Accusati di aumentare il numero dei casi di tumore dell’esofago e dello stomaco, alcuni farmaci contro l’osteoporosi, usati dalle donne in menopausa, sono stati scagionati da un recente studio
I bifosfonati, farmaci utilizzati frequentemente per curare l’osteoporosi, sono stati accusati in passato di aumentare il rischio di sviluppare tumori dell’esofago e dello stomaco. Rischio che viene ora definitivamente smentito da un recente studio condotto da Chris Cardwell della Queen’s University di Belfast, nel Regno Unito su un campione decisamente molto ampio. L’autore è giunto a questa conclusione dopo aver studiato per quattro anni e mezzo oltre 40.000 pazienti sottoposti a trattamento con bifosfonati e messe a confronto con altrettante persone che non assumevano la terapia.
Negli ultimi anni l’uso di questi farmaci si è diffuso ampiamente in tutti i Paesi occidentali, inclusa l’Italia, e si è registrato un incremento costante dei consumi di queste sostanze poiché vengono sempre più spesso prescritti non solo per curare, ma anche per prevenire l’osteoporosi nelle donne che si avvicinano alla menopausa. L’ipotesi che potessero aumentare il rischio di tumore di esofago e stomaco si deve all’effetto irritante che esercitano sulle mucose di questi organi, è infatti necessario assumere i bifosfonati con il cibo.
Nello studio in questione si sono registrati 116 casi tra le persone in terapia con i farmaci per le ossa e 115 tra quelle che non li assumevano. Dall’analisi di Cardwell e colleghi, pubblicata sulla prestigiosa rivista medica JAMA, The Journal of the American Medical Association, non emerge alcuna relazione tra l’aumento di malattie oncologiche e la terapia con bifosfonati.
Pubblicato su: JAMA, The Journal of the American Medical Association - Data pubblicazione: Agosto 2010
Titolo originale:
Exposure to oral bisphosphonates and risk of esophageal cancer.