Colpite nel sonno le cellule staminali del cancro al polmone

Alcune staminali del cancro al polmone dormono nascoste tra le cellule tumorali, e così resistono alla chemioterapia. Ma ora è stato individuato un modo per riconoscerle e combatterle.

Titolo originale dell'articolo: Elimination of quiescent/slow-proliferating cancer stem cells by Bcl-XL inhibition in non-small cell lung cancer.

Titolo della rivista: Cell Death and Differentiation

Data di pubblicazione originale: 1 gennaio 1970

La chemioterapia colpisce le cellule che proliferano di più, e le cellule tumorali appartengono a questa categoria. Ma eliminarle tutte a volte non basta, perché restano le cellule staminali del cancro, capaci di rigenerarsi quasi all'infinito. Durante le cure queste cellule restano acquattate nell'ombra, a riposo, senza duplicarsi. Riprendono a moltiplicarsi più tardi, quando l'azione della chemioterapia viene meno. Come colpirle, per estirpare il cancro alla radice? In uno studio finanziato con i fondi del 5 per mille donati ad AIRC, il gruppo di ricercatori coordinato da Ruggero De Maria, direttore scientifico dell'Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma, ha scoperto un marcatore di superficie che permette di riconoscere queste cellule nascoste nella massa. È una piccola molecola chiamata Bcl-XL, che si ritrova costantemente nelle staminali del cancro al polmone e svolge un ruolo fondamentale, garantendo loro una sorta di immortalità. "Contro queste cellule la chemioterapia può fare poco" racconta De Maria, "ma un inibitore specifico di Bcl-XL chiamato ABT-737 in esperimenti di laboratorio si è dimostrato in grado di sopprimerle. Mentre i chemioterapici uccidono prevalentemente le cellule che proliferano attivamente, l'inibitore che abbiamo individuato concentra la sua azione tossica su quelle a riposo, che sono pronte ad attivarsi in un secondo momento".

Dopo averne dimostrato l'efficacia in vitro, i ricercatori hanno messo alla prova il trattamento in animali di laboratorio in cui era stato trapiantato un tumore umano, proveniente da un paziente: un modello sperimentale chiamato xenotrapianto, fondamentale per la ricerca oncologica. "Usata da solo, senza aggiunta di chemioterapia, la sostanza è stata in grado di inibire la crescita del tumore e di ridurre al suo interno il numero di cellule staminali, quel serbatoio cioè destinato a dare recidive e metastasi" conclude De Maria. "Un risultato che apre la strada a nuove prospettive terapeutiche per il tumore del polmone, una malattia che, nonostante i miglioramenti ottenuti in termini di prevenzione e cura, resta una delle più comuni cause di morte da cancro in tutto il mondo".

  • Autori:

    Agenzia Zadig

  • Data di pubblicazione:

    1 luglio 2014