120 milioni di euro concentrati su 10 progettualità d’avanguardia che coinvolgono 48 istituzioni e 921 ricercatori: il Programma di oncologia clinica molecolare 5 per mille permette di fare un balzo in avanti allineando l’Italia alla ricerca più competitiva in campo oncologico e di produrre risultati concreti che arriveranno al letto del paziente.












Il 5 per mille è uno strumento rivoluzionario che permette ai cittadini italiani di scegliere in maniera diretta le proprie priorità di finanziamento nei confronti del terzo settore.
Una migliore cura del cancro è l’obiettivo maggioritario che i contribuenti hanno indicato, nell’ambito della ricerca scientifica, con la loro firma su centinaia di migliaia di dichiarazioni dei redditi. A questa scelta è seguito uno slancio senza pari nel mondo della ricerca oncologica, chiamato insieme ad AIRC all’immensa responsabilità di rispondere in tempi brevi al compito che gli è stato affidato.
Per rispondere alle attese delle oltre 1.200.000 persone che con la loro scelta chiedono ad AIRC cure più efficaci contro i tumori, l’Associazione ha ideato, a fine 2009, un grande programma scientifico con obiettivi clinici di cruciale interesse, da raggiungere entro cinque anni dall’inizio degli studi.
I revisori, esclusivamente stranieri, che hanno valutato i progetti hanno stabilito che dieci meritavano di essere finanziati: cinque hanno potuto partire già dal mese di aprile 2010 - perché vi era la copertura finanziaria - mentre gli altri cinque sono stati avviati a fine 2010, non appena sono stati resi disponibili i fondi annunciati dai Ministeri competenti, sulla base della scelta dei cittadini italiani.
Questo Programma in Italia non ha precedenti: coinvolge quasi 1000 medici e ricercatori e 48 istituzioni su tutto il territorio nazionale e prevede un investimento complessivo di 120 milioni di euro. Ne deriveranno non soltanto risultati clinici che potranno fare la differenza per i pazienti, ma anche una nuova generazione di oncologi clinici molecolari: medici che sapranno offrire ai malati di tumore le cure più avanzate grazie alla partecipazione diretta alla migliore ricerca di laboratorio.
Ecco i dieci programmi speciali che rispondono in pieno al requisito primario del bando: il reale trasferimento delle nuove conoscenze molecolari acquisite dal laboratorio al paziente entro la durata del progetto.
Federico Caligaris-Cappio guida una task force di 135 tra ricercatori, clinici e medici scienziati pronta ad identificare e applicare nuove terapie nei confronti di due tumori frequenti e attualmente di difficile curabilità, la leucemia linfatica cronica (LLC) e il mieloma multiplo (MM).
La crescita di questi tumori è profondamente condizionata dalle interazioni tra le cellule maligne ed il microambiente in cui si sviluppano sfruttandolo e piegandolo alle proprie necessità. Imbrigliare queste interazioni, solo marginalmente colpite dalle terapie attuali, rappresenta la chiave di volta per mettere a punto nuove terapie capaci di modificare in maniera radicale l’evoluzione del tumore.
Paolo Comoglio è capofila di un progetto che non nasce oggi, ma viene da lontano, e coinvolge 97 ricercatori. È focalizzato sulla naturale evoluzione clinica di ricerche di base iniziate 20 anni fa, che hanno portato alla scoperta di geni che controllano i segnali della “crescita invasiva”, il cui capostipite è l’oncogene Met.
Lo studio è focalizzato sui carcinomi del colon-retto resistenti alle terapie convenzionali. I tempi e le informazioni fin qui raccolte dalla genetica molecolare e della patologia sperimentale ci permettono ora di fare il balzo verso la “terapia mirata”. L’inattivazione del gene leader blocca la sequenza dei segnali sbagliati responsabili del cancro.

Alessandro Massimo Gianni si propone di verificare, insieme ad altri 89 ricercatori, l’attività anti-tumorale di cellule staminali normali umane geneticamente modificate. Il tumore richiama al suo interno le cellule staminali normali a cui fa produrre sostanze necessarie al suo sviluppo.
Scopo del progetto sarà di sfruttare queste cellule staminali normali modificate per far trasportare all’interno della cellula un farmaco “distruttore”.
Il progetto coordinato da Alessandro Vannucchi nasce con l’intento di identificare nuovi bersagli terapeutici nei tumori mieloidi, analizzando i meccanismi responsabili della proliferazione e maturazione delle cellule cancerose, punto di partenza per idearne il blocco. La task force è costituita da 68 ricercatori.
A questo scopo verranno sviluppate e impiegate nuove piattaforme tecnologiche.

Robin Foà presenta un progetto, che coinvolge 75 ricercatori, la cui finalità è di offrire ai pazienti affetti da neoplasie linfoidi acute e croniche un iter completo dalla diagnosi, alla prognosi fino alla terapia su base molecolare.
Il progetto si basa sull’impiego delle più avanzate tecnologie per la caratterizzazione genetica delle neoplasie che fornirà i dati per arrivare, nell'arco temporale del progetto, a sviluppare nuove “terapie intelligenti/mirate” per pazienti con neoplasie linfoidi.
Alberto Mantovani guida un gruppo di 83 ricercatori che si propone di studiare strategie per agire sul microambiente immunitario e infiammatorio del cancro e sviluppare approcci complementari a quelli mirati a colpire direttamente la cellula cancerosa.
Si sfrutteranno le cellule dell’immunità innata, le cellule NK (cellule assassine) per educarle ad uccidere specificamente le cellule tumorali. Verranno sviluppati anche nuovi strumenti diagnostici e terapeutici contro le infezioni associate ai tumori come le infezioni fungine.
La possibilità di sfruttare l’esperienza del gruppo di 125 ricercatori, coordinato da Ruggero De Maria, sulle cellule staminali dei tumori del polmone e del colon per riprodurre in laboratorio i tumori dei pazienti, permetterà con questo progetto di valutare le potenzialità terapeutiche dei nuovi farmaci e, con l’impiego di innovative piattaforme tecnologiche, di identificare in anticipo i pazienti che beneficeranno di ciascuna terapia.
In altre parole ci sarà la possibilità di percorrere una scorciatoia verso le terapie personalizzate.
I segreti della biologia delle cellule staminali tumorali, le uniche in grado di sostenere la crescita della neoplasia, ci fanno capire meglio come nasce il tumore ma anche le sue “debolezze”. In questo programma di ricerca Pier Paolo Di Fiore coordina una squadra di 83 ricercatori esperti in cellule staminali, clinici specializzati in senologia, patologi, farmacologi ed esperti nello sviluppo di farmaci nuovi, per sfruttare le cellule staminali tumorali come tallone d’Achille del carcinoma mammario.
Le cellule staminali sono anche le più resistenti alla terapia, sono rare e quindi molto difficili da isolare per poterle studiare. Pier Paolo Di Fiore con il suo gruppo ha ideato un metodo che permette di isolare le cellule staminali del tumore della mammella. Sono ora in grado di iniziare un programma di studi e ricerche che utilizzi le cellule staminali nella diagnosi e terapia dei tumori.
Questo progetto, coordinato da Pierfrancesco Tassone che coinvolge 78 ricercatori, ha un obiettivo molto ambizioso: sviluppare terapie innovative per due importanti neoplasie ematologiche, il mieloma multiplo e la leucemia linfatica cronica, attraverso l'interferenza con uno dei meccanismi più importanti di regolazione della proliferazione e della sopravvivenza cellulare mediato dai microRNA: una classe di acidi nucleici che regolano l’espressione genica e che condizionano il regolare funzionamento della cellula. Il progetto si avvarrà delle più avanzate strategie nanotecnologiche.
L'obiettivo finale sarà riuscire a veicolare i farmaci molecolari sviluppati per inibire la overesperessione aberrante di microRNA o promuovere l’espressione di microRNA laddove fosse necessario per mantenere le funzioni cellulari nella norma.
Questo progetto si concentra sui carcinomi alla mammella e in particolare su un tipo di tumore al seno, detto “triplo negativo”, tra i più aggressivi e metastatizzanti e quindi associato a recidive.
Il team di 88 ricercatori coordinato da Giannino del Sal si impegnerà a tradurre in termini applicativi i progressi ottenuti nella comprensione della biologia di questi tumori che ci presentano oggi nuovi bersagli molecolari da colpire con strategie terapeutiche innovative e la possibilità di elaborare nuovi strumenti per diagnosticare più precocemente e accuratamente i diversi tipi di tumore al seno e per meglio seguire il decorso della malattia.
5 per mille per AIRC