Contro il glioma un possibile aiuto dall'ambiente

Contro il glioma un possibile aiuto dall'ambiente

Nei topi un ambiente ricco di stimoli rallenta la malattia, agendo sulle cellule immunitarie del microambiente tumorale. Una speranza terapeutica anche per l'uomo?

Titolo originale dell'articolo: Environmental stimuli shape microglial plasticity in glioma

Titolo della rivista: eLife

Data di pubblicazione originale: 1 gennaio 1970

Un ambiente di vita stimolante può aiutare l'organismo a contrastare un tumore. O, almeno, questo è quanto sembra accadere nei topi con glioma, uno dei tumori più aggressivi del sistema nervoso. Gli stimoli agirebbero su cellule e molecole del sistema immunitario e del microambiente tumorale. La scoperta è di un gruppo di ricercatori guidato da Cristina Limatola all'Università "La Sapienza" di Roma. Da anni il gruppo si occupa dell'attività delle cellule immunitarie che si infiltrano nel glioma e i risultati, ottenuti anche con l'imprescindibile contributo di AIRC, sono pubblicati sulla rivista eLife.

I ricercatori avevano già osservato che nei topi con glioma tenuti in un ambiente ricco di stimoli la malattia progrediva più lentamente rispetto a quella di animali tenuti in gabbie prive di stimoli. Un ambiente stimolante contiene oggetti di forme e colori differenti, strumenti per l'esercizio fisico e l'esplorazione (ruote, altalene, labirinti) e offre ai topi l'opportunità di socializzare in gruppi numerosi.

Ora Limatola e colleghi hanno scoperto alcuni meccanismi biologici che sembrano essere alla base del fenomeno. Il microambiente in cui è immerso il glioma contiene più cellule della microglia rispetto a un animale sano. La microglia comprende cellule del sistema nervoso e altre cellule immunitarie che difendono il cervello da infezioni e altre malattie. "Tuttavia, quando c'è un glioma queste cellule sono 'convinte' dal glioma stesso a dargli, per così dire, una mano e non agiscono invece come dovrebbero contro il cancro" afferma Limatola. Le cose cambiano nel caso di animali posti in un ambiente ricco di stimoli: "In queste condizioni aumenta la sintesi di molecole come il fattore neurotrofico cerebrale (Bdnf) e l'interleuchina 15 (IL-15), che modificano l'attività delle cellule immunitarie del microambiente del glioma e la convertono da pro-tumorale ad anti-tumorale".

Un'ottima notizia solo per i topi? Anche per noi umani potrebbero esserci ricadute positive, perché con i topi condividiamo molecole come Bdnf e IL-15 che un giorno potrebbero diventare nuovi strumenti terapeutici. Limatola e colleghi hanno provato a somministrare queste molecole ad animali con glioma tenuti in ambienti standard, ottenendo un miglioramento delle loro condizioni. Il prossimo passo? "Mettere a punto metodi di somministrazione efficaci e poco invasivi, e valutare la fattibilità dell'approccio anche negli esseri umani".

  • Autori:

    Valentina Murelli

  • Data di pubblicazione:

    29 dicembre 2017