Due progetti innovativi finanziati da Fondazione Cariverona, Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e da AIRC in favore della Ricerca Oncologica nel Veneto.
Oggi siamo di fronte all’avvio di due progetti triennali strategici per il miglioramento delle terapie contro il cancro. Entrambi focalizzati sull’ “Influenza del microambiente sullo sviluppo del tumore”. I progetti hanno una dimensione importante e coinvolgono 12 unità operative, per un totale di più di cento scienziati, in ricerche su tumori ematici e solidi.
I due progetti, finanziati da Fondazione Cariverona, Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e AIRC, sono nell’ambito di una tematica all’avanguardia nella ricerca sul cancro. Negli ultimi anni si è sempre più evidenziata l’importanza del microambiente che circonda il tumore e il suo coinvolgimento nell’evoluzione della malattia. I ricercatori pertanto hanno attivato studi per capire quali elementi presenti nel microambiente influenzano la sua crescita neoplastica. Riuscire ad individuarli è il primo passo per disegnare nuovi farmaci in grado di inibire i fattori negativi che favoriscono l’espansione della neoplasia e di conseguenza fermare l’avanzata del tumore.
Il valore di queste ambiziosa iniziativa sta nell’aggregare i più importanti gruppi di ricerca della regione in una cordata multidisciplinare, che vede lavorare insieme scienziati con competenze specifiche diverse. Questa multidisciplinarietà, unita alla possibilità di finalizzare gli sforzi attraverso una distribuzione mirata dei fondi, permette una decisiva accelerazione dei tempi nei progetti con obiettivi di grande respiro.
“Il progetto dedicato agli studi sui tumori del sangue” afferma il professor Giovanni Pizzolo, coordinatore del progetto presso l’Università di Verona “comprende studi di biologia cellulare e molecolare, nonché applicazioni precliniche in laboratorio, seguendo quindi un percorso di tipo traslazionale: dal laboratorio al letto del paziente”. E aggiunge “la ricerca prevede l’implementazione degli scambi di conoscenze e la condivisione progettuale fra le unità partecipanti, attraverso l’integrazione di esperienze complementari nel campo della biologia molecolare, dell’ematologia, dell’immunologia e nel management clinico delle patologie linfoproliferative croniche”.
Il professor Donato Nitti, coordinatore del progetto sui tumori solidi presso l’Università di Padova, spiega: “Il progetto sarà focalizzato sui tre principali tumori dell'apparato digerente: i carcinomi gastrico, colonrettale e pancreatico. Lo scopo principale del progetto è quello di individuare i meccanismi molecolari che sottendono lo sviluppo e la progressione di questi tumori, con particolare riguardo alla relazione fra cellule maligne e il microambiente che le circonda”. E sottolinea: “L'intero progetto è organizzato in una prospettiva traslazionale, ovvero sarà attribuita una speciale importanza agli studi i cui risultati possano portare alla identificazione di pazienti ad alto rischio di recidiva di malattia (fattori prognostici), possano ottimizzare la selezione dei pazienti con la maggior probabilità di rispondere ai trattamenti (fattori predittivi) e possano infine stimolare lo sviluppo di approcci terapeutici innovativi”.
Anche il professor Giuseppe Tridente, dell’Università di Verona, si sofferma sul significato dell’iniziativa che, al di là dell’alto contenuto scientifico, rappresenta: “il primo progetto regionale che coinvolge più di cento ricercatori di due università del Veneto: una massa critica mai unificata su un unico obiettivo”. E aggiunge: “Questo è il primo esempio di collaborazione fra tre istituzioni a sostegno della ricerca oncologica che ha consentito di unificare non solo risorse ma anche lo spirito ispiratore dei rispettivi interventi, convincendo così i ricercatori di aree e sedi differenti a confluire tutti in un unico sforzo scientifico. Un esempio che dovrebbe essere seguito da altre analoghe istituzioni, di ricerca e di supporto finanziario, anche in altre regioni per aggregare ricercatori e risorse e ottenere così un maggior impatto competitivo in campo oncologico”.