IL NOTIZIARIO DELLA RICERCA

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Paolo, testimonianza

"Lottare e vincere contro un tumore è il successo che ti cambia"


Paolo

Paolo vive a Guidonia. I genitori vivono a Catania, la sorella, Marina  a Berlino, Studia Scienze Motorie all'Università dell'Aquila. E'  sergente dell'Aeronautica Militare, presso il Centro Sportivo di Vigna di Valle, sulle sponde del lago di Bracciano.
Negli ultimi 10 anni ha raggiunto brillanti risultati sia in campo nazionale che internazionale, collezionando con la maglia azzurra della nazionale italiana, un numero considerevole di importanti risultati in Coppa del Mondo, in Coppa Europa ed alle Universiadi. Ha vinto il 13 ottobre 2011 a Catania la medaglia d'oro nella Spada ai mondiali di scherma. Vince la medaglia di Argento agli Europei di scherma di Strasburgo 2014 nella gara individuale.

"Un Mondiale non vale una vita, te lo puoi rigiocare, lottare e vincere, contro un tumore è il successo che ti cambia, per sempre...". Il giorno dopo avere conquistato l'oro iridato nella spada di Catania 2011, Paolo Pizzo, torna a parlare della sua malattia, dello choc della scoperta, della sua lotta e della sua vittoria.

Paolo ha 14 anni e frequenta il secondo anno dell'Istituto Tecnico Aeronautico. E' un bambino solare e vivace e soprattutto molto sportivo. Tira di scherma da quando ha 7 anni, è bravo, ha già vinto parecchie competizioni.

"Avevo scelto la scherma, più che il calcio o la pallavolo, perché volevo mettermi alla prova in uno sport individuale, vedere cosa ero capace di fare".

E' la primavera del 1997, Paolo si sta preparando per un campionato di scherma che dovrà disputare a Rimini. Tutto va benissimo, quando da un giorno all'altro Paolo comincia a soffrire di attacchi epilettici.

"Sono arrivati all'improvviso. Non sapevo neanche cosa fossero. La prima volta ero con mia sorella Marina. Le ho chiesto di non dire niente, non volevo preoccupare nessuno. Dopo ho capito che rifiutavo la sola idea di essere malato. Ero giovanissimo, non poteva succedere a me, temevo di dovere saltare il campionato italiano di categoria. Ma la seconda volta, lei ha insistito: ora lo diciamo a mamma e papà".

Per Paolo cominciano una serie di esami all'ospedale Garibaldi di Catania. Alla fine una risonanza rivela il problema: un ganglioma, un tumore al cervello di primo grado di malignità. L'equipe di medici guidata dal prof. Vincenzo Albanese decide subito di operare.

"Avevo 14 anni e non capivo ancora cosa fossero le cose importanti della vita, all'improvviso arriva questa botta che mi ha stravolto la vita: un tumore al cervello. Nella sfortuna però sono stato fortunato: ho incontrato dei medici bravissimi".

L'operazione ha successo, ma la degenza post-operatoria è lunga e faticosa. Paolo deve stare in ospedale più di un mese, tenuto sotto costante controllo. Inoltre c'è un'altra decisione da prendere: qualche medico consiglia di fare la chemioterapia, ma i genitori si impuntano. Vogliono risparmiare al figlio altri dolori. Consultano diversi dottori e alla fine d'accordo con la maggioranza dei pareri medici decidono di non fargliele fare.

"Io non capivo bene cosa stesse succedendo. I miei genitori sono riusciti a preservarmi da ogni dolore e da ogni paura. Sono stati meravigliosi. Con me erano allegri, ottimisti e positivi. Solo più tardi ho capito cosa ho rischiato davvero e ho saputo che mia madre piangeva tutte le notti ed è svenuta diverse volte"

All'ospedale va sempre a trovare Paolo anche il suo più caro amico, Dario.

"Si sa che a quell'età l'ospedale fa paura, si preferisce evitarlo. I miei amici mi mandavano sempre lettere o auguri, ma Dario non mi ha lasciato solo. Lui veniva spesso"

A fine giugno del 1997 finalmente Paolo può uscire dall'ospedale. "Ricordo le prime camminate...era strano uscire all'aria aperta. Mi ricordo che stavo ore al sole: dopo essere stato chiuso in ospedale, non ne potevo più."

Da quel momento Paolo è sempre stato perfettamente. In autunno riprende immediatamente gli allenamenti e la scuola. Ma decide di cambiare, passa al Liceo Scientifico.

Oggi ha dimostrato che gli sforzi di una vita prima o poi vengono sempre ripagati. E' il 13 ottobre 2011 quando Paolo vince la medaglia d'oro ai mondiali di scherma di Catania. Ma lui campione lo era già da prima. La sua sfida contro la malattia l'aveva già vinta.

"Da questa terribile esperienza una cosa l'ho imparata, quella di lottare sempre per le cose in cui credi e non arrendersi mai, neppure davanti a un tumore...".

Paolo ha realizzato il suo sogno. E dal podio non si dimentica delle persone che gli hanno salvato la vita, i medici che l'hanno curato e trattato con immenso affetto.

"Ho voluto ringraziare pubblicamente il Prof. Albanese e il dott. Platanìa perché senza di loro non sarei qui. Sono anche andato a incontrarli, a ringraziarli ancora. Mi hanno raccontato che la ricerca da loro non si ferma mai, che adesso riescono a fare operazioni fino a poco fa impensabili. C'è chi per curarsi va all'estero, o preferisce cliniche private, ma un ospedale pubblico, a Catania, in Italia, a me ha davvero regalato la vita. La mia esperienza dimostra che con la ricerca si può fare davvero tanto. E che un bambino di Catania, malato di tumore, può farcela, e addirittura diventare campione del mondo"

"Questa è una cosa che sento profondamente mia ed essere testimonial dell'AIRC è un orgoglio per me. Non avevo mai parlato molto di quella malattia, ma il giorno in cui ho vinto l'oro nella mia città è stato un momento liberatorio. Da allora mi contattano giornalmente un sacco di persone malate. Ho capito che la mia storia rappresenta per loro una speranza".



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