpretato come un dato a sostegno della relativa sicurezza del talco, perché quando una sostanza causa il cancro (come accade per esempio col fumo di tabacco nel cancro polmonare), vi è una netta relazione tra entità dell'esposizione ed entità dell'aumento di rischio.
Proprio il caso del polmone fornisce un'altra prova, seppure indiretta, nella direzione dell'innocuità del talco, che viene impiegato anche in una procedura medica chiamata pleurodesi, usata per curare alcuni disturbi respiratori: in quel caso polvere sterile di talco viene distribuita direttamente sul rivestimento dei polmoni, e la procedura non ha mai comportato un aumento di rischio di cancro del polmone.

Quindi che fare?

Le cause del tumore dell'ovaio restano in massima parte ignote: è probabile che non ci sia una sola causa, ma che contribuiscano numerosi fattori, in parte genetici e in parte ambientali.
Tra i molti milioni di donne che in tutto il mondo usano o non usano abitualmente il talco, una esigua minoranza, pari fra i due gruppi, sviluppa ogni anno un tumore dell'ovaio. La malattia è più frequente con l'avanzare dell'età e quando in famiglia ci sono stati casi di tumore dell'ovaio e della mammella, e tende a ridursi nelle donne che hanno più figli. Alla luce dei dati disponibili, l'International Agency for Research on Cancer (IARC), che fa capo all'Organizzazione mondiale della sanità:

  • classifica il talco contaminato da asbesto (un minerale già noto per essere all'origine del mesotelioma pleurico) come "carcinogeno per gli esseri umani", ma è rassicurante sapere che la causa della cancerogenicità è l'asbesto e non il talco e che tale prodotto non è più in commercio da molti anni;
  • sulla base della mancanza di dati provenienti da studi condotti con esseri umani e della limitata quantità di dati provenienti in studi condotti con gli animali, lo IARC considera il talco non contaminato da asbesto come "non classificabile tra i carcinogeni umani";
  • sulla base della scarsa qualità di prove ottenute in studi con esseri umani che hanno collegato il cancro ovarico all'uso di talco, lo IARC considera solo l'uso del talco a livello perineale (cioè genitale o intravaginale) come "possibile carcinogeno per l'uomo" ( gruppo 2B).

 

In conclusione

La sentenza statunitense si basa su considerazioni che sono solo in parte legate alle prove scientifiche. Chi ha fatto uso, nel passato, di talco a livello genitale non ha particolari ragioni per allarmarsi. Volendo applicare il principio di precauzione, è possibile suggerire di evitare l'uso di talco a livello perineale ed endovaginale, anche se è bene ribadire che la maggior parte degli studi non ha potuto dimostrare una relazione di causa-effetto tra l'eventuale utilizzo e il piccolo aumento di rischio rilevato in alcune ricerche retrospettive di tipo caso-controllo.

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Ultimo aggiornamento giovedì 10 marzo 2016.

Agenzia Zoe

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