Combattere il cancro aggiustando l’orologio biologico

Combattere il cancro aggiustando l’orologio biologico

Diversi tipi di tumore potrebbero essere curati riattivando proteine implicate nella regolazione del ritmo circadiano delle cellule. La nuova prospettiva viene dai risultati pubblicati su Nature di una ricerca svolta in California.

Titolo originale dell'articolo: Pharmacological activation of REV-ERBs is lethal in cancer and oncogene-induced senescence

Titolo della rivista: Nature

Data di pubblicazione originale: 1 gennaio 1970

Che effetto hanno sul tumore alcune sostanze che agiscono sull'orologio biologico? Gabriele Sulli, giovane ricercatore nel gruppo diretto da Satchin Panda al Salk Institute di La Jolla, in California, era curioso di trovare la risposta a questa domanda, facendo degli esperimenti con cellule e animali di laboratorio. Con questi esperimenti, iniziati grazie al sostegno di una borsa di studio AIRC Cofund - Marie Curie Actions cofinanziata dall'Unione europea, Sulli ha scoperto che l'effetto c'è, ed è notevole. I risultati sono pubblicati su Nature.

Sappiamo da tempo che le nostre cellule sono dotate di meccanismi molecolari che permettono loro di variare le attività nelle 24 ore secondo il cosiddetto ritmo circadiano. Sappiamo anche che molti processi biologici, dalla proliferazione cellulare, al metabolismo all'infiammazione, sono influenzati dal ritmo circadiano. Quando questo ritmo si altera aumenta il rischio di cancro, come si è osservato nelle persone che lavorano di notte.

Se l'orologio biologico delle cellule tumorali non tiene più il tempo, si può tentare di rimetterlo a posto? In laboratorio Sulli ha trattato cellule provenienti da vari tipi di tumore - mammella, pancreas, pelle - con molecole in grado di attivare le proteine REV-ERB, implicate nel controllo del ritmo circadiano. Ebbene, il trattamento uccideva le cellule tumorali risparmiando quelle sane, usate come controllo. Lo stesso risultato Sulli lo ha ottenuto anche in esperimenti con topolini con glioblastoma, un tumore al cervello molto aggressivo, con poche opzioni terapeutiche. Negli animali trattati le cellule tumorali morivano e la crescita del tumore si arrestava, senza effetti collaterali negativi.

Secondo Sulli e colleghi, gli attivatori di REV-ERB agirebbero bloccando due importanti vie molecolari che permettono alle cellule tumorali di procurarsi il nutrimento necessario a crescere velocemente. Si tratta dell'autofagia, che consente il riciclo di alcune componenti cellulari, e della sintesi dei grassi. "Il nostro è un approccio del tutto nuovo - commenta Sulli - perché, a differenza di farmaci, che attaccano un solo bersaglio alla volta, l'azione sull'orologio biologico colpisce simultaneamente diversi meccanismi cellulari e dunque diverse vulnerabilità delle cellule tumorali". L'entusiasmo è grande tanto quanto la cautela: i ricercatori sanno bene che risultati ottenuti in cellule isolate e animali di laboratorio vanno confermati in studi clinici con i pazienti. Si tratta ora di continuare il lavoro e procedere verso la sperimentazione umana di quella che potrebbe essere davvero una nuova strategia terapeutica contro diverse forme di cancro.

  • Autori:

    Valentina Murelli

  • Data di pubblicazione:

    10 gennaio 2018