Dimezzando il numero di cicli di chemioterapia e riducendo l’intensità delle radiazioni l’efficacia della cura sembra rimanere inalterata
Per il linfoma di Hodgkin è stato recentemente dimostrato che è ora possibile sottoporsi a trattamenti meno intensi di chemioterapia e di radioterapia pur mantenendo la stessa efficacia del trattamento, alla sola condizione che si intervenga nelle fasi iniziali di sviluppo della malattia e su casi generalmente destinati ad avere una buona prognosi. Lo affermano Andrea Engert e gli altri autori tedeschi di uno studio pubblicato sul New England Journal of Medicine e che ha coinvolto 1.370 persone con linfoma allo stadio I e II.
Engert e i suoi colleghi dell’Ospedale universitario di Colonia, hanno testato l’effetto della diminuzione sia del numero di cicli di chemioterapia previsti per protocollo in questa patologia, sia dell’intensità della radioterapia rispetto alle dosi standard e hanno osservato che i benefici raggiunti rimangono invariati.
I ricercatori hanno osservato che dimezzando da 4 a 2 i cicli di farmaci e diminuendo l’intensità della radioterapia da 30 a 20 Gy (Grey, l’unità di misura dell’assorbimento della radiazione) le ricadute nell’arco di un tempo di cinque anni sono pari al 9, contro il 7 per cento dei pazienti trattati con le dosi standard . Una differenza certamente non significativa e ampiamente compensata da una drastica diminuzione degli effetti collaterali legati alle cure. “Uno studio solo comunque non basta a convincere i medici a ridurre i dosaggi” spiegano gli autori. “Continuando su questa strada, però, arriveremo in breve tempo a terapie per il linfoma di Hodgkin meno aggressive di quelle attuali ma altrettanto efficaci”.
Pubblicato su: New England Journal of Medicine - Data pubblicazione: Agosto 2010
Titolo originale:
Reduced Treatment Intensity in Patients with Early-Stage Hodgkin's Lymphoma.