Come dare una mano all'immunoterapia

Il gruppo di ricerca di Vincenzo Bronte ha individuato nuovi meccanismi molecolari che potrebbero essere sfruttati per aiutare i linfociti T antitumorali nella lotta contro la malattia.

Titolo originale dell'articolo: T Cell Cancer Therapy Requires CD40-CD40L Activation of Tumor Necrosis Factor and Inducible Nitric-Oxide-Synthase-Producing Dendritic Cells

Titolo della rivista: Cancer Cell

Data di pubblicazione originale: 1 gennaio 1970

Grazie al sistema immunitario il nostro organismo possiede strumenti naturali di lotta contro il cancro, come i linfociti T citotossicicapaci di eliminare le cellule neoplastiche. Il problema è che il tumore sa difendersi, contrastando l'azione di questi killer naturali.

Da diversi anni il gruppo di ricerca di Vincenzo Bronte, dell'Università di Verona, cerca di capire quali sono i fattori che, all'interno dell'ambiente tumorale, influenzano l'azione dei linfociti e di recente ha annunciato, dalle pagine di Cancer Cell, di averne scoperti alcuni in grado di agire sia in senso negativo sia in senso positivo. Un risultato importante, ottenuto grazie al contributo irrinunciabile di AIRC, che potrebbe aprire la porta a nuove strategie di potenziamento dell'immunoterapia per diversi tumori.

"Ci siamo concentrati su due enzimi - l'arginasi e la sintetasi dell'ossido nitrico - coinvolti nel metabolismo dell'amminoacido arginina" spiega Bronte. "I dati finora disponibili sembravano suggerire che entrambi ostacolassero l'azione dei linfociti T e abbiamo voluto verificare se le cose stanno davvero così". Ebbene, non esattamente.

"Da una parte i nostri esperimenti, condotti con modelli sperimentali di diversi tumori, hanno confermato che l'arginasi influenza negativamente i linfociti" commenta lo studioso. "Dall'altra, però, hanno mostrato che la sintetasi dell'ossido nitrico non solo non li ostacola, ma è addirittura fondamentale perché funzionino bene". Chiave di questo processo è un altro gruppo di cellule del sistema immunitario - le cellule dendritiche - e in particolare una loro sottopopolazione capace di produrre ossido nitrico e altre sostanze con effetto antitumorale.

Il bello è che sono proprio i linfociti T, arrivando nel microambiente tumorale, ad attirarvi anche le cellule dendritiche che possono aiutarli. In gioco, però, ci sono anche fattori negativi, come l'arginasi, appunto, o l'arrivo di macrofagialtre cellule immunitarie che contrastano l'azione dei linfociti antitumoralie favoriscono la crescita neoplastica. "Però abbiamo verificato che impedendo l'arrivo dei macrofagi con appositi anticorpi si riesce a garantire comunque l'attivazione delle cellule dendritiche".

A questo punto, i fronti su cui lavorare sono diversi e davvero promettenti: dalla generazione in vitro di cellule dendritiche che possano aiutare i linfociti T, a nuove strategie per il blocco dei macrofagi e l'inibizione dell'arginasi.

  • Autori:

    Valentina Murelli

  • Data di pubblicazione:

    1 settembre 2016