PET (Tomografia a emissione di positroni)

Ultimo aggiornamento: 11 novembre 2021

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Di che cosa si tratta?

La PET (acronimo inglese che sta per positron emission tomography, tomografia a emissione di positroni in italiano) è una tecnica diagnostica di medicina nucleare che comporta la somministrazione per via endovenosa di una sostanza normalmente presente nell'organismo (per lo più glucosio, ma anche metionina o dopamina). La sostanza è marcata con una molecola radioattiva (nel caso del glucosio, il Fluoro 18) e il tomografo PET rileva la distribuzione di queste sostanze. Poiché i tumori sono particolarmente avidi di glucosio, la PET, mostrando l’accumulo di questo zucchero, è molto utile per confermare una diagnosi di tumore, per verificare la presenza di metastasi o per verificare una variazione nelle dimensioni della massa tumorale. La sostanza tracciante, detta radio-farmaco, una volta immessa in circolo andrà a depositarsi nelle cellule che sono in grado di captarla. È dunque un esame funzionale, molto importante per valutare l’efficacia di una terapia oncologica, in quanto l'assenza di accumulo di glucosio radiomarcato in una sede in cui era stato identificato in precedenza indica che il trattamento in corso è efficace. La PET si presta anche a combinazioni con altri esami radiologici (tomografia computerizzata – TC o risonanza magnetica nucleare – RMN) quando le condizioni cliniche lo richiedono: si parla in questi casi di PET/TC e PET/RMN. In particolare nell’imaging oncologico pediatrico, visto che i bambini sono più suscettibili alle radiazioni. In questi casi la necessità di ridurre l’esposizione, ottenuta tramite una combinazione di più studi di imaging, ha portato all'uso crescente della PET/RM come alternativa più sicura, dato che espone a circa il 70 per cento di radiazioni in meno rispetto alla PET/TC.

È un esame che possono fare tutti?

L'esame ha una controindicazione assoluta per le donne in gravidanza o in allattamento. Inoltre le persone che hanno eseguito trattamenti radioterapici da meno di tre mesi e quanti hanno subito interventi chirurgici o procedure invasive da meno di un mese devono dichiararlo prima dell'esame, per agevolare l'interpretazione del risultato.

Per i pazienti con diabete conclamato e in terapia ipoglicemizzante è raccomandata una valutazione da parte del medico prima dell'eventuale esecuzione dell'esame in quanto l’esame prevede la somministrazione di glucosio.

Occorre qualche tipo di preparazione particolare nei giorni o nelle ore precedenti l’esame?

Per eseguire la PET è necessario il digiuno da cibi zuccherati (dolci, biscotti, brioches e frutta) da almeno sei ore. È preferibile astenersi dall'attività fisica intensa nelle ore precedenti l'indagine. È bene inoltre assumere liquidi in abbondanza (acqua, tè non dolcificato eccetera) per ottenere una buona idratazione.

È meglio che mi faccia accompagnare da qualcuno o posso venire da solo?

Per eseguire una PET generalmente non è necessario farsi accompagnare. L'esame, infatti, non incide sulla capacità di guidare i veicoli, salvo nei rarissimi casi in cui venga usato un sedativo.

L'esame è doloroso o provoca altri tipi di disagio?

No. L'esame comporta soltanto un’iniezione endovenosa di una piccola quantità di glucosio radiomarcato, solitamente preceduto dal test della glicemia.
Il radiofarmaco viene somministrato per via endovenosa, quindi bisogna attendere circa 45 minuti prima di sottoporsi all’esame, cercando di riposare, stare tranquilli e rilassare la muscolatura.

L'esame comporta rischi immediati?

A oggi sono note alcune reazioni allergiche ai radiofarmaci impiegati nell'esame che generano sintomi come prurito, edema ed esantemi. Sono comunque tutte gestibili con l'intervento del medico, sempre presente durante l'esame.

L'esame comporta rischi a lungo termine?

La PET impiega sostanze radiomarcate con radioisotopi che emettono positroni. La dose di irradiazione è equivalente circa a quella che si assume quando si esegue una TAC.

Quanto dura?

Il tempo per eseguire l’indagine vera e propria (acquisizione) varia tra 20 e 30 minuti a seconda del segmento del corpo da esaminare.
La durata dell’intera procedura, dalla somministrazione del radiofarmaco alla fine dell’esame (compresa l’attesa precedente all'esame), varia da due a tre ore.

Alla fine devo restare in osservazione? Per quanto?

Terminato l'esame, dopo che il medico ne avrà valutata la corretta esecuzione, è possibile tornare a casa.

Posso riprendere subito la mia vita normale o devo avere particolari accortezze?

Si può tornare alla vita di tutti i giorni, ma con qualche accortezza da osservare nelle quattro-cinque ore successive all'esecuzione dell'esame: è bene evitare il contatto con donne in gravidanza e bambini piccoli, prima che la radioattività sia scomparsa dall’organismo. È consigliato, nelle 5 ore successive all'esame, anche l’utilizzo di un bagno separato da quello usato dal resto dei familiari, in quanto il radiofarmaco può essere eliminato con le urine.

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  • Autori:

    DNA Media Lab