Si può curare il cancro con la graviola?

NO, le affermazioni sul possibile effetto anticancro degli estratti e derivati di graviola non hanno alcuna base scientifica

graviola

In breve

  • Le presunte virtù curative della graviola, una pianta che cresce nella foresta pluviale tropicale, non sono dimostrate.
  • Nessuno studio clinico ha finora verificato gli effetti anticancro che alcuni attribuiscono agli estratti della graviola.
  • Gli ingredienti attivi della graviola, le acetogenine annonacee, hanno mostrato la capacità di uccidere cellule tumorali in esperimenti molto preliminari, in laboratorio, ma possono anche causare danni significativi al sistema nervoso, provocando una particolare forma di Parkinson.

Per chi vuole approfondire

Con il nome di graviola si indica un estratto di una pianta tropicale, l'annona muricata, che produce un frutto chiamato appunto graviola (o ancora guanàbana o corossole) contenente una classe di composti, le acetogenine annonacee, che si ritiene costituiscano l'ingrediente attivo. La pianta è diffusa nella foresta pluviale di Africa, America del sud e Sudest asiatico. In alcune culture di quelle regioni, frutti, corteccia, foglie e radici di questa pianta sono usati nella preparazione di rimedi tradizionali per combattere infezioni virali e parassitarie, reumatismi, artrite e depressione, e alcune ricerche hanno confermato che alcuni estratti di graviola possono avere qualche effetto positivo in queste malattie, con però notevoli effetti collaterali. Per quanto riguarda il cancro, invece, non esiste alcuna dimostrazione di efficacia né di sicurezza.

L'origine di questa ipotesi

Per saperne di più

La scheda sulla graviola pubblicata da Cancer Research UK (in inglese).

La pagina dedicata alla graviola nel sito dello Sloan Kettering Cancer Center di New York (in inglese).

Come spesso accade con le pseudocure, alla base di questa idea c'è un'ipotesi scientifica, che però per il momento è molto preliminare, e potrebbe nascondere rischi significativi. In anni recenti, alcuni studi di laboratorio hanno infatti osservato che gli estratti di graviola hanno la capacità di uccidere cellule di tumore - in particolare del pancreas, del fegato e della mammella - coltivate in vitro. Il dato è stato pubblicato su riviste scientifiche, e in teoria potrebbe aprire la strada a ulteriori ricerche. Queste dovranno però verificare se i risultati osservati in laboratorio - in cellule di tumore e non in organismi complessi come il corpo umano - sono trasferibili anche ai malati, e controllare che non comportino rischi di rilievo per la salute. In Guadalupa il consumo tradizionale delle acetogenine annonacee derivate dalla graviola è stato associato a danni significativi del sistema nervoso, con un aumento di rischio di una forma atipica di malattia di Parkinson.

In conclusione

Su Internet ci sono molti siti che magnificano le virtù anticancro della graviola. Questi siti purtroppo travisano un'osservazione che ha qualche base scientifica, molto preliminare, e diffondono così informazioni e speranze purtroppo infondate. Lo stesso accade per gran parte delle terapie cosiddette alternative di cui si parla online.

Quando c'è di mezzo la salute è fondamentale capire che qualsiasi osservazione promettente deve essere testata e messa alla prova con scrupolo, sia sul versante dell'efficacia sia su quello dei rischi. È da tempo noto, infatti, che ciò che negli esperimenti di laboratorio funziona in modo incoraggiante non sempre funziona nello stesso modo nell'organismo umano, dove entrano in gioco molte altre variabili.

Anche il caso degli estratti di graviola conferma che nessuna sostanza, anche se naturale, è priva di pericoli o di effetti collaterali, per cui prima di affidare le proprie speranze di guarigione occorre sapere che solo le cure sottoposte al vaglio di una rigorosa sperimentazione scientifica offrono sufficienti garanzie di efficacia e sicurezza.

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Ultimo aggiornamento martedì 24 dicembre 2013.

A cura di Agenzia Zoe

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