Terapie mirate

La ricerca scientifica sui meccanismi molecolari ha permesso lo sviluppo delle terapie mirate, o farmaci intelligenti, alla base della medicina personalizzata.

Ultimo aggiornamento: 26 gennaio 2016

Tempo di lettura: 10 minuti

Che cosa sono le terapie mirate?

La conoscenza dei meccanismi molecolari alla base dello sviluppo, della crescita e della diffusione del cancro ha permesso di sviluppare le cosiddette terapie mirate, che agiscono in maniera selettiva su alcuni di questi processi cellulari e, per questo, sono anche chiamati "farmaci intelligenti" o "terapie a bersaglio molecolare". Alcuni di questi farmaci sono in uso da molti anni, mentre altri sono in fase di studio o di sperimentazione.

Le terapie mirate rappresentano uno dei più importanti strumenti della medicina personalizzata, in quanto la cura non è più scelta solo in base alla sede di sviluppo del tumore, ma anche in relazione alle sue caratteristiche molecolari, che possono essere diverse da paziente a paziente.
Tuttavia il loro utilizzo nella pratica clinica è sottoposto a un severo monitoraggio, anche alla luce del rapporto tra i costi molto elevati e i benefici.

In che cosa sono diverse dalla chemioterapia tradizionale?

La chemioterapia tradizionale colpisce le cellule tumorali agendo sulla loro tendenza a moltiplicarsi più di quelle normali, ma per questa ragione danneggia anche i tessuti dell'organismo, come la pelle, i capelli, le pareti dell'intestino eccetera, che sono soggetti a un maggior ricambio. Le terapie mirate invece vanno a interferire in maniera molto più mirata con una molecola o un processo specifico delle cellule tumorali, non provocando danni alle cellule normali e riducendo così gli effetti collaterali.

Che cosa sono i farmaci biologici?

farmaci biologici sono una particolare categoria di terapie mirate. Sono chiamati così perché mimano sostanze presenti nell'organismo, ma sono prodotti in laboratorio.

Comprendono:

  • fattori di crescita detti anche colony stimulating factors (CSF): sostanze che stimolano la produzione delle cellule del sangue da parte del midollo. Si usano spesso dopo la chemioterapia per ristabilire il numero adeguato di cellule nel sangue;
  • gli anticorpi monoclonali: sono molecole in grado di riconoscere un bersaglio presente sulle cellule tumorali, ma non su quelle sane. Il loro utilizzo permette quindi di indirizzare la cura soltanto contro il tumore, risparmiando il più possibile i tessuti sani;
  • le interleuchine e l'interferone: sono sostanze naturali che partecipano al processo di infiammazione. Comprendono numerosi varianti e alcune di queste, come interleuchina 2 e interferone, sono in grado di contrastare diverse forme di cancro. Il loro uso tuttavia si è ridotto negli ultimi anni a casi particolari per l'introduzione di terapie più efficaci e con minori effetti collaterali;
  • "vaccini": sono già disponibili alcuni trattamenti per curare il cancro con lo stesso meccanismo di un vaccino, cioè stimolando il sistema immunitario a riconoscere il tumore come estraneo per poi distruggerlo, come si fa con batteri o virus. Due esempi riguardano la cura del melanoma in fase avanzata e la terapia del cancro della prostata con metastasi. Ancora in fase di studio sono invece veri e propri vaccini preventivi, capaci di ridurre il rischio di sviluppare la malattia.

Come funzionano le terapie mirate?

Le terapie mirate in ambito oncologico agiscono su uno o più fenomeni che favoriscono la crescita e lo sviluppo del cancro.

In particolare possono essere in grado di:

  • diminuire la proliferazione delle cellule cancerose, ovvero la loro incontrollata capacità di crescere e dividersi;
  • ostacolare l'angiogenesi, ossia lo sviluppo di nuovi vasi sanguigni indispensabili a nutrire il tumore;
  • promuovere l'apoptosi delle cellule tumorali, ovvero la loro morte programmata;
  • stimolare il sistema immunitario, cioè le difese dell'organismo, a identificare e distruggere le cellule tumorali;
  • liberare sostanze tossiche che agiscono sulle cellule cancerose.

Come si usano?

L'oncologo valuta se le terapie mirate possono essere utili al paziente in base a diversi criteri:

  • tipo di tumore;
  • stadio del tumore (localizzato oppure più esteso);
  • caratteristiche molecolari del tumore;
  • altre terapie in corso o terminate;
  • altre patologie presenti.

Per quali tumori sono già usate?

Di seguito alcuni esempi di patologie in cui le terapie mirate sono già in uso da molti anni, ma ce ne sono molte altre per cui nuove molecole continuano a essere approvate. L'elenco che segue è quindi necessariamente incompleto, ma solo indicativo di una realtà in grande fermento.

Leucemie e altri tumori del sangue


  • Alcune forme di leucemia in cui è presente un'anomalia detta cromosoma Philadelphia rispondono bene al trattamento con imatinib, un farmaco che riduce la proliferazione incontrollata delle cellule tumorali, e altri farmaci della stessa classe (inibitori della tirosin-chinasi).
  • Alcuni casi di mieloma multiplo rispondono al trattamento con bortezomib, un farmaco che stimola le cellule tumorali ad andare incontro a morte programmata, detta apoptosi, e altri farmaci della stessa classe (inibitori del proteasoma. Altri farmaci mirati che si stanno introducendo anche in Europa per questi casi sono panobinostat (inibitore dell'istone deacetilasi) e alcuni anticorpi monoclonali (come daratumumab ed elotuzumab).

Tumore al seno


  • Le terapie ormonali possono essere efficaci nel caso di cellule tumorali che esprimono recettori per gli ormoni femminili; la loro azione può essere potenziata da farmaci a bersaglio molecolare come palbociclib ed everolimus.
  • Alcune cellule tumorali che esprimono recettori per il fattore di crescita HER2 rispondono a trattamento contrastuzumab e pertuzumab, anticorpi monoclonali mirati contro questa molecola. Negli ultimi anni sono stati messi a punto anche i cosiddetti "anticorpi armati", come T-DM1 (ado-trastuzumab emtansine), che combina l'azione mirata di trastuzumab con quella della chemioterapia tradizionale. Altri farmaci quali il lapatinib  possono essere usati in questi casi;
  • Nelle forme avanzate della malattia possono essere utilizzati anche medicinali che bloccano la proliferazione dei nuovi vasi come bevacizumab.

Tumore alla prostata


  • Le terapie ormonali sono le più adatte per il tumore alla prostata, poiché la crescita è favorita dagli ormoni androgeni.
  • Per il trattamento di questa malattia in fase avanzata è stato approvato, per ora solo negli Stati Uniti, anche un vaccino terapeutico (sipuleucel-T) capace di attivare le risposte immunitarie dell'organismo contro il tumore, mentre un anticorpo monoclonale chiamato denosumab  può essere di aiuto quando la malattia si estende alle ossa.

Tumore al colon in fase avanzata


  • Alcune forme rispondono bene al trattamento con cetuximab e panitumumab, farmaci diretti contro il recettore per il fattore di crescita chiamato EGF-R.
  • Per altre forme si usa il bevacizumab, che blocca la formazione di nuovi vasi sanguigni, così come altri farmaci immessi più recentemente sul mercato (ramucirumab  e Ziv-aflibercept).
  • Un altro farmaco a bersaglio molecolare usato nelle forme avanzate del tumore del colon è regorafenib, della classe degli inibitori delle chinasi.

Altri tumori in fase avanzata


  • tumore al polmone non a piccole cellulegefitinib ed erlotinib
  • epatocarcinomasorafenib
  • carcinoma renalesorafenibtemsirolimus ed everolimus
  • tumori a cellule squamose della testa e del collocetuximab
  • per il melanoma si stanno studiando nuove forme di immunoterapia

Tumore al polmone non a piccole cellule in fase avanzata


Negli ultimi anni la ricerca sulle caratteristiche molecolari dei tumori al polmone non a piccole cellule ha permesso di mettere a punto una lunga serie di farmaci mirati.

  • Alcuni, usati anche per altri tumori, bloccano la proliferazione dei vasi sanguigni (bevacizumab e ramucirumab).
  • Altri sono scelti in relazione alle caratteristiche molecolari e istologiche del tumore e consentono di personalizzare la terapia in molti casi di malattia avanzata (gefitiniberlotinib e afatinibosimertinibnecitumumabcrizotinib,ceritinibalectinib).
  • Infine, in alcuni casi selezionati, si può ricorrere a farmaci che stimolano le difese dell'organismo contro il tumore (immunoterapia) (nivolumab e pembrolizumab).

Melanoma in fase avanzata


Nelle forme di melanoma avanzato con determinate caratteristiche molecolari si possono utilizzare alcuni farmaci a bersaglio molecolare (come vemurafenibdabrafenibtrametinibcobimetinib o altri).
In altri casi si sono rivelati utili l'immunoterapia (con ipilimumab o altri trattamenti, anche in via di sviluppo, che sembrano particolarmente promettenti per questa malattia), il vaccino contro la tubercolosi (BCG) o preparati a base di virus che attaccano il tumore (Talimogene laherparepvec).

Carcinoma renale in fase avanzata


Per il tumore del rene in fase avanzata sono oggi disponibili diversi trattamenti di tipo immunitario (immunoterapia) e farmaci a bersaglio molecolare di vario tipo (sorafenibsunitinibtemsirolimuseverolimusbevacizumabpazopanibaxitinib).

Carcinoma dello stomaco in fase avanzata


Da diversi anni si è osservato che, in circa un caso su 5, anche le cellule del tumore allo stomaco, come quelle di alcuni tumori al seno, esprimono in quantità superiore alla norma, sulla loro superficie, la proteina HER: solo in questi casi, quando la malattia è in fase avanzata, si può utilizzare trastuzumab, da solo o in associazione alla chemioterapia tradizionale.
Un'altra opzione, che non è associata alle caratteristiche molecolari del tumore, ma è comunque riservata ai casi in cui falliscono altre terapie, è rappresentata da ramucirumab.

Altri tumori in fase avanzata


  • Epatocarcinomasorafenib.
  • Tumori a cellule squamose della testa e del collocetuximab.

Quali sono gli effetti collaterali?

Le terapie mirate non presentano gli effetti collaterali tipici della chemioterapia tradizionale, tuttavia possono causare alcuni sintomi.

Sintomi più frequenti


  • nausea;
  • diarrea;
  • affaticamento;
  • disturbi alla pelle.

Sintomi meno frequenti


  • reazioni allergiche, soprattutto con gli anticorpi monoclonali in occasione della prima somministrazione. Per prevenirle si possono usare farmaci di comune impiego (come paracetamolo e antistaminici) prima della terapia, secondo la prescrizione del medico. Qualora l'allergia si manifesti comunque, il medico riduce la velocità dell'infusione venosa o la interrompe temporaneamente;
  • sindromi simili a quelle influenzali;
  • ipertensione arteriosa e disturbi cardiaci che si attenuano una volta terminata la terapia, ma che possono controindicare alcuni di questi farmaci per pazienti con patologie cardiache. Sono più comuni con il trastuzumab e i farmaci antiangiogenesi;
  • alterata sensibilità o formicolii alle dita che scompaiono spontaneamente entro pochi mesi dalla fine del trattamento;
  • maggior rischio di sanguinamento, per esempio delle gengive o epistassi (con i farmaci antiangiogenesi), in genere di lieve entità;
  • rischio di infezioni.

È importante segnalare la comparsa di questi sintomi al medico, che può prescrivere le terapie opportune per limitarli.

La sicurezza di questi farmaci in gravidanza non è stata accertata e inoltre sono possibili interferenze con glianticoncezionali. Per questo durante il trattamento è bene adottare misure contraccettive efficaci. Inoltre alcune cure potrebbero compromettere la fertilità successiva alla terapia ed è quindi consigliato parlarne con il proprio medico.

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Come si somministrano?

Molti farmaci si presentano sotto forma di compressa e sono assunti per bocca. Questo rappresenta un vantaggio per i malati e per le loro famiglie perché permette di ridurre i disagi, i tempi di ricovero e le giornate in day-hospital. Altri farmaci devono invece essere somministrati per via endovenosa o sottocutanea.

Quali sono i pro e i contro?

Come ogni cura anche le terapie mirate presentano vantaggi e limiti.

I vantaggi


  • terapia personalizzata: le terapie mirate offrono ai medici la possibilità di confezionare un trattamento "su misura" per il paziente;
  • minori effetti collaterali: la selettività del meccanismo d'azione risparmia le cellule sane, riducendo così gli effetti e migliorando la qualità della vita del paziente;
  • facilità di somministrazione: alcune di queste terapie si possono prendere per bocca, ciò consente al malato di curarsi a casa.

I limiti


  • sviluppo di resistenza: è possibile che il corpo sviluppi una resistenza al trattamento, in altre parole che il farmaco diventi con il tempo meno efficace;
  • costi molto elevati: poiché queste cure sono costose è importante indirizzarle a pazienti che realmente ne possono trarre beneficio. Per questo, una conoscenza più accurata delle caratteristiche molecolari di ogni tumore aiuterà a selezionare con precisione i pazienti e di conseguenza a ridurre i costi per il sistema sanitario;
  • tossicità : alcuni effetti collaterali possono essere più rilevanti in presenza di altri fattori di rischio. Per esempio, il rischio di aumentare la pressione arteriosa può essere accettabile per una persona giovane, ma non per un paziente con malattie cardiache.

Le terapie mirate servono solo per il cancro?

Alcuni farmaci mirati per curare il cancro sono usati anche in altri campi della medicina come strumento per regolare le difese immunitarie e i processi infiammatori. Cure di questo tipo vengono quindi usate per esempio per l'artrite reumatoide e altre malattie reumatiche, per le malattie infiammatorie intestinali, l'asma o gravi infezioni.

Quali sono le prospettive future?

Le terapie mirate, pur così innovative, e riservate a particolari tipi di tumore in pazienti con precise caratteristiche, sono già una realtà consolidata nella lotta al cancro. Infatti molti dati dimostrano che hanno prolungato la sopravvivenza e migliorato la qualità della vita di molti pazienti.

Ci sono inoltre ulteriori prospettive di miglioramento, grazie alla sempre più profonda conoscenza dei meccanismi che distinguono la crescita e lo sviluppo delle cellule tumorali da quelle sane.

Nuovi campi di azione nell'ambito delle terapie mirate oncologiche riguardano:

  • la terapia genica: una cellula sana si trasforma in cellula tumorale soprattutto a causa di fattori ambientali e stili di vita, ma in rari casi (nel 2-3%) alcuni individui ereditano nel patrimonio cromosomico alcuni geni alterati (che possono aumentare il rischio di ammalarsi di particolari tipi di cancro). I ricercatori stanno studiando come "riparare", bloccare o sostituire questi geni in modo che il tumore non si sviluppi. Altri tipi di terapia genica modificano i geni delle cellule cancerose, per renderle più sensibili ai farmaci antitumorali;
  • le nanotecnologie: oltre a una diagnosi sempre più precoce e precisa, le nanotecnologie consentiranno di colpire in maniera sempre più mirata le cellule tumorali, trasportando per esempio gli agenti tossici al loro interno, o concentrando con precisione l'azione delle radiazioni.

Le informazioni presenti in questa pagina non sostituiscono il parere del medico.

  • Autori:

    Agenzia Zadig